SENATO DELLA REPUBBLICA
-------------------- XIII LEGISLATURA --------------------

Venerdì 28 Maggio 1999
alle ore 9,30
625a Seduta Pubblica





ORDINE DEL GIORNO




Interrogazioni (testi allegati)




INTERROGAZIONE SULLA DIRETTIVA EMANATA
IL 21 APRILE 1998 DALLO STATO MAGGIORE
DELLA MARINA MILITARE
(3-02257)
(22 settembre 1998)
RUSSO SPENA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa. - Premesso:
che una direttiva dello Stato maggiore della Marina indirizzata a tutti i comandi periferici della Marina chiede che vengano segnalati dati personali dei dipendenti civili e militari quali origini razziali ed etniche, convinzioni religiose, opinioni politiche, adesioni a partiti e sindacati, stato di salute e vita sessuale;
che la richiesta affidata ad un messaggio «non classificato» inviato per telescrivente, destinata a Maridipart (comando militare marittimo dell'Alto Tirreno) della Spezia, e da questo a tutti gli enti dell'amministrazione, reca la data del 21 aprile 1998;
che del fatto che si tratti di una vera e propria schedatura non vi sono dubbi, così come la richiesta di dati sensibili riferiti al personale risulta una palese violazione della legge sulla privacy;
che l'Arsenale della Spezia e gli enti a questo collegati sono toccati da un progetto di ristrutturazione del Ministero della difesa che, di fronte all'esubero di personale civile, intende procedere a corposi tagli occupazionali;
che l'invito ad effettuare indagini sulle condizioni e sulle abitudini personali dei dipendenti - civili e militari - potrebbe significare una schedatura o una distinzione tra «buoni e cattivi»;
che la vicenda fa tornare alla memoria una triste pagina della storia spezzina, negli anni '50, quando decine di famiglie furono gettate sul lastrico a causa dei licenziamenti politici,
si chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio e il Ministro in indirizzo siano a conoscenza della direttiva emanata dallo Stato maggiore della Marina militare;
se non reputino di estrema gravità la raccolta di dati personali, che ledono il diritto alla riservatezza di circa duemila lavoratori;
se non ritengano di dover immediatamente ritirare tali disposizioni qualora fossero effettivamente state impartite dallo Stato maggiore della Marina militare.

INTERROGAZIONE SULLE MODALITÀ
DI ASSEGNAZIONE DEI MILITARI DI LEVA
(3-02468)
(16 dicembre 1998)
RUSSO SPENA. - Al Ministro della difesa. - Si chiede di conoscere:
se le norme che dispongono l'assegnazione dei militari di leva a destinazione entro i 100 chilometri dalla residenza, vengano applicate dal Ministero della difesa;
in particolare, in relazione alla domanda di avvicinamento del militare Gianni Procelli, assegnato al battaglione di supporto tattico-logistico M.O. «Mattei» di Cesano (Roma), accolta il 23 settembre 1998 dalla prima sezione del TAR del Lazio, per quale motivo il militare non sia stato trasferito in sede più vicina alla residenza, nonostante le determinazioni del suddetto tribunale.

