SENATO DELLA REPUBBLICA

    XIV LEGISLATURA    

Giovedì 12 maggio 2005

799ª e 800ª Seduta Pubblica


 

ORDINE DEL GIORNO
alle ore 9,30
I. Discussione del disegno di legge:

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell’ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)   (3344-B)

II. Avvio della discussione del disegno di legge:

Conversione in legge del decreto-legge 26 aprile 2005, n. 63, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo e la coesione territoriale, nonchè per la tutela del diritto d’autore (Ove concluso dalla Commissione)  (3400)

III. Avvio della discussione generale della mozione 1-00321, con procedimento abbreviato, ai sensi dell’articolo 157, comma 3, del Regolamento, sui brevetti software (testo allegato)
IV. Votazione finale della mozione 1-00326, con procedimento abbreviato, ai sensi dell’articolo 157, comma 3, del Regolamento, sulle vendite del gruppo FINSIEL
(testo allegato)

alle ore 16
Interpellanze e interrogazioni (testi allegati)

 


MOZIONE CON PROCEDIMENTO ABBREVIATO, AI SENSI DELL’ARTICOLO 157, COMMA 3,
DEL REGOLAMENTO, SUI BREVETTI
SOFTWARE

        (1-00321 p.a.)(8 febbraio 2005) CORTIANA, BOCO, PETERLINI, MARINI, MONTI, ZANDA, DEBENEDETTI, FRANCO Vittoria, CASTELLANI, BAIO DOSSI, MANCINO, PETRUCCIOLI, PEDRAZZINI, BOLDI, AGONI, CHINCARINI, VANZO, TESSITORE, ZAVOLI, PETRINI, DALLA CHIESA, DE ZULUETA, FALOMI, BONFIETTI, DATO, GARRAFFA, PAGANO, CHIUSOLI, BASSO, MACONI, STANISCI, BRUNALE, BRUTTI Paolo, BONAVITA, MICHELINI, BRIGNONE, STIFFONI, MAGISTRELLI, PIZZINATO, LABELLARTE, BISCARDINI, VIVIANI, ACCIARINI, FLAMMIA, TONINI, SODANO Tommaso, MALABARBA, LONGHI, PIATTI, BARATELLA, PILONI, MURINEDDU, BUDIN, DE PAOLI, BASILE, CONTESTABILE, GUERZONI, VILLONE, PASTORE, TIRELLI, BEVILACQUA, SOLIANI, PERUZZOTTI, MANZELLA, MARITATI, LATORRE, FAVARO, ZANCAN, DE PETRIS, MARTONE, CARELLA, TURRONI, DONATI, SCARABOSIO, BIANCONI, PIANETTA, FABBRI, CARRARA, PICCIONI, CHIRILLI, PALOMBO, MARANO, COSTA, MALAN, GRILLOTTI, SEMERARO, MUGNAI, GIULIANO, BETTA, MARINO, IOVENE, RIPAMONTI, BEDIN, VITALI, MODICA, MUZIO, MANFREDI, SALINI, PEDRINI. – Il Senato,

