SENATO DELLA REPUBBLICA

    XIV LEGISLATURA    

Giovedì 7 aprile 2005

775ª e 776ª Seduta Pubblica


 

ORDINE DEL GIORNO
alle ore 9,30
I. Avvio delle discussioni generali dei disegni di legge:

1. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 febbraio 2005, n. 17, recante disposizioni urgenti in materia di impugnazione delle sentenze contumaciali e dei decreti di condanna (Approvato dalla Camera dei deputati). – Relatore Cirami (Relazione orale).  (3336)
2. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 febbraio 2005, n. 16, recante interventi urgenti per la tutela dell’ambiente e per la viabilità e per la sicurezza pubblica (
Approvato dalla Camera dei deputati). – Relatore Grillotti (Relazione orale).  (3356)

II. Seguito della discussione del disegno di legge:

Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee. Legge comunitaria 2004 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Voto finale con la presenza del numero legale). – Relatore Greco (Relazione orale).   (2742-B)


alle ore 16
I. Interpellanza e interrogazioni (testi allegati).

 


INTERPELLANZA CON PROCEDIMENTO ABBREVIATO, AI SENSI DELL’ARTICOLO 156-BIS DEL REGOLAMENTO, SULL’INSEGNAMENTO SCOLASTICO DELLA DISCIPLINA DELLE SCIENZE MOTORIE E SPORTIVE

        (2-00683 p.a.)(15 marzo 2005)(Già 4-08242) FABRIS. – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. – Premesso che:

            l’attività fisica riveste un ruolo ben documentato nel prevenire le malattie cardiovascolari, tumorali e metaboliche e nel migliorare la qualità della vita;
            i dati pubblicati congiuntamente da fonti scientifiche indiscutibili quali l’American Cancer Society, l’American Heart Association e l’American Diabetes Association dimostrano come il costo di questi tre gruppi di malattie croniche, in termini di sofferenze umane, di aggravio sociale e di bilancio pubblico, sia di enormi dimensioni;
            secondo quanto si evince da una ricerca effettuata dal Centro studi per l’educazione fisica e sportiva di Ferrara (C.S.E.F.S.) nell’anno 2003 lo sport e l’educazione fisica nella scuola risultano essere, per la maggioranza degli adolescenti, l’unico momento dedicato alla pratica sportiva;
            la legge 28 marzo 2003, n. 53, recante la rubrica «Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale», pone a fondamento dei suoi principi e criteri direttivi l’obiettivo di favorire la crescita e la valorizzazione della persona umana, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze e dell’identità di ciascuno e delle scelte educative della famiglia, nel quadro della cooperazione tra scuola e genitori;
            nel documento di lavoro che accompagna lo «Schema di decreto legislativo concernente le norme generali relative al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ed i livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale, a norma dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53», la quota settimanale prevista per l’insegnamento delle scienze motorie e sportive, che prima della riforma constava di due ore, risulta essere ridotta ad una sola ora settimanale;
        considerato che:
            ai sensi dell’art.1, comma 3, della legge 28 marzo 2003, n. 53, in ordine alla realizzazione delle finalità della legge, è previsto, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge medesima, un piano programmatico di interventi finanziari a sostegno «dello sviluppo dell’attività motoria e delle competenze ludico-sportive degli studenti»;
            il Ministro della salute ha più volte richiamato l’attenzione dei cittadini attraverso una sensibilizzazione orientata all’aumento dell’attività fisica e motoria per contrastare l’obesità in età adulta ed infantile,
        si chiede di sapere:
            quali siano i motivi per i quali il Governo abbia ridotto l’orario di insegnamento della disciplina delle scienze motorie e sportive, nonostante la campagna di sensibilizzazione promossa dal Ministro della salute;
            come valuti il Governo l’ipotesi di ripristinare l’orario delle due ore settimanali previste per l’insegnamento della disciplina delle scienze motorie e sportive;
            in quale misura abbia inciso il fattore economico nella riduzione degli orari scolastici.


INTERROGAZIONE SULLE PRESUNTE ANOMALIE E IRREGOLARITÀ VERIFICATESI IN ISTITUZIONI SCOLASTICHE NON STATALI

(3-01629)(26 maggio 2004)         ACCIARINI, TESSITORE, FRANCO Vittoria, MODICA, PAGANO. – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. – Premesso che:

            la recente operazione compiuta dai carabinieri negli ambienti della scuola paritaria denuncia una situazione gravissima di illegalità diffusa nei cosiddetti «diplomifici»;
            il Ministro dell’istruzione ha ritenuto di affrontare il problema con il semplice annuncio di nuove iniziative finalizzate ad intervenire «su storiche anomalie e irregolarità riscontrate in istituzioni scolastiche non statali
» , senza palesare la volontà di individuare compiutamente le cause che hanno determinato, anche in regime di parità scolastica, la ripresa in grande stile del fenomeno della compravendita di diplomi;
            sulla ripresa di pratiche scorrette da parte di alcune istituzioni scolastiche sembrerebbero non ininfluenti due disposizioni volute dell’attuale Governo: la costituzione delle commissioni interne per gli esami di Stato finali (legge finanziaria del 2001, n. 448/2001) e l’introduzione di criteri più flessibili sulla costituzione delle classi collaterali (circolare ministeriale n. 31/2003) che ha modificato la legge Berlinguer n. 425/1997;
            la legge n. 62/2000, ovvero la legge di parità, alla lettera
f), comma 4, art. 1, prevede che la parità è riconosciuta a quelle scuole che hanno «l’organica costituzione di corsi completi e non può essere riconosciuta la parità a singole classi, tranne che in fase di istituzioni di nuovi corsi completi, ad iniziare dalla prima classe»;
            nelle scuole paritarie di secondo grado, nello scorso anno scolastico, risultavano iscritti alla quarta classe 11.476 alunni, mentre nelle quinte classi gli alunni iscritti risultavano essere 25.022, in evidente contrasto con le disposizioni previste dalla legge di parità;
            a seguito della circolare ministeriale (la n. 31 del 18 marzo 2003, paragrafi 3.6, 3.7 e 3.8) sono state aumentate le possibilità per la costituzione nelle scuole paritarie di classi collaterali, in evidente contrasto con la legge, annullando con leggerezza una precedente disposizione secondaria che aveva in effetti diminuito la possibilità di costituire classi collaterali;
            le statistiche pubblicate dall’Invalsi sull’argomento sono decisamente indicative in relazione alla dimensione del fenomeno dei candidati privatisti: nell’anno scolastico 2000/2001 i candidati esterni nelle scuole paritarie erano meno di mille (1,7%), mentre nell’anno scolastico 2002/2003 questi risultano saliti a quasi novemila (15,83%);
            nelle rilevazioni più recenti è prevista, per l’anno scolastico in corso, la presenza media di candidati esterni del 18% circa sul totale dei partecipanti alla maturità nelle scuole paritarie, con picchi elevati nel Lazio (7.324 candidati) e in Sicilia (3.459), ossia con percentuali che superano il 45%;
            il Ministro dichiara che sono state riscontrate «irregolarità» in istituzioni scolastiche non statali;
            non risulta che siano state prese adeguate e tempestive misure nei confronti delle scuole paritarie che hanno accolto un numero di candidati privatisti al di fuori delle norme previste;
            il fenomeno dell’eccessivo numero di privatisti che si presentano a sostenere l’esame di Stato presso istituti paritari non può essere contrastato attraverso la circolare ministeriale n. 16 del 9 febbraio 2004, la quale non fa altro che riconfermare quanto contenuto nel decreto del Presidente della Repubblica n. 323/98,
        si chiede di sapere:
            per quali motivi l’Amministrazione, centrale e periferica, a conoscenza del fenomeno e della sua evoluzione, non abbia mai preso provvedimenti adeguati nei confronti di quelle scuole paritarie che, già nel passato anno scolastico 2002/2003, hanno accolto un numero di candidati privatisti largamente superiore ai limiti consentiti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 323/98 in materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione;
            se il Ministro intenda avviare immediatamente una procedura di revoca della parità in tutti gli istituti sottoposti a indagine giudiziaria o comunque statisticamente anomali rispetto al numero dei candidati privatisti consentito dalle disposizioni vigenti.

 


INTERROGAZIONE SULLA COMPILAZIONE DELLE SCHEDE DI VALUTAZIONE SCOLASTICA

(3-01920)(25 gennaio 2005)         ACCIARINI. – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. – Premesso:

            che la circolare del 3 dicembre 2004 ha affidato alle scuole il compito di redigere e stampare i prospetti destinati a portare a conoscenza degli alunni e delle famiglie la valutazione degli alunni stessi;
            che il Ministero ha dato suggerimenti generici, tranne per quanto attiene il ripristino del voto di condotta e l’inserimento del voto sul profitto in religione;
            che la scuola italiana si trova così a dover provvedere con proprie risorse ad un nuovo costo che incide su bilanci già pesantemente decurtati;
            che inoltre è stato scaricato sulle scuole il compito di sciogliere i nodi irrisolti creati dalla legge 53/03 e dai relativi decreti applicativi finora emanati;
            che inoltre le scuole hanno comunque scelto di rispondere responsabilmente al caos ministeriale, predisponendo le schede di valutazione adeguate alle scelte assunte nell’ambito della propria autonomia e coerenti con il proprio piano dell’offerta formativa;
            che alcuni direttori regionali sembrano orientati a reprimere le autonome scelte delle scuole,
        si chiede di sapere:
            se il Ministro in indirizzo sia consapevole dell’incertezza e del caos in cui si trova la scuola italiana a causa delle contorte scelte ministeriali in materia di valutazione;
            se e quali risorse il Ministro abbia deciso di trasferire alle scuole per evitare che in certi casi, data la penuria finanziaria in cui versano le istituzioni scolastiche, i costi delle schede di valutazione possano essere scaricati sulle famiglie.