INTERROGAZIONI SULL'INCIDENTE AVVENUTO
NEL CANALE D'OTRANTO
(3-02880)
(27 maggio 1999)
MACERATINI, CURTO, BUCCIERO, MAGGI, SPECCHIA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso:
che la collisione tra una motovedetta della guardia di finanza e un gommone, a bordo del quale pare si trovassero ben 34 persone, ha provocato, al momento, la morte di ben 5 persone e il ferimento di altre 18 di cui quattro in gravi condizioni;
che tutto ciò pare sia accaduto in acque internazionali, a circa trenta miglia dalla costa salentina;
che questa ennesima tragedia ripropone la grave tematica della immigrazione clandestina, dell'analisi del fenomeno, delle soluzioni legislative, degli strumenti di controllo e soprattutto delle azioni di contrasto a quello che pare sia divenuto un vero e proprio business criminale che la criminalità organizzata non solo non intenda abbandonare ma addirittura incrementare;
che è pacifico che una adeguata azione di contrasto a tale traffico, illegale e disumano, possa essere realizzata soprattutto intervenendo alla fonte e cioè individuando le aziende costruttrici degli scafi e impedendo anche normativamente l'esercizio illecito di tale attività, anche attraverso una decisa azione politica nei confronti delle autorità albanesi e montenegrine;
che nelle passate settimane gli organi d'informazione diedero la notizia della scoperta di una azienda costruttrice di scafi venduti prevalentemente a soggetti contigui al mondo della criminalità organizzata;
che sempre nelle passate settimane fu agitato, giustamente, il pericolo derivante dal fatto che gli scafi sequestrati potessero tornare in possesso della criminalità attraverso un sistema di aste pubbliche prive dei necessari controlli,
gli interroganti chiedono al Presidente del Consiglio di conoscere:
se non ritenga di dover riferire tempestivamente in Parlamento sulla tragedia avvenuta nel canale d'Otranto e sulle relative modalità;
se non ritenga, nella medesima occasione, aggiornare il Parlamento sugli episodi e sui fatti richiamati col presente atto ispettivo, episodi e fatti sui quali, dopo il clamore iniziale, pare sia caduto il silenzio;
se non ritenga infine di dover esercitare una idonea azione politica mirante al coinvolgimento dell'Unione europea sul problema dell'immigrazione clandestina, sicchè anche le adesioni che da più parti sono venute riguardo all'eventuale assegnazione alle popolazioni salentine del premio Nobel non possono costituire il fragile alibi per liberarsi di oneri e responsabilità che debbono essere complessivamente riferiti all'intera Unione europea.
(3-02881)
(27 maggio 1999)
DE GUIDI, MICELE. - Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. - Premesso:
che le informazioni finora disponibili parlano di tragica fatalità che ha provocato la collisione tra un mezzo navale della Guardia di finanza e un gommone che trasportava profughi dalla costa albanese, con un bilancio ancora non definitivo di morti e feriti,
gli interroganti chiedono di conoscere la precisa dinamica dell'incidente e le misure che il Governo intenda adottare per scoraggiare gli sbarchi clandestini e l'attività criminale degli scafisti.
(3-02882)
(27 maggio 1999)
MARCHETTI, MARINO. - Ai Ministri dell'interno e per il coordinamento della protezione civile e delle finanze. - Premesso che le agenzie di stampa riferiscono di un nuovo tragico naufragio avvenuto nel canale d'Otranto a seguito di una collisione tra un gommone di «scafisti», carico di clandestini, donne e bambini, ed un natante della guardia di finanza, si interrogano i Ministri per sapere in quali circostanze il fatto si sia verificato e quale sia la provenienza delle persone trasportate dagli scafisti.
(3-02883)
(27 maggio 1999)
SEMENZATO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e per il coordinamento della protezione civile e della difesa. - Premesso:
che all'alba del 27 maggio 1999, cinque persone che tentavano di raggiungere le coste italiane a bordo di un gommone sono morte e 18 sono rimaste ferite in una collisione con la motovedetta «Carreca 107» della Guardia di finanza;
che le modalità della collisione si configurano, dalle notizie apparse, come un vero e proprio speronamento del gommone da parte della motovedetta;
che già il 28 marzo del 1997, la motovedetta albanese «Kater 1 Rades» entrava in collisione con la corvetta «Sibilla» della Marina militare italiana ed affondava a 35 miglia a largo di Brindisi. L'incidente ha causato la morte di 86 persone;
che circa 15.000 rifugiati provenienti dal Kosovo sono entrati in Italia negli ultimi tempi, trasportati in maniera illegale dagli «scafisti», subendo ulteriori violenze o peggio, perdendo la vita durante il tragitto e che per questi traffici i profughi hanno speso più di 20 miliardi che sono finiti nelle mani delle mafie che li organizzano;
considerato:
che l'Italia è impegnata in un intervento umanitario di ampia portata per portare soccorso ai profughi del Kosovo;
che a questo proposito il Governo ha previsto, la possibilità per i profughi di ottenere dei permessi di soggiorno umanitario e di essere ospitati in Italia;