        premesso che:
            l’art. 52 della Convenzione europea dei brevetti, l’art. 12 della legge italiana sui brevetti, così come le norme nazionali degli altri Stati membri dell’Unione europea, vietano la brevettazione dei
software in quanto tali;
            l’Ufficio europeo dei brevetti ha rilasciato negli ultimi anni oltre 30.000 brevetti di
software, adottando un’interpretazione restrittiva del divieto di brevettare software previsto dall’art. 52 della Convenzione europea dei brevetti;
            mentre la giurisprudenza di alcuni Stati europei ha ammesso la brevettabilità del
software, la giurisprudenza della maggioranza degli Stati dell’Unione europea, tra i quali l’Italia, continua a mantenere un’interpretazione delle norme più aderente alla lettera delle stesse e non ammette i brevetti di software;
            nel tentativo di armonizzare il quadro normativo, la Commissione dell’Unione europea il 20.2.2002 presentava una proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla brevettabilità delle invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici (n. Com (2002) 92 definitivo) che, nella sua formulazione originaria, ammetteva la brevettabilità dei
software;
            il Parlamento dell’Unione europea, il 24 settembre 2003, votava degli emendamenti che modificavano profondamente l’impianto della proposta della Commissione, disegnando un quadro normativo nel quale si chiariva il divieto di brevettare i
software;
            l’adozione della direttiva avviene attraverso procedura di codecisione, che prevede la partecipazione ed il voto sia del Parlamento che del Consiglio;
            il 17 maggio 2004 il Consiglio dell’Unione europea esprimeva accordo politico su una posizione comune con la quale si approvava un testo della direttiva che azzerava il risultato del voto democratico espresso dal Parlamento europeo;
            successivamente, dietro pressione del proprio Parlamento nazionale, l’Olanda ritirava la propria dichiarazione di voto nel Consiglio europeo, seguita anche dall’Estonia;
            la Polonia tra i primi atti della sua adesione ha scelto, con voto del 16 novembre 2004, di ritirare l’appoggio alla decisione politica rilevando ambiguità e contraddizioni nel testo;
        considerato che:
            il Parlamento europeo ha accolto le istanze dei due milioni di cittadini che contro tale provvedimento si sono schierati e riconoscendo che l’approvazione di tale direttiva, nel suo testo originario proposto dalla Commissione europea, avrebbe bloccato uno dei comparti più avanzati e strategici del nostro sistema economico nazionale e locale, quale l’informatica;
            questa proposta di direttiva, con la motivazione di armonizzare il sistema brevettuale europeo in materia di
software, di fatto sovverte i dettami della Convenzione europea sui brevetti, introducendo la brevettabilità del software e dei metodi commerciali;
            come già dimostrato negli Stati Uniti il sistema brevettuale, che è stato esteso al
software da 20 anni, ha rallentato l’innovazione invece che incoraggiarla, spostando i fondi destinati originariamente a ricerca e sviluppo verso i dipartimenti legali delle grosse multinazionali che si occupano a tempo pieno di costose cause brevettuali. Un tale sistema imporrebbe degli oneri eccessivi per le piccole e medie imprese del territorio, vero motore dello sviluppo software continentale, e le renderebbe succubi di quelle poche grosse aziende, in maggioranza extraeuropee, che posseggono grandi portafogli di brevetti software;
            tale proposta è pericolosa perchè introduce ostacoli insormontabili alla creazione di
software, sia libero che proprietario, sia se ceduto gratuitamente che dietro pagamento. Ogni autore di software, libero o meno, è esposto al rischio di dover elaborare soluzioni tecniche che non siano coperte da alcun brevetto software, rendendo estremamente complesso ed oneroso il processo di ideazione del software, se non del tutto impossibile; spesso infatti il processo di brevettazione del software va a coprire il problema nella sua interezza piuttosto che la soluzione, rendendo impossibile operare nel settore coperto dal brevetto senza violarlo;
            alla data di oggi il tentativo di far passare la direttiva con procedura abbreviata presso il Consiglio dei ministri europei è stato bloccato dalle insanabili divisioni tra i diversi Paesi membri;
            presso la Commissione giuridica del Parlamento sono in discussione almeno due mozioni che chiedono il riavvio dell’intero
dossier, vista l’inconciliabilità delle posizioni del Consiglio dei ministri e del Parlamento europeo stesso;
        rilevato che:
            il Paese e diverse amministrazioni locali sono fortemente impegnati, per motivi politici, istituzionali ed economici, a sviluppare e promuovere processi di migrazione da
software proprietario a software libero, e tale processo sarebbe fortemente osteggiato da una proposta di questo tipo;
            la genericità con cui le idee vengono descritte e brevettate richiede pochi sforzi, se si hanno a disposizione abbastanza fondi, per brevettare i metodi più banali. In tal modo l’istituto della brevettazione, nato per stimolare l’innovazione in settori in cui essa costa molto, diventa nel settore del
software una lotteria che va a beneficio di poche aziende. Inoltre la banalità dei brevetti concessi impone notevoli sforzi per elaborare qualcosa di alternativo e, soprattutto, richiede la completa conoscenza di quanto già brevettato, ovvero decine di migliaia di brevetti europei già esistenti e depositati, pur se attualmente non legali,
        impegna il Governo, e in particolare i Ministri per l’innovazione e le tecnologie e delle attività produttive, competenti per materia, coerentemente con la decisione del 17 maggio 2004, ad astenersi dall’approvazione del testo di direttiva approvato dal Consiglio dell’Unione europea, dando così un voto che tecnicamente e politicamente risulta come contrario all’approvazione della direttiva e, in conseguenza della modificazione della posizione di altri Paesi dell’Unione e della posizione del Parlamento europeo, a sostenere la posizione di un completo riavvio del
dossier relativo alla brevettabilità delle invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici.