 


INTERROGAZIONI SULLA SITUAZIONE
IN CUI VERSA L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE
DI NOCERA SUPERIORE

    (3-02023)(15 marzo 2005)     MANZIONE. – Al Ministro dell’interno. – Premesso che:

            già con atti di sindacato ispettivo del 2002, 2003 e 2004 a firma dell’interrogante (4-02789, 4-05468, 4-06652, 4-06987 e 4-07698) venivano segnalati numerosi sconcertanti episodi che lasciavano intuire la contiguità ed il collegamento di alcuni noti esponenti della criminalità organizzata alle amministrazioni comunali di Nocera Superiore e Pagani, in provincia di Salerno;
            con decreto del Prefetto di Salerno dell’8 aprile 2003 veniva istituita, per il solo comune di Nocera Superiore, la Commissione di accesso e di accertamento ma, dopo il deposito della relazione, nessun decreto di scioglimento veniva emesso;
            sabato scorso, 12 marzo 2005, la Direzione distrettuale antimafia di Salerno emetteva tre provvedimenti di fermo a carico di tre individui accusati di aver organizzato l’omicidio di Giuseppe Fabbricatore, consigliere comunale di Forza Italia nel comune di Nocera Superiore;
            uno degli artefici di tale incredibile vicenda, a quanto è dato conoscere, sarebbe stato Alessandro Martorelli, consigliere comunale di Alleanza Nazionale nel comune di Nocera Superiore, il quale, insieme ad un pluripregiudicato e noto «cutoliano» negli anni ’80 (tale Fioravante Resa) e ad un
killer albanese (tale Sudari Krodian), aveva organizzato, secondo quanto risulta all’interrogante, nei minimi particolari l’«eliminazione» del rivale consigliere comunale;
            solo il provvedimento di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno impediva che l’omicidio venisse consumato;
            le motivazioni di tale incredibile vicenda sono da ricercare (rifacendosi alle indiscrezioni pubblicate sul quotidiano «Il Mattino», nell’articolo dal titolo «Clan e politica: tre arresti per un delitto sventato», a firma di Antonio Manzo, pubblicato il 13 marzo 2005) nel tentativo di «difendere gli affari già progettati sugli appalti dell’Alta Velocità e dei collettori degli impianti di depurazione di Starza» utilizzando il consigliere comunale Alessandro Martorelli «al quale promettono di farlo eleggere sindaco»,
        si chiede di conoscere:
            se corrispondano al vero le circostanze indicate in premessa;
            se risulti quale sia stato l’esito dell’ispezione svolta presso l’amministrazione comunale di Nocera Superiore dalla Commissione di accesso;
            se e quali urgenti provvedimenti intenda adottare il Ministro dell’interno per debellare l’evidente decadimento del tessuto morale dell’amministrazione comunale di Nocera Superiore, in conseguenza delle evidenti «infiltrazioni malavitose»;
            se e quali urgenti provvedimenti intenda adottare il Ministro dell’interno per il comune di Pagani al fine di evitare che episodi criminali così feroci abbiano a riprodursi anche in quella realtà territoriale.

 

    (3-02039)(21 marzo 2005)     MANZIONE – Al Ministro dell’interno – Premesso che:

            già con atti di sindacato ispettivo del 2002, 2003, 2004 e 2005 a firma dell’interrogante (4-02789, 4-05468, 4-06652, 4-06987, 4-07698 e 3-02023) venivano segnalati numerosi sconcertanti episodi che lasciavano intuire la contiguità ed il collegamento di alcuni noti esponenti della criminalità organizzata alla amministrazione comunale di Nocera Superiore, in provincia di Salerno;
            con decreto del Prefetto di Salerno dell’8 aprile 2003 veniva istituita – per il solo comune di Nocera Superiore – la Commissione di accesso e di accertamento ma, dopo il deposito della relazione, nessun decreto di scioglimento veniva emesso, benché venisse accertata la notevole possibilità di condizionamento da parte di Salvatore Vaccaro, rimasto ucciso in un agguato criminale nel 2003;
            il 12 marzo 2005 la Direzione distrettuale antimafia di Salerno emetteva tre provvedimenti di fermo a carico di tre individui accusati di aver tentato di organizzare l’omicidio di Giuseppe Fabbricatore, consigliere comunale di Forza Italia nel Comune di Nocera Superiore;
            uno degli artefici di tale incredibile vicenda, come riportato da un articolo pubblicato su «Il Mattino» del 18 marzo 2005, sarebbe stato Alessandro Martorelli, consigliere comunale di Alleanza Nazionale nel Comune di Nocera Superiore, il quale, insieme ad un pluripregiudicato e noto «cutoliano» negli anni ’80 (tale Fioravante Resa) e ad un
killer albanese (tale Sevdari Klodian), aveva organizzato nei minimi particolari l’«eliminazione» del rivale consigliere comunale;
            le motivazioni di tale incredibile atto criminale sarebbero riconducibili al tentativo di «difendere gli affari già progettati sugli appalti dell’Alta Velocità e dei collettori degli impianti di depurazione di Starza», utilizzando il consigliere comunale Alessandro Martorelli, «al quale promettono di farlo eleggere sindaco»;
            successivamente il GIP presso il Tribunale di Nocera Inferiore provvedeva ad emettere ordinanza di custodia cautelare nella quale ricostruiva tutta la vicenda, rendendo evidenti i pesanti condizionamenti che la criminalità organizzata esercitava sulla amministrazione comunale sia per la assegnazione degli appalti, sia per la nomina degli assessori che per l’attribuzione degli incarichi,
        si chiede di conoscere se rientri tra gli intendimenti del Ministro in indirizzo:
            intervenire prontamente su una situazione così esplosiva per evitare che le prossime consultazioni elettorali regionali vengano di fatto condizionate dalla criminalità organizzata, che tanta influenza ha su alcuni amministratori del comune di Nocera Superiore;
            proporre lo scioglimento del comune di Nocera Superiore per evidente condizionamento di tipo criminale e mafioso.