che il Governo ha accolto un ordine del giorno presentato dai Verdi al Senato, impegnandosi a far sì che i profughi possano richiedere il permesso di soggiorno umanitario presso strutture italiane in Albania e in Macedonia;
che il Ministro dell'interno ha di recente espresso l'intenzione di inviare navi italiane in Albania per poter portare i profughi in Italia, impedendo loro di ricorrere agli «scafisti»,
si chiede di sapere:
quale sia stata la dinamica della collisione del 27 maggio 1999 quali siano le responsabilità e in quale modo il Governo intenda adoperarsi al fine di fare luce su quanto è accaduto;
se il Governo non intenda dare avvio ad una diversa politica nei confronti dei profughi provenienti dall'Albania, prevedendo un sistema di quote, di visti e permessi illegali;
se e come, per i profughi provenienti dal Kosovo, si intenda dare seguito all'impegno assunto in Senato prevedendo che «ai fini dell'ammissione sul territorio nazionale di profughi del Kosovo, le rappresentanze diplomatiche italiane nei paesi interessati, nonchè le strutture ministeriali dislocate negli stessi paesi e gli uffici della polizia di frontiera, rilascino un nulla osta all'ingresso, finalizzato all'ottenimento di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, rinnovabile, valido per ricongiungimento familiare, lavoro subordinato, lavoro autonomo e studio»;
se conseguentemente agli impegni assunti si intenda mettere mezzi di trasporto a disposizione dei profughi che desiderassero venire in Italia.
(3-02884)
(27 maggio 1999)
RUSSO SPENA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. - Premesso:
che è moralmente e politicamente molto grave che lo Stato italiano, mentre partecipa attivamente ad una guerra ipocritamente giustificata da «ragioni umanitarie», uccidendo persone e devastando strutture civili per salvare gli albanese del Kosovo al contempo continui ad adottare forme di «respingimento» che producono collisioni e morti,
si chiede di sapere:
se il Governo intenda intervenire per mutare le disposizioni date alle Forze armate, soprattutto in un periodo, come quello attuale, in cui le popolazioni fuggono da una guerra in corso;
se il Governo non pensi che, invece di adottare forme pericolose di «respingimenti» in mare, non sia necessario rafforzare e riorganizzare le strutture di accoglienza.

INTERROGAZIONI SUL RILASCIO
DI ORDIGNI BELLICI NEL MARE ADRIATICO
(3-02851)
(19 maggio 1999)
SARTO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso:
che, dopo il noto episodio dello sganciamento di missili sul lago di Garda da parte di un aereo NATO a corto di carburante, sono state «pescate» nel mare Adriatico antistante il tratto Chioggia-Venezia-Jesolo-Caorle grappoli di bombe esplosive in dotazione agli aerei NATO impegnati nelle azioni militari in Serbia e nel Kosovo;
che non si conosce il numero degli ordigni sganciati nè le cause del loro sganciamento in mare;
che l'esplosione di una di tali bombe in una barca ha ferito dei pescatori di Chioggia, uno dei quali gravemente, e ciò dimostra l'estrema pericolosità degli ordigni;
che il pericolo riguarda sia le bombe giacenti sui fondali, sia la possibilità del trasporto a riva per effetto di correnti e mareggiate, data la leggerezza di ogni singolo ordigno;
che le bombe a grappolo configurano anche l'uso di mine, sia perchè possono esse stesse trasportarne, sia perchè parte delle cosiddette «bomblet» esplodono appunto in seguito come mine, e ciò contrasta con gli impegni internazionali contro l'uso e la fabbricazione di mine ai quali l'Italia ha aderito;
che questi ritrovamenti hanno preoccupato l'opinione pubblica e i comuni rivieraschi e hanno prodotto gravi conseguenze per chi svolge attività in mare e in specie per i pescatori;
che in ogni caso non risulta che i pescatori di Chioggia fossero mai stati avvertiti dell'esistenza delle «zone di sganciamento» in Adriatico per carichi esplosivi di aerei in difficoltà, notizia appresa in questi giorni e che aumenta preoccupazione e rischi,
si chiede di sapere:
quali siano i risultati dell'iniziativa del Presidente del Consiglio verso la NATO per conoscere le cause degli sganciamenti in Adriatico di materiale bellico, le responsabilità, le quantità e i tipi di materiale pericoloso nonchè le zone interessate dai lanci dall'inizio del conflitto ad oggi;
se le operazioni militari descritte in premessa fossero a conoscenza del Governo e, in caso di risposta negativa, come mai azioni di tale gravità, destinate a sconvolgere la sicurezza dei cittadini del nostro paese anche per il futuro, non siano state rese note preventivamente al Governo italiano;
se il Governo intenda chiedere in sede NATO di vietare d'ora in avanti tale sistema di sganciamento di ordigni esplosivi;
se il Governo intenda opporsi all'uso ulteriore di bombe a grappolo che si configurano come disseminazione di mine;
quali iniziative si stiano attuando per garantire la sicurezza ed il ripristino dell'agibilità del mare e delle coste coinvolte attraverso un piano di recupero degli ordigni;
quali iniziative si intenda predisporre per il risarcimento delle attività economiche danneggiate.