MOZIONE CON PROCEDIMENTO ABBREVIATO, AI SENSI DELL’ARTICOLO 157 DEL REGOLAMENTO, SULLA VENDITA DEL GRUPPO FINSIEL

        (1-00326 p.a.)(16 febbraio 2005) FALOMI, MALABARBA, SODANO Tommaso, TOGNI, RIPAMONTI, GIARETTA, BISCARDINI, PEDRINI, PIZZINATO, MODICA, MARINO, VICINI, ZANDA, DETTORI, BRUNALE, PASQUINI, DI SIENA, PASCARELLA, NIEDDU, IOVENE, BRUTTI Paolo, MACONI, STANISCI, BOCO, CAVALLARO, LONGHI, LEGNINI, PAGLIARULO, BATTAFARANO, GARRAFFA, MONTALBANO, MONTINO, GAGLIONE, PILONI, DONATI, GASBARRI, ROTONDO, CADDEO, CHIUSOLI, CALVI, MARITATI, FRANCO Vittoria, TURRONI, ACCIARINI, GIOVANELLI, VISERTA COSTANTINI, GRUOSSO, MUZIO, DI GIROLAMO, BASSO, DATO, SOLIANI, CASTELLANI, VERALDI, ZAVOLI, BONFIETTI, VITALI, DE ZULUETA, MARTONE, FLAMMIA, VILLONE, CREMA, BUDIN, BEDIN, PETRINI, LABELLARTE, SALZANO, DE PETRIS, PIATTI, SALVI, FILIPPELLI, ROLLANDIN, CAMBURSANO, DANZI, BATTAGLIA Antonio. – Il Senato,

        premesso che:
            all’inizio del 2001 il comparto informatico del gruppo Telecom, con le sue 44 società e circa 12.000 addetti, rappresentava una realtà industriale in grado di confrontarsi con le piú importanti aziende del settore sia a livello nazionale che straniero;
            in questi ultimi anni è stata avviata un’attività di progressiva disarticolazione dell’IT del gruppo Telecom che, attraverso dismissioni e cessioni del controllo azionario, ha di fatto pesantemente minato le fondamenta del gruppo Finsiel, ancora oggi la più importante impresa nazionale nel settore dei servizi IT (comprendente 14 aziende e circa 4.000 addetti);
            nel novembre 2004 è stato comunicato ufficialmente alle organizzazioni sindacali che la Telecom intende uscire dal settore informatico e che il gruppo Finsiel viene messo in vendita attraverso un’asta tra tutti i soggetti interessati;
            dopo una prima fase preliminare sono rimaste in gara tre concorrenti: due multinazionali (Eds e Accenture) e un’impresa italiana (il gruppo COS) che opera nel settore dei
call center;
            la scelta dell’acquirente è prevista per febbraio 2005 ma, ad oggi, non è ancora chiaro quale sarà il futuro del gruppo e, nonostante la richiesta unitaria delle organizzazioni sindacali di un tavolo di confronto presso la Presidenza del Consiglio, la Telecom spa non ha ancora concesso nemmeno un incontro alle rappresentanze sindacali;
            anche se si tratta di un gruppo privato sarebbe comunque di fondamentale importanza avviare un confronto sul futuro del gruppo, sia perché rappresenta il più importante soggetto del mercato dei servizi IT sia perché, dall’esito dell’operazione, dipendono ben 4.000 posti di lavoro;
            il nostro Paese in questi ultimi anni ha registrato una crescita molto vicina allo zero nel settore dei servizi informatici (come ha evidenziato il rapporto annuale del 2004 di Assinform), con un calo preoccupante proprio nelle aree in cui opera il gruppo Finsiel;
            lo sciopero dei lavoratori della Finsiel e la manifestazione tenutasi a Roma il 28/1/2005 per il congelamento della vendita da parte di Telecom del gruppo Finsiel hanno avuto pieno successo;
        considerato che:
            il Ministro per i rapporti con il Parlamento, on. Carlo Giovanardi, nella risposta all’interrogazione 3-04130, presentata dall’On. Alfonso Gianni, sulla vicenda Finsiel, in data 27 gennaio 2005 dinanzi alla Camera dei deputati ha dichiarato che «per quanto riguarda le competenze del Governo a tale riguardo, lo stesso, nella consapevolezza che il comparto informatico sta registrando tassi di crescita inferiori rispetto a quelli del passato e ritenendo, invece, che il medesimo rappresenti un fattore essenziale per la crescita della competitività nazionale, sta analizzando e mettendo a punto un programma di rilancio del comparto che prevede anche la nascita di un polo informatico nazionale»;
            tutti gli interventi strategici, quali cessioni, razionalizzazioni, operazioni di
corporate, relativi ad aziende che operano nel settore dell’informatica vanno necessariamente rapportati ed inquadrati nel programma di rilancio del comparto che, come riferito dal ministro Giovanardi, il Governo starebbe mettendo a punto;
            qualunque operazione di vendita del gruppo Finsiel sganciata dal programma di rilancio del comparto informatico potrebbe comprometterne la realizzazione;
        impegna il Governo:
            ad adottare con celerità il programma per il rilancio del settore informatico e per la creazione di un polo informatico nazionale;
            ad adoperarsi nei confronti dei vertici di Telecom spa per sospendere ogni attività relativa alla vendita del gruppo Finsiel prima che sia varato il suddetto programma;
            a dare seguito alla richiesta delle organizzazioni sindacali, formulata unitariamente, di aprire un tavolo di concertazione con rappresentanti del Governo, dei lavoratori e di Telecom spa.