 

    (3-02045)(22 marzo 2005)     MANZIONE. – Al Ministro dell’interno. – Premesso che:

            già con atti di sindacato ispettivo del 2002, 2003, 2004 e 2005 a firma dell’interrogante (4-02789, 4-05468, 4-06652, 4-06987, 4-07698, 3-02023 e 3-02039) venivano segnalati numerosi sconcertanti episodi che lasciavano intuire la contiguità ed il collegamento di alcuni noti esponenti della criminalità organizzata all’amministrazione comunale di Nocera Superiore, in provincia di Salerno;
            con decreto del Prefetto di Salerno dell’8 aprile 2003 veniva inutilmente istituita per il comune di Nocera Superiore la Commissione di accesso e di accertamento ma, dopo il deposito della relazione, nessun decreto di scioglimento veniva emesso, benché venisse accertata la notevole possibilità di condizionamento criminale dell’amministrazione comunale da parte di Salvatore Vaccaro, rimasto ucciso in un agguato di natura camorristica nel 2003;
            il 12 marzo 2005 la Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno emetteva tre provvedimenti di fermo a carico di tre individui accusati di aver tentato di organizzare l’omicidio di Giuseppe Fabbricatore, consigliere comunale di Forza Italia nel Comune di Nocera Superiore;
            uno degli artefici di tale incredibile vicenda, a quanto è dato conoscere, sarebbe stato Alessandro Martorelli, consigliere comunale di Alleanza Nazionale nel Comune di Nocera Superiore, il quale, insieme ad un pluripregiudicato e noto «cutoliano» negli anni ’80 (tale Fioravante Resa) e ad un killer albanese (tale Sudari Krodian), aveva organizzato nei minimi particolari l’«eliminazione» del rivale consigliere comunale;
            le motivazioni di tale incredibile atto criminale erano riconducibili al tentativo di «difendere gli affari già progettati sugli appalti dell’Alta Velocità e dei collettori degli impianti di depurazione di Starza» utilizzando il consigliere comunale Alessandro Martorelli «al quale promettevano di farlo eleggere sindaco»;
            successivamente il GIP presso il Tribunale di Nocera Inferiore provvedeva ad emettere ordinanza di custodia cautelare nella quale ricostruiva tutta la vicenda, rendendo evidenti i pesanti condizionamenti che la criminalità organizzata esercitava sulla Amministrazione comunale sia per l’assegnazione degli appalti, sia per la nomina degli assessori, sia per l’attribuzione degli incarichi;
            in particolare, per avere un quadro eloquente della situazione, appare opportuno citare, quale esempio, i titoli delle pagine de «Il Mattino» in cronaca di Salerno, Nocera/Agro:
                1)  edizione del 18 marzo 2005: «Clan e politica, Resa sceglieva i nuovi assessori»;
                2)  edizione del 19 marzo 2005: «Clan e politica, tangenti romane negli appalti»;
                3)  edizione del 20 marzo 2005: «Clan e politica, guerra per una lottizzazione»;
                4)  edizione del 22 marzo 2005: «Clan e politica, tangenti negli affari edilizi»,
        si chiede di conoscere se rientri tra gli intendimenti del Ministro in indirizzo:
            intervenire prontamente su una situazione così esplosiva per evitare che le prossime consultazioni elettorali regionali vengano di fatto condizionate dalla criminalità organizzata, che tanta influenza ha su alcuni amministratori del comune di Nocera Superiore, come si ricava dagli articoli indicati in premessa;
            proporre l’urgente ed indifferibile scioglimento del comune di Nocera Superiore per evidente condizionamento di tipo criminale e mafioso;
            proporre di servirsi – quali investigatori – anche dei cronisti salernitani che – a quanto pare – riescono ad accertare con rapidità i pesanti inquinamenti malavitosi.

 

    (3-02050)(23 marzo 2005)     MANZIONE. – Al Ministro dell’interno. – Premesso che:

            già con atti di sindacato ispettivo del 2002, 2003, 2004 e 2005 a firma dell’interrogante (nn. 4-02789, 4-05468, 4-06652, 4-06987, 4-07698, 3-02023, 3-02039 e 3-02045) venivano segnalati numerosi sconcertanti episodi che lasciavano intuire la contiguità ed il collegamento di alcuni noti esponenti della criminalità organizzata alla amministrazione comunale di Nocera Superiore, in provincia di Salerno;
            con decreto del Prefetto di Salerno dell’8 aprile 2003 veniva inutilmente istituita per il comune di Nocera Superiore la Commissione di accesso e di accertamento ma, dopo il deposito della relazione, nessun decreto di scioglimento veniva emesso, benché venisse accertata la notevole possibilità di condizionamento criminale dell’amministrazione comunale da parte di Salvatore Vaccaro, rimasto ucciso in un agguato di natura camorristica nel 2003;
            il 12 marzo 2005 la Direzione distrettuale antimafia di Salerno emetteva tre provvedimenti di fermo a carico di tre individui accusati di aver tentato di organizzare l’omicidio di Giuseppe Fabbricatore, consigliere comunale di Forza Italia nel Comune di Nocera Superiore;
            uno degli artefici di tale incredibile vicenda, a quanto è dato conoscere, sarebbe stato Alessandro Martorelli, consigliere comunale di Alleanza Nazionale nel Comune di Nocera Superiore, il quale, insieme ad un pluripregiudicato e noto «cutoliano» negli anni ’80 (tale Fioravante Resa) e ad un
killer albanese (tale Sevdari Klodian), aveva organizzato nei minimi particolari l’«eliminazione» del rivale consigliere comunale;
            le motivazioni di tale incredibile atto criminale erano riconducibili al tentativo di «difendere gli affari già progettati sugli appalti dell’Alta Velocità e dei collettori degli impianti di depurazione di Starza», utilizzando il consigliere comunale Alessandro Martorelli «, al quale promettevano di farlo eleggere sindaco»;
            successivamente il GIP presso il Tribunale di Nocera Inferiore provvedeva ad emettere ordinanza di custodia cautelare nella quale ricostruiva tutta la vicenda, rendendo evidenti i pesanti condizionamenti che la criminalità organizzata esercitava sull’amministrazione comunale sia per la assegnazione degli appalti, sia per la nomina degli assessori, sia per l’attribuzione degli incarichi;
            sulla stampa locale di Salerno (quotidiano «La Città» del 23 marzo 2005) è pubblicato un articolo dal titolo «Appalto per le fognature sospetto. Quella strana denuncia di Martorelli», all’interno del quale si riporta la denuncia presentata dal consigliere di Forza Italia, il quale contesta all’amministrazione comunale l’anomala assegnazione dell’appalto per la realizzazione della rete fognaria, affidato per un importo di quasi 19 milioni di euro in violazione delle norme che prevedevano l’evidenza pubblica;
            sulla stessa questione già posta dall’interrogante, e relativa alla utilizzazione dei fondi straordinari previsti per il disinquinamento del fiume Sarno, erano già intervenuti nell’Aula del Senato i senatori di maggioranza Salzano e Cozzolino (seduta antimeridiana del Senato della Repubblica del 17 marzo 2005), i quali sostanzialmente affermavano che tutti i fondi collegati agli interventi previsti per il disinquinamento del fiume Sarno sarebbero stati gestiti direttamente dal Commissario straordinario, gen. Roberto Jucci;
            tale affermazione dei senatori di maggioranza contrasta con la circostanziata denuncia presentata dal cons. Martorelli;
            occorre, pertanto, fare urgente chiarezza su tale delicatissima vicenda,
        si chiede di conoscere se rientri tra gli intendimenti del Ministro in indirizzo:
            intervenire prontamente su una situazione così esplosiva, che peggiora di giorno in giorno, per evitare che le prossime consultazioni elettorali regionali vengano di fatto condizionate dalla criminalità organizzata, che tanta influenza ha su alcuni amministratori del comune di Nocera Superiore;
            disporre un’immediata verifica ispettiva in merito alla corretta utilizzazione dei fondi straordinari per il disinquinamento del fiume Sarno;
            proporre l’urgente ed indifferibile scioglimento del comune di Nocera Superiore per evidente condizionamento di tipo criminale e mafioso.

 


INTERROGAZIONI SULLE CONDIZIONI DEL CENTRO DI ACCOGLIENZA PER EXTRACOMUNITARI
DELL’ISOLA DI LAMPEDUSA

    (3-02044)(22 marzo 2005)     DE ZULUETA, BOCO, DONATI, MARTONE, ZANCAN, IOVENE, FALOMI, RIPAMONTI, VITALI, VIVIANI, CORTIANA, ACCIARINI. – Ai Ministri degli affari esteri e dell’interno. – Premesso che:

            a Lampedusa sono sbarcati oltre mille immigrati, rinnovando l’emergenza igienico-sanitaria nella struttura del Centro di prima accoglienza dell’isola (con capienza massima di 200 unità), la quale aveva già mostrato tutte le sue lacune in passato;
            sull’isola è giunta una delegazione libica «per accertare la provenienza degli immigrati», i quali sono stati solo superficialmente identificati al fine di un loro rimpatrio coattivo verso il supposto luogo di provenienza, la Libia;
            tali funzionari del governo libico hanno avuto immediato accesso al centro di accoglienza, mentre questo diritto è stato inizialmente negato all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, oltre che alle organizzazioni non governative che ne avevano fatto richiesta, malgrado sia previsto dalle norme internazionali in questione;
            della questione si sono occupate ampiamente diverse organizzazioni e istituzioni internazionali, tra cui il Parlamento europeo e l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, mentre la condanna esplicita dell’accaduto da parte di Amnesty International costituisce ulteriore dimostrazione della rilevanza non solo nazionale della vicenda;
            le Nazioni Unite, nel V Rapporto sui diritti umani dei rifugiati del 27 dicembre 2004, sollevano forti critiche sulle pratiche adottate e propongono misure specifiche per tutelare i diritti umani dei rifugiati nel Centro di Lampedusa, oltre a fare rilievi alla legislazione italiana in materia;
            ulteriori critiche sono state sollevate, non solo da parte delle organizzazioni internazionali sopracitate, per la possibile violazione del principio di non respingimento di persone che hanno bisogno di protezione (art. 33 della Convenzione di Ginevra sullo
status di rifugiato) e altre norme internazionali per la tutela dei diritti umani,
        si chiede di sapere:
            per quale motivo non si siano prese ancora le misure necessarie per realizzare condizioni di accoglienza nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa più umane di quelle attuali;
            a quali basi giuridiche le autorità competenti abbiano fatto riferimento per respingere i rifugiati in un Paese con cui non si è stipulato alcun trattato bilaterale che regolamenti la materia, come nel caso Italia-Libia, contravvenendo al diritto internazionale per la tutela dei diritti umani;
            se non si ravvisi la necessità di sospendere ogni forma di respingimento collettivo senza una previa effettiva identificazione degli immigrati e senza provvedere all’informazione sul diritto di asilo loro assicurato dal nostro ordinamento e dal diritto internazionale;
            se si siano chieste garanzie alle competenti autorità libiche per quanto riguarda il trattamento delle persone mandate coattivamente in Libia nonché sulle condizioni e modalità di ulteriori espulsioni dalla Libia verso altri paesi;
            se risulti quale sia la sorte di queste persone e di quali diritti godano nei loro paesi una volta che vengano rimpatriate coattivamente.

 

    (3-02051)(23 marzo 2005)     ACCIARINI, MARTONE, CORTIANA, SOLIANI, TESSITORE, DE ZULUETA, FALOMI, MALABARBA, DI SIENA, PAGLIARULO, ROTONDO, BONAVITA, OCCHETTO. – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’interno e degli affari esteri. – Premesso che:

            le condizioni di vita all’interno del Centro di prima accoglienza di Lampedusa sono al limite della sopravvivenza. Un Centro che può accogliere un massimo di 190 persone è tenuto nel degrado più assoluto e a nulla sono servite le emergenze e le crisi che ormai si verificano periodicamente con sbarchi continui e di massa sull’isola;
            l’ultima recente crisi ha riguardato oltre 1.117 persone rinchiuse nel Centro senza coperte, con a disposizione soli 10 gabinetti alla turca malfunzionanti, niente acqua calda e nessuna possibilità di comunicare con l’esterno (l’unico telefono pubblico presente all’interno del recinto di detenzione é guasto dall’ottobre dello scorso anno), con avvocati o familiari, nel totale disprezzo dei diritti umani fondamentali dell’uomo;
            lo stato di diritto sancito dalla nostra Costituzione e dalle convenzioni internazionali ed europee scompare di colpo. Le poche informazioni che vengono fornite ai migranti sono contenute in un foglietto in più lingue, ma tutti i diritti lì contenuti sono di fatto inesigibili: nessuno può entrare nel Centro. Supposte condizioni di «ordine pubblico» sono infatti il motivo ricorrente dichiarato dalle forze di polizia e dal Ministero dell’interno per rifiutare l’ingresso a tutti coloro, pochissimi, che hanno il diritto e il dovere di controllare condizioni di umanità e rispetto dei diritti. Già nei giorni scorsi, dall’inizio della crisi, è stato rifiutato l’ingresso al Centro, in violazione della Convenzione di Ginevra, al rappresentante dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR);
            lo stesso diniego è toccato anche alle scriventi senatrici Acciarini e De Zulueta che, presenti sull’isola dalla serata di sabato 19 marzo, si sono viste rifiutare l’ingresso al Centro, anche alla staccata parte amministrativa, per motivi inconsistenti e pretestuosi che hanno preso forma via via nel corso di una estenuante trattativa telefonica con il Prefetto di Agrigento, protrattasi fino alla mezzanotte. Le due senatrici si sono infatti presentate alle ore 22,15 al primo cancello del Centro chiedendo di poter esercitare le loro prerogative d’ispezione, vista l’ora tarda, almeno alla parte amministrativa e di poter interloquire con un responsabile del Centro al fine di acquisire almeno prime informazioni sullo stato igienico sanitario del Centro, di salute e di trattamento dei migranti. Il Prefetto, seppure nel suo potere diretto, non ha inteso concedere loro l’ingresso ad alcun settore del centro adducendo inizialmente motivi d’orario «assetto notturno» e di mancata presenza nel Centro di un «adeguato livello di interlocuzione» con le due parlamentari, fino al ricorrente motivo di ordine pubblico. Le due senatrici, preso atto del diniego, hanno poi annunciato il loro ritorno al mattino successivo a «tenebre» dissipate;
            al mattino successivo, alle ore 06,30 si sono di nuovo presentate ai cancelli chiedendo nuovamente di poter entrare con due loro collaboratori e con un interprete di lingua araba. Poste in attesa con la spiegazione «tra 5 minuti arriva il responsabile immigrazione del Centro», evidentemente assente dal centro durante la notte, hanno atteso fino alle ore 8,15 il suo arrivo. A questo punto sono potute entrare, ma solo al primo livello, e hanno potuto interloquire con i trattenuti all’aperto e divise dalle sbarre metalliche del secondo livello di detenzione. Il clima di intimidazione cui erano sottoposti i migranti si è reso immediatamente palese: diffidenze e paure sono però state superante in fretta grazie all’interprete indipendente che accompagnava le senatrici e a quel minimo possibile di
privacy ottenuto pretendendo l’allontanamento, fuori voce, dell’ufficiale responsabile del Centro e della sua interprete;
            ad una prima, ma incompleta, osservazione – visto il nuovo divieto di ingresso per motivi di sicurezza nell’area dei trattenuti – il campo non sembrava in condizioni precarie – nell’ora e mezza e più di attesa c’è stata una febbrile attività di pulizia con andirivieni di mezzi della nettezza urbana – ma gli ospiti hanno segnalato la totale mancanza di condizioni umane di accoglienza e denunciato l’impossibilità di esercitare i più elementari diritti: erano profondamente stupiti che un paese democratico e cattolico, «il nostro», negasse loro qualsiasi opportunità di rifugio e di asilo; non hanno incontrato nessun giudice e non avevano potuto parlare con nessun avvocato (il primo e unico che hanno incontrato e a cui hanno affidato il loro patrocinio, sottoscrivendo una delega, è stato l’avvocato della delegazione parlamentare); erano spaventati al punto che molti di loro erano in sciopero della fame perché il giorno prima c’era stato un imbarco su di un aereo, destinazione Libia, avvenuto con violenze e pestaggi della polizia, peraltro ripresi e testimoniati dalla rete antirazzista di Palermo (le immagini viste in televisione sono le loro), dall’ARCI, dalla CGIL e da altre organizzazioni umanitarie presenti sull’isola per protestare contro queste assurde deportazioni verso luoghi e con modalità che mettono a rischio la vita delle persone «trattate», in assenza di qualsiasi controllo democratico indipendente e in assenza di un quadro di diritto interno ed internazionale certo. Si ricorda che l’accordo con la Libia è tuttora sconosciuto al Parlamento e che la Libia non aderisce alla Convenzione di Ginevra in materia di rifugio umanitario;
            alle 9,00 circa la delegazione parlamentare è stata di nuovo allontanata dal contatto con i migranti, perché stava iniziando una procedura di imbarco per 120 persone, via nave, destinazione dichiarata Crotone. Le stesse forze di polizia hanno chiesto alle parlamentari di comunicare ai trattenuti il luogo di destinazione (tranquillizzante rispetto allo spettro Libia), anche in virtù di quel minimo livello di fiducia che esse avevano potuto costruire con le persone trattenute;
            la visita é poi proseguita nella parte dell’infermeria dove le parlamentari hanno potuto incontrare tre ammalati: una donna diabetica, un giovane con problemi tiroidei, che era svenuto pochi minuti prima davanti ai loro occhi, e un terzo giovane in crisi depressiva, scampato all’ultimo minuto dall’imbarco verso la Libia del giorno prima. Nel settore donne hanno poi potuto parlare con 5 trattenute e con un minore accertato, ma sicuramente non l’unico presente nel Centro: molti di loro sono restii a dichiarare la loro vera età perché hanno paura di essere separati dagli altri fratelli, parenti o amici di viaggio. Non sanno, perché nessuno glielo dice, che la loro età minore li mette al riparo da qualsiasi rimpatrio o respingimento coatto.
            alle 9,45 la delegazione parlamentare è stata accompagnata fuori dal Centro con la rassicurazione verbale di un nuovo ingresso successivo all’imbarco via nave del mattino (un’ora e mezza). Le parlamentari e i loro accompagnatori hanno in seguito riprovato più volte a rientrare nel centro, alle 11,00, alle 12,20 e alle 14,00, ma il blocco è stato totale e a nulla sono valse le richieste di nuovo ingresso: il comandante del Centro permanente di accoglienza di Lampedusa, non potendo negarsi alle parlamentari, ha chiesto che interpellassero il Ministero. Il ministro Pisanu, più volte cercato tramite batteria del Viminale, non ha inteso mai rispondere o richiamare le parlamentari;
            il prefetto Panza, responsabile di tutti i Centri di accoglienza e di permanenza temporanea d’Italia, ha invece richiamato, dichiarando la propria incompetenza sul permesso di visita al Centro, ma dando risposte esaurienti sulla destinazione della nave e, in particolare, sulla destinazione di un volo speciale per 49 trattenuti, sempre con destinazione Crotone, che aveva creato nuova paura e tensione nelle persone trattenute;
            in base alle informazioni raccolte e alle procure legali acquisite è stato inoltrato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo per espulsione collettiva, violazione della libertà personale e per trattamenti inumani e degradanti. A nessuno dei trattenuti, ormai, da più di una settimana è stata notificata da parte di un giudice l’ingiunzione di respingimento né nessuna convalida di espulsione formulata. Nessun documento legale di qualsiasi natura è stato consegnato alle persone trattenute, mentre è stata ed è tuttora palesemente violata la loro libertà personale: la nostra legge vieta espressamente la segregazione nei centri di prima accoglienza e consente ai migranti la possibilità di circolare sul territorio,
        si chiede di sapere:
            quali siano i motivi per i quali non si sia provveduto, anche in virtù delle passate esperienze, a realizzare condizioni di accoglienza nel centro di Lampedusa meno precarie e inumane di quelle che lo portano al collasso in ogni prevedibile emergenza e perché non vi sia stato nessun intervento della Protezione civile, organo preparato e preposto anche a questi fini;
            se non si ritenga opportuno aprire immediatamente una indagine amministrativa in merito alle procedure di identificazione seguite, ai respingimenti alla frontiera e trasferimenti in Libia o in altri centri del territorio italiano senza convalida di un giudice, nei tempi e nei modi sanciti dalla legge, e se siano state effettivamente fornite tutte le informazioni e consentite tutte le opportunità di legge che l’ordinamento italiano e il diritto internazionale assicurano ai migranti, agli asilanti e ai profughi;
            quali siano stati i rapporti con la delegazione libica giunta a Lampedusa nei giorni scorsi, che ha portato al respingimento di 180 persone verso la Libia, e in base a quale accordo e con quale autorità sia stata consentita una tale procedura, sconosciuta nella prassi e nella sostanza dalla nostra legislazione;
            quale sia lo
status attuale dei respinti da Lampedusa verso Crotone e dove siano stati accolti, essendo la struttura di Crotone un centro ibrido con due aree, una di accoglienza e una di permanenza temporanea;
            se e in quali ospedali siano stati ricoverati i tre ammalati rilevati dalla delegazione parlamentare in visita al centro di Lampedusa;
            se non si ravvisi nei casi dubbi di minore età (a Lampedusa molto evidenti), e indipendentemente dalle dichiarazioni rese direttamente dagli interessati, l’opportunità di procedere, tramite autorizzazione di un giudice, così come previsto dalla legge, alle analisi auxologiche per la determinazione dell’età anagrafica.