(3-02863)
(25 maggio 1999)
CAZZARO. - Ai Ministri dei trasporti e della navigazione e per le politiche agricole. - Premesso:
che lunedì 10 maggio alle 7 del mattino il motopeschereccio «Il Profeta» della marineria di Chioggia ha impigliato nelle proprie reti degli ordigni bellici che esplodendo hanno ferito 3 pescatori, uno dei quali è gravissimo;
che tale episodio, seppur più grave rispetto agli altri, ha molti precedenti noti alle autorità;
che da tempo si è a conoscenza che nell'Alto Adriatico si trovano ordigni e residuati bellici risalenti soprattutto alla seconda guerra mondiale;
che più volte i pescatori di Chioggia hanno segnalato il ritrovamento di residui bellici alle autorità competenti;
che i pescatori hanno tracciato mappe non ufficiali delle aree da evitare in quanto pericolose,
l'interrogante chiede di sapere:
quali provvedimenti siano stati presi per conoscere esattamente la provenienza di tali ordigni esplosivi che pare siano stati ritrovati in notevole quantità anche da altri motopescherecci;
se non si ritenga di intervenire urgentemente per affrontare una mappa delle aree di rischio anche utilizzando l'esperienza dei pescatori;
quali determinazioni siano state assunte per bonificare tali aree di mare al fine di garantire l'esercizio della pesca in sicurezza.
(3-02865)
(25 maggio 1999)
AZZOLLINI, TOMASSINI. - Ai Ministri della difesa e per le politiche agricole. - Premesso:
che si apprende in questi giorni che sono state predisposte sei zone dell'Adriatico in cui i piloti della NATO possono scaricare materiale esplosivo;
che tale notizia è diventata attualmente di dominio pubblico ma da quanto si apprende queste aree esistevano già dal 1992;
che tali aree, denominate «aree di rilascio», hanno un diametro di circa dieci miglia e sembra che non rimangano fisse e che vengano spostate per motivi climatici, per cambiamenti di rotte aree o per motivi di sicurezza;
che il portavoce dell'Alleanza ha confermato l'utilizzo di tali zone per scarico di bombe già dal 1992;
considerato:
che la sfiorata tragedia a Chioggia ha prodotto paura e sfiducia fra le migliaia di marittimi che operano nell'Adriatico;
che in questi due mesi di guerra il volume della pesca nell'Adriatico si è abbassato del 20 per cento, con perdite lorde per battello oscillanti tra i 2 e 14 milioni a seconda del tipo di pesca,
si chiede di sapere:
se sia stata predisposta una mappatura esatta delle zone a rischio;
quali provvedimenti si intenda adottare al fine di bonificare in tempi rapidi tali siti;
quali iniziative si intenda intraprendere per sanare la disastrosa situazione in cui versano i marittimi operanti nell'Adriatico.