 


INTERPELLANZE SULL’ORDINE MAURIZIANO

(2-00630)(26 ottobre 2004)         EUFEMI, ZANOLETTI. – Al Presidente del Consiglio dei ministri. – Premesso che:

            l’Ordine Mauriziano, posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ente di diritto pubblico previsto dalla XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione, svolge la propria attività ed attua i propri fini istituzionali ai sensi della legge speciale 15 novembre 1962, n. 1596, approvata in attuazione della citata disposizione costituzionale;
            le successive leggi di riforma sanitaria, a partire dalla legge n. 833 del 1978, hanno sempre ribadito la natura pubblica dell’Ente, la collocazione nell’ambito della sanità pubblica delle prestazioni erogate dagli ospedali mauriziani, la natura obbligatoria del rapporto convenzionale da parte della Regione Piemonte;
            le stesse leggi di riforma sanitaria hanno sempre fatto salvo l’ordinamento giuridico che regola il funzionamento dell’Ordine, imponendo a quest’ultimo l’applicazione della normativa riguardante le Aziende sanitarie locali ed ospedaliere, solo «in quanto compatibile», proprio per la dovuta salvaguardia della legge speciale regolante l’attività dell’Ordine;
            la rilevanza pubblica dell’Ente è oltremodo sottolineata dalla disposizione della citata legge speciale che attribuisce al Ministero dell’interno e al Ministero dell’economia il controllo su alcuni atti assunti dal Consiglio di Amministrazione dell’Ente;
            numerose sentenze del Consiglio di Stato hanno riaffermato, nel corso degli ultimi anni, l’unitarietà dell’Ente, pur nella pluralità dei compiti affidati, garantendo al Mauriziano una tutela derivante dalla configurazione costituzionale e dal ruolo del Patronato esercitato dalla Presidenza della Repubblica;
            in considerazione del grave stato di disavanzo manifestatosi nei bilanci dell’Ente, a partire dal 1998, con decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 2002, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 12 ottobre 2002, n. 240, si è provveduto allo scioglimento degli organi ordinari dell’Ordine Mauriziano ed è stato nominato, per una durata di sei mesi, commissario straordinario il prefetto dott.ssa Anna D’Ascenzo;
            successivamente, con il decreto del Presidente della Repubblica 8 aprile 2003, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 15 maggio 2003, n. 111, si è provveduto alla proroga del suddetto incarico commissariale sino al 30 aprile 2004;
            in data 27 aprile 2004 risulta essere stato adottato un decreto del Presidente del Consiglio con il quale si dispone la nomina
ex novo del succitato prefetto D’Ascenzo a commissario straordinario dell’Ente Ordine Mauriziano;
            la convenzione stipulata tra il commissario dell’Ente Mauriziano e la regione per la disciplina dello svolgimento dell’attività sanitaria da parte dei presidi sanitari mauriziani, ai sensi dell’articolo 8-
quinques del decreto legislativo n. 502 del 1992, ha riconosciuto l’Ente Ordine Mauriziano quale soggetto accreditato a svolgere prestazioni di assistenza e cura di natura pubblica, ai sensi dell’articolo 8-quater dello stesso provvedimento legislativo, e tale riconoscimento era stato effettuato precedentemente al commissariamento dell’ente sin dalla data di prima applicazione della suddetta legge sul territorio regionale,
        si chiede di sapere:
            se non si ritenga che il ricavato dall’alienazione del consistente patrimonio urbano e terriero dovrebbe essere impiegato per il totale pagamento dei debiti accumulati dell’Ente e che il patrimonio storico-artistico dovrebbe restare di proprietà dell’Ordine Mauriziano medesimo il quale, secondo la legge che lo presiede, dovrebbe essere titolato a gestirlo con tutte le sue attività;
            se non si ritenga che l’Ordine Mauriziano debba, in ogni caso, farsi garante e tutelare i lavoratori dell’Ordine stesso;
            se non si ritenga di cancellare l’ipotesi dello smembramento dell’ente che ne comprometterebbe definitivamente la
mission, anche alla luce del ruolo che ha svolto negli anni per i cittadini piemontesi e non, con chiara finalità pubblica;
            se non si ritenga che vi sia la necessità di mantenere l’autonomia di questo storico istituto prevedendo soluzioni che, attraverso un regime di convenzione con la Regione Piemonte, consentano di salvaguardarne la piena autonomia finanziaria e gestionale;
            quali concrete azioni si intenda avviare per garantire l’unitarietà dell’Ordine Mauriziano, condizione essenziale per mantenere e salvaguardare la missione istituzionale dell’ente.