 


INTERROGAZIONE SU UN’INIZIATIVA PROMOSSA
NEL COMUNE DI NEMI PER IL RITIRO
DELLE TESSERE GRATUITE DEL COTRAL

    (3-02052)(23 marzo 2005)     ZANDA, MALABARBA, ZAVOLI, BATTISTI, MONTINO, GASBARRI, DE PETRIS. – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’interno. – Premesso che:

            nei giorni scorsi il Comune di Nemi, sito in provincia di Roma, è stato teatro di un episodio gravissimo, che segnala un allarmante deterioramento della dignità e legittimità delle istituzioni democratiche, come rappresentate dall’amministrazione comunale;
            il Sindaco del Comune di Nemi, avv. Alessandro Biaggi, ha infatti invitato, attraverso pubblici manifesti e volantini diffusi dall’inizio del mese di marzo, i cittadini ultrasettantenni a recarsi in una delle piazze del Comune al fine di ritirare la tessera gratuita della Co.tra.l., l’azienda che gestisce il servizio di trasporto pubblico;
            i cittadini interessati che si sono a tal fine recati in piazza Umberto I, nella giornata di domenica 13 marzo 2005 vi hanno in effetti trovato un
gazebo elettorale, allestito per l’occasione, tappezzato di manifesti di propaganda del partito di Alleanza Nazionale;
            i cittadini si sono visti dunque costretti a ritirare la tessera gratuita del Co.tra.l., cui hanno diritto sulla base di una disposizione regionale, non già presso un ufficio mobile del Comune, come ci si doveva legittimamente attendere, bensì presso una sezione mobile di un partito politico che fa parte della maggioranza di governo del Comune;
            l’iniziativa appare del tutto illegittima, anche in considerazione del fatto che gli addetti al rilascio delle tessere all’interno del suddetto
gazebo erano impiegati del Comune, all’uopo affiancati da esponenti locali del partito di Alleanza Nazionale e da un candidato alle elezioni regionali del medesimo partito;
            l’iniziativa, promossa dal Sindaco e dalla sua maggioranza, si configura come un abuso delle funzioni e prerogative che l’ordinamento riconosce e attribuisce al primo cittadino, che non consentono di sfruttare il suo ruolo istituzionale, né di utilizzare il personale del Comune a fini di propaganda elettorale;
            l’episodio appare tanto più grave in quanto con esso si è inteso veicolare presso l’opinione pubblica l’idea che sia un partito, Alleanza Nazionale, e non già le istituzioni del Comune, a riconoscere e ad attribuire ai cittadini un loro diritto, in tal modo riproponendo la tragica formula di triste memoria del partito che si affianca, con i suoi apparati, alle istituzioni dello Stato e vi si sostituisce,
        si chiede di sapere:
            se il Governo non ritenga gravissimi e allarmanti i fatti menzionati, al punto da imporre un sollecito intervento per l’accertamento delle condizioni di legalità e legittimità nel Comune di Nemi e l’adozione degli eventuali atti conseguenti;
            in particolare, se non ritenga che l’impiego di risorse pubbliche per lo svolgimento di un’iniziativa che, per le modalità con cui è stata messa in atto, appare in totale violazione degli obblighi di imparzialità amministrativa e neutralità istituzionale, non debba essere valutato anche ai fini di eventuali responsabilità contabili, per uso improprio delle risorse comunali.