(3-02866)
(25 maggio 1999)
AZZOLLINI, TOMASSINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso:
che si apprende in questi giorni che sono state predisposte sei zone dell'Adriatico in cui i piloti della NATO possono scaricare materiale esplosivo;
che la notizia è diventata attualmente di dominio pubblico ma da quanto si apprende tali aree esistevano già dal 1992;
che le aree denominate «aree di rilascio» hanno un diametro di circa dieci miglia e sembra che non rimangano fisse e che vengano spostate per motivi climatici, per cambiamenti di rotte aeree o per motivi di sicurezza;
che il portavoce dell'Alleanza ha confermato l'utilizzo di tali zone per scarico di bombe già dal 1992;
considerato che il 4 novembre 1994 il peschereccio «Francesco Padre», del compartimento marittimo di Molfetta, affondava a causa dell'esplosione di un ordigno, con la morte dei cinque membri dell'equipaggio, nel punto dalle coordinate 42o 01.6' Nord e 018o 31.2' Est (venti miglia a sud-ovest di Budua e 26 miglia da Bar), in Serbia-Montenegro),
si chiede di sapere se la zona in cui si trova il punto dalle coordinate 42o 01.6' Nord e 018o 31.2' est (venti miglia a sud-ovest di Budua e 26 miglia da Bar, in Serbia-Montenegro) sia inserita nelle sei aree a rischio, o lo fosse nel 1994, o fosse immediatamente contigua ad un'area di rilascio.
(3-02867)
(25 maggio 1999)
PASTORE, TOMASSINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso:
che da notizie di stampa si apprende che nella giornata del 19 maggio 1999 i pescatori della marineria pescarese hanno avvistato aerei della NATO nell'atto di sganciare ordigni in mare e hanno visto tali ordigni inabissarsi nelle acque dell'Adriatico;
che le numerose testimonianze riferite ai rappresentanti delle associazioni dei pescatori sono state precise e circostanziate e non lasciano ombra di dubbio sulla loro veridicità;
che dalle suddette testimonianze risulta che una dozzina di bombe sarebbero finite in mare a circa cento chilometri dalla costa di Pescara;
che non risulta che la capitaneria di porto di Pescara sia stata avvisata dagli organi competenti dell'imminente operazione;
che il Governo italiano, dopo aver dichiarato nei giorni scorsi di non aver ricevuto dalla NATO preventive informazioni in merito alla possibilità per i velivoli in forze nell'ambito delle operazioni sul territorio della Serbia di sganciare ordigni, ha ottenuto dalla stessa NATO di conoscere i cinque siti nei quali i suddetti velivoli possono sganciare ordigni esplosivi non armati;
che tra i cinque siti identificati non risultava la zona antistante la costa di Pescara;
che tale situazione ha reso estremamente pericolosa l'attività dei pescatori facenti capo all'intera marineria abruzzese;
che un perdurare dell'incertezza relativamente alla localizzazione degli ordigni, oltre a mettere a repentaglio l'incolumità dei pescatori, rischia di pregiudicare tutte le attività economiche legate alla pesca,
si chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza della situazione sopra esposta;
se intenda sollecitare urgentemente la NATO affinchè siano comunicati in tempi brevissimi eventuali altri siti nei quali i piloti sono autorizzati a sganciare gli ordigni;
se intenda assumere immediati provvedimenti comunicando la localizzazione delle zone interessate e inviando dragamine e altri mezzi idonei a bonificare i luoghi al fine di tutelare la sicurezza della navigazione e in particolare gli equipaggi nell'intero mare Adriatico.