 

        (2-00697)(7 aprile 2005) EUFEMI. – Ai Ministri dell’interno e per i beni e le attività culturali. – Premesso che:

            dopo la determinazione commissariale n. 88 del 22 marzo 2005, sul sito della Fondazione Ordine Mauriziano è apparso un bando di gara d’asta pubblica a firma del Commissario straordinario prefetto Anna Maria D’Ascenzo, ai fini dell’aggiudicazione delle affittanze giornaliere, un vero e proprio piano tariffario, limitatamente al periodo che va dal 1º.7.2005 al 30.4.2006, per lo svolgimento di manifestazioni espositive di pubblica frequentazione in generale, location, esposizioni, congressi, fiere, per quanto riguarda l’affitto di locali e/o aree espositive interne/esterne presso i siti storici mauriziani;
            al punto 5) dello stesso bando di gara sono ricomprese l’Abbazia-Chiesa di Staffarda e la Chiesa di Sant’Antonio di Ranverso;
            la legge 21 gennaio 2005, n. 4, di conversione del decreto-legge n. 267/2004, all’articolo 6-
bis disciplinava, dopo le modifiche intervenute in sede parlamentare, l’esplicito riferimento all’articolo 831 del codice civile prevedendo per l’Abbazia di Staffarda l’uso sacro della stessa senza incompatibilità con la destinazione culturale del bene medesimo nel rispetto delle intese Stato italiano-Santa Sede;
            la scelta del Commissario straordinario rappresenta una grave violazione della disposizione legislativa e dell’orientamento del legislatore, considerato che l’Abbazia di Staffarda è un luogo di culto e che la stessa è una
res sacra, una Parrocchia consacrata fin dal 1804;
            il bene immobile è sacro indipendentemente dal fatto di chi ne detiene la proprietà; è sacro in forza della sua destinazione,
        si chiede di sapere:
            se rispetto a tale scelta commerciale vi sia stata la preventiva autorizzazione dell’ordinario diocesano dopo avere sentito il parroco sull’uso cui spetta la vigilanza sulla
res sacra;
            se non si ritenga che questa sorta di affitto, che implica un deprecabile sfruttamento commerciale, vada contro le esigenze imprescindibili e inalterabili della parrocchia;
            se si ritenga che tale scelta del Commissario straordinario abbia tenuto conto della disciplina dei beni culturali di interesse religioso e, in particolare, dell’articolo 5 della legge 25 marzo 1985, n. 121, del protocollo addizionale ai Patti Lateranensi e dell’articolo 12, che disciplina un regime di collaborazione per la tutela del patrimonio storico-artistico tenendo conto del principio di bilateralità e dunque «previa intesa» riguardante beni destinati all’esercizio del culto;
            se e quali iniziative si intenda urgentemente assumere per bloccare le iniziative relative all’uso commerciale dell’Abbazia di Staffarda e di Sant’Antonio di Ranverso in aperta violazione della legge 21 gennaio 2005, n. 4;
            quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo sull’operato del Commissario straordinario D’Ascenzo, su cui l’interpellante non ha mancato in precedenti occasioni di esprimere profonde riserve.

 


INTERROGAZIONE SU ALCUNE DICHIARAZIONI
DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO IN MERITO AL SETTORE DELL’ISTRUZIONE

        (3-02055)(7 aprile 2005) SOLIANI. – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. – Premesso che:

            il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in un’intervista rilasciata al settimanale «Panorama» per il numero in edicola da giovedì 7 aprile 2005, pubblicata in estratto sul sito Internet del medesimo settimanale il 5 aprile (www.panorama.it), avrebbe testualmente dichiarato che «in Italia c’è uno Stato manifesto, costituito dal Governo e dalla sua maggioranza in Parlamento, e c’è uno Stato parallelo: quello organizzato in forma di potere dalla sinistra nelle scuole e nelle università, nel giornalismo e nelle TV, nei sindacati e nella magistratura, nel CSM e nei TAR, fino alla Consulta», aggiungendo infine che «quella del doppio Stato è una prospettiva che dovrebbe preoccupare tutti gli uomini liberi che hanno a cuore la libertà»;
            tali affermazioni sono state successivamente confermate – pressoché letteralmente – dallo stesso presidente Berlusconi nel corso della trasmissione «Ballarò», andata in onda su Rai Tre il 5 aprile 2005, nel corso della quale, a quanto consta all’interrogante, ha testualmente dichiarato: «Ora in Italia esistono uno Stato palese, rappresentato dal Governo, e altri poteri paralleli controllati dalla sinistra, come la magistratura, il Consiglio di Stato, le televisioni, le università e le scuole superiori»;
            come è evidente, il Presidente del Consiglio in carica, con un’iniziativa di natura e portata senza precedenti nella vita democratica delle istituzioni repubblicane, ha ritenuto di formulare addebiti gravissimi a carico non solo di organi costituzionali cruciali per il sistema delle garanzie e per l’equilibrio dei poteri, quali il Consiglio Superiore della Magistratura e la Corte costituzionale, ma anche dell’intero settore della pubblica istruzione, dalla scuola all’università;
            con riferimento a quest’ultimo settore, le dichiarazioni del Presidente del Consiglio devono ritenersi riferite alla qualità e dignità dell’attività didattica e di ricerca quotidianamente svolta su tutto il territorio nazionale da centinaia di migliaia di insegnanti, ricercatori ed educatori, abilitati all’insegnamento e selezionati attraverso pubblico concorso, secondo le prescrizioni costituzionali;
            inoltre, l’eventuale sussistenza a carico del corpo docente di un condizionamento su vastissima scala da parte di supposti «poteri paralleli controllati dalla sinistra», ove confermata, configurerebbe un serio pregiudizio alla libertà di insegnamento, come sancita dall’articolo 33 della Costituzione;
            in tal senso le dichiarazioni del presidente Berlusconi sono, ad avviso dell’interrogante, idonee a generare il più vivo allarme presso le famiglie italiane, che confidano legittimamente nella qualità e indipendenza dell’insegnamento pubblico,
        si chiede di sapere:
            se il Ministro in indirizzo ritenga fondati gli addebiti formulati dal Presidente del Consiglio a carico, in particolare, dell’intero settore dell’istruzione pubblica, scolastica e universitaria;
            in tal caso, considerata la gravità e la rilevanza della situazione denunciata, quali iniziative intenda assumere presso il corpo docente per ripristinare l’eventuale lesione del principio, costituzionalmente protetto, di libertà e indipendenza della scienza e dell’insegnamento;
            diversamente, laddove ritenesse prive di fondamento le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, se non ritenga doveroso dissociarsi pubblicamente, a tutela della dignità morale e professionale dell’intero corpo docente del nostro Paese.