(3-02868)
(25 maggio 1999)
DI BENEDETTO. - Al Ministro della difesa. - Premesso:
che continuano a protrarsi le attività belliche nei Balcani e, segnatamente, in Serbia;
che tutto ciò, oltre ai già noti e drammatici effetti di varia natura, comporta il verificarsi di conseguenze negative che si ripercuotono direttamente sulla popolazione civile dell'Italia;
che, in maniera specifica, infatti, cominciano a farsi sentire duramente gli effetti indotti delle azioni militari sulle attività delle marinerie, dei porti, delle relative attività commerciali e, in genere, del turismo;
che in particolar modo, le notizie, purtroppo accertate, dell'avvenuto rilascio di bombe sia pure disinnescate da parte degli aerei NATO sul mare Adriatico, oltre a provocare giusta apprensione tra la popolazione, creano timore e impossibilità di operare con sicurezza per le flottiglie di pescherecci;
che l'episodio avvenuto nei giorni scorsi davanti alla costa di Pescara, che tanta enfasi ha avuto, è emblematico di un clima di legittima apprensione;
che pur nelle comprensibili difficoltà che ogni iniziativa militare comporta, è tuttavia pienamente condivisibile e adeguata l'azione che il Governo italiano svolge per la ricerca di pacificazione in Serbia e Kosovo;
che in tal senso è doverosa la ricerca, quotidianamente attuata dall'Italia, di ogni strada che porti alla soluzione negoziale del conflitto,
l'interrogante chiede di sapere:
sul caso specifico dello sganciamento in Adriatico di ordigni bellici, quali siano le notizie esatte circa lo svolgimento di tali episodi, la loro natura, il loro numero e le zone realmente interessate;
se non si ritenga opportuno, per quanto avvenuto e per quanto potrebbe ancora accadere, fornire ogni volta ai cittadini - e ai diretti interessati in primo luogo - notizie tempestive e precise, onde evitare sia fenomeni di allarme che potrebbero essere infondati se non circoscritti, sia il prolungarsi oltre il necessario del fermo delle attività in mare;
se sia possibile avviare da subito e con la dovuta intensità forme di bonifica per recuperare le bombe sganciate in Adriatico, così da scongiurare qualsiasi rischio e timore per le attività degli operatori marittimi;
se, infine, anche di concerto con gli organismi della Unione europea, sia possibile stabilire da subito forme urgenti di indennizzo per i pescatori e gli altri operatori marittimi, turistici e commerciali che hanno subito danni obiettivi dalla situazione sin qui descritta.
(3-02870)
(25 maggio 1999)
PIERONI, SEMENZATO, BOCO, BORTOLOTTO, CORTIANA, DE LUCA Athos, LUBRANO di RICCO, PETTINATO, RIPAMONTI, SARTO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e per gli italiani all'estero e della difesa. - Premesso:
che odierne fonti di stampa danno notizia del rilascio da parte di aerei della NATO di una dozzina di ordigni nel mare Adriatico a circa 47 miglia dalla costa davanti a Pescara; dell'accaduto è stato testimone l'equipaggio di un peschereccio;
che in questi giorni diverse decine di ordigni sono state rinvenute nelle reti dai pescatori della laguna veneta a circa 20 miglia dalla costa e tre pescatori sono rimasti feriti;
che grande preoccupazione suscita anche la presenza nel tratto costiero del lago di Garda di sei ordigni sganciati da un aereo NATO costretto ad un atterraggio di emergenza all'aeroporto di Ghedi;
che la NATO ha ammesso l'esistenza di una mappa di siti utilizzabili dai piloti NATO per sganciare l'armamento in caso di difficoltà;
che le procedure adottate dalla NATO prevedono che i piloti che abbiano necessità di liberarsi in mare dell'armamento avvisino il centro radar dell'Alleanza, che li indirizza sull'area nella quale sganciare e sono poi tenuti a stendere un rapporto dettagliato sulla tipologia e sulle quantità dei materiali sganciati e sul punto esatto di sgancio;
che la NATO ha comunicato ufficialmente dati relativi allo sgancio in Adriatico di 143 bombe, di cui 106 in acque profonde dai 4 ai 500 metri e le altre in zone di profondità minore ad oltre 30 miglia dalla costa;
considerato:
che non è consentita la discarica a mare, nel Mediterraneo, di materiali che possano costituire pericolo per l'ambiente marino, per l'attività di pesca e per la navigazione e quindi tanto meno è consentito l'abbandono definitivo di bombe o materiale esplosivo;
che rilasci accidentali o motivati da condizioni di emergenza di tali materiali devono comportare azioni di recupero, messa in sicurezza e bonifica delle aree interessate, con verifica dei danni ed eventuale azione di risarcimento;
che per poter procedere alle dette azioni di recupero, messa in sicurezza e bonifica delle aree interessate è indispensabile che siano noti le tipologie e le quantità dei materiali sganciati e i punti esatti di sgancio;
che nell'alto Adriatico la profondità massima non supera i 60-70 metri e nel medio Adriatico i 300,
si chiede di sapere:
in che modo si intenda procedere affinchè siano resi noti tutti i dati relativi agli armamenti sganciati sul territorio italiano o nelle acque dell'Adriatico in prossimità delle coste italiane;
se si intenda rimuovere il segreto militare eventualmente opposto a detti dati al fine di informare la popolazione civile degli eventuali pericoli e consentire la bonifica delle zone interessate.