 

INTERROGAZIONE SULLE GRADUATORIE PERMANENTI PER IL PERSONALE DOCENTE ED EDUCATIVO

        (3-02085)(3 maggio 2005) VICINI, SOLIANI, ACCIARINI. – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. – Premesso che:

            le nuove disposizioni in tema di graduatorie permanenti per il personale docente ed educativo recate dal decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97 (Disposizioni urgenti per assicurare l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2004-2005, nonché in materia di esami di Stato e di Università), convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143 (art. 1), hanno determinato un’ingiusta penalizzazione per numerosi docenti precari della scuola;
            si tratta, in particolare, di quei docenti che, superato il concorso nazionale per esami e titoli indetto nell’anno scolastico 1999-2000 e inseriti da diversi anni nelle citate graduatorie permanenti in quanto titolari dell’abilitazione all’insegnamento e in possesso dei punteggi relativi allo svolgimento di supplenze, hanno deciso di iscriversi, nell’anno scolastico 2004-2005, alle Scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario (SSIS) al fine di usufruire anche dei punti previsti per i possessori del diploma rilasciato al termine del biennio di specializzazione;
            la scelta di frequentare le Scuole di specializzazione è stata, peraltro, accompagnata da notevoli sacrifici economici – considerati i costi complessivamente sostenuti per l’iscrizione, la frequenza e il materiale didattico, in aggiunta al mancato reddito nel periodo di frequenza – e dalla contestuale rinuncia all’insegnamento e al punteggio ad esso associato; eppure tali docenti rischiano ora di non poter usufruire del punteggio acquisito tramite la frequenza del corso di specializzazione;
            infatti, sono attualmente in corso le procedure di integrazione e di aggiornamento delle graduatorie permanenti, che si chiuderanno il 2 maggio 2005, mentre molte SSIS termineranno i corsi successivamente a tale data;
            al fine di consentire agli iscritti all’ultimo anno dei corsi di specializzazione all’insegnamento secondario l’accesso alle graduatorie permanenti, in sede di conversione del citato decreto-legge è stata inserita una disposizione che, a decorrere dall’anno scolastico 2005-2006, consente loro di essere inclusi «con riserva», fermo restando che l’attribuzione dei punteggi e l’inserimento definitivo nelle graduatorie permanenti saranno effettuati dopo la presentazione del titolo; senonché tale disposizione sembra lasciare fuori dalla riserva quei docenti che, già iscritti nelle graduatorie, frequentano anch’essi l’ultimo anno di Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario; infatti, l’art. 3-
ter del decreto-legge disciplina i casi nei quali è previsto l’accesso con riserva senza recare alcuna specifica indicazione circa l’attribuzione con riserva dello stesso punteggio anche per coloro che sono già inseriti nelle suddette graduatorie;
            il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca è intervenuto per disciplinare le modalità di integrazione e aggiornamento delle graduatorie con un decreto del Direttore Generale per il personale della scuola del 31 marzo 2005 che indica un elenco in cui non trova spazio l’ipotesi suddetta;
            in risposta a una espressa richiesta formulata dalla Conferenza dei Direttori SSIS (CiDiSSIS), il Direttore Generale per il personale del Ministero ha ribadito l’interpretazione secondo la quale il beneficio della valutazione dei titoli con riserva è concesso «solo per i titoli di accesso nella fase di prima iscrizione»;
            tale interpretazione restrittiva priva, dunque, quei docenti della possibilità di far valere, pur con riserva, i punti in via di conseguimento al termine dei corsi di specializzazione, con la conseguenza di costringere costoro ad attendere altri due anni per far valere il punteggio ottenuto a seguito del corso SSIS; il loro punteggio rimarrebbe, dunque, congelato, mentre i loro colleghi di corso, non ancora abilitati all’insegnamento, potranno utilizzarlo ai fini della prima iscrizione, con riserva, nelle graduatorie permanenti;
            le vigenti disposizioni creano, dunque, una incomprensibile disparità di trattamento tra due categorie di soggetti (i docenti già in graduatoria e coloro che vi accedono per la prima volta), che pure si trovano in una medesima posizione, ossia frequentano entrambi l’ultimo anno del corso di specializzazione per l’insegnamento secondario,
        si chiede di sapere:
            se e quali interventi correttivi il Ministro in indirizzo intenda adottare per evitare la denunciata, ingiusta discriminazione ai danni degli specializzandi già inseriti nelle graduatorie;
            in generale, se non ritenga necessario affrontare con la massima sollecitudine il problema del definitivo riconoscimento di prospettive certe ai futuri laureati specialistici e ai docenti precari formati presso le università.

 


INTERPELLANZA CON PROCEDIMENTO ABBREVIATO, AI SENSI DELL’ARTICOLO 156-BIS DEL REGOLAMENTO, ED INTERROGAZIONE SULLA PRESENZA DI PESTICIDI NEL LATTE PRODOTTO NELLA VALLE DEL SACCO

I. Interpellanza
(2-00707
p.a.)(26 aprile 2005)         BORDON, ZANDA, DE PETRIS, LABELLARTE, BATTISTI, MONTINO. – Ai Ministri delle politiche agricole e forestali, dell’ambiente e per la tutela del territorio e della salute. – Premesso che:

            le aziende zootecniche della valle del Sacco, nelle province di Roma e Frosinone, si trovano ad affrontare una gravissima crisi causata dalla presenza, riscontrata prima nel latte prodotto da alcune aziende e poi nelle acque del fiume Sacco, di una sostanza pesticida fortemente tossica, il Betaesaclorocicloesano;
            gli allevatori della zona, sulla base delle ordinanze sindacali emanate dai Sindaci di Segni e Gavignano, su espressa indicazione del servizio veterinario della ASL Rm G, sono sottoposti al blocco delle movimentazioni e delle macellazioni degli animali ed alla distruzione del latte prodotto, senza alcuna certezza rispetto al danno subito e agli sviluppi futuri rispetto alla sopravvivenza delle loro aziende;
            il Betaesaclorocicloesano fa la sua prima apparizione ufficiale nel dicembre del 2004, quando il servizio veterinario della ASL Rm G dispone il prelevamento di un campione di latte bovino in un’azienda locale. Il campione risulta positivo: il latte contiene 0,05 mg/kg della sostanza tossica. Anche i prelievi effettuati successivamente, ed inviati all’Istituto di zooprofilassi, danno lo stesso risultato, in quanto riscontrano, nel latte ovino esaminato, una concentrazione molto elevata della sostanza tossica, pari a 5,91 mg/kg;
            il 20 marzo 2005 il servizio veterinario della ASL competente dispone la distruzione del latte prodotto. Contemporaneamente viene posto sotto sequestro un silos contenente 60.000 Kg di mais della produzione agricola del 2004, risultato positivo al controllo;
            il 30 marzo 2005 viene disposto il divieto di movimentazione e di macellazione degli animali, ordine che, insieme a quello della distruzione del latte, viene esteso ad altre aziende e che coinvolge anche i Comuni di Paliano, Anagni, Sgurgola e Morolo;
            l’Arpa, l’Azienda regionale che effettua i controlli sulla qualità ambientale, dispone il controllo delle acque del fiume Sacco, riscontrando che la concentrazione della sostanza è particolarmente elevata;
            la mappa, ricostruita seguendo la dislocazione delle aziende coinvolte e, soprattutto, il percorso del fiume Sacco, lascerebbe dedurre che il problema sia generato dalle acque reflue provenienti dalla zona industriale di Colleferro, sulla quale la Provincia di Roma, oltre ad istituire una unità di crisi per l’emergenza, ha ordinato controlli, al fine di verificare anche la situazione nelle tre discariche presenti nella stessa area;
            quindici anni fa, circa, durante alcuni controlli effettuati in un terreno non lontano dal fiume Sacco, nel territorio del Comune di Colleferro, fu riscontrata, in quantità elevate ed insieme ad altre sostanze nocive, la presenza del Betaesaclorocicloesano. Quei prelievi portarono alla scoperta di una discarica, estesa per circa 5 ettari, nella quale furono rinvenuti fusti interrati e scarti della lavorazione della Snia Bpd, proprietaria del terreno. Nel 1990 fu disposto il sequestro dell’intera area senza che sia mai stata disposta la sua bonifica;
            ritenendo inaccettabile la decisione del Ministro delle politiche agricole e forestali di rimandare a data da destinarsi l’incontro con i Sindaci previsto per il 19 aprile 2005, e soprattutto considerando di estrema gravità la totale disattenzione e passività nei confronti della emergenza ambientale che si sta verificando, dei pesanti riflessi su un comparto produttivo ed economico di grande rilievo per il territorio, dei danni alla salute ed alla qualità della vita dei cittadini residenti,
        si chiede di conoscere:
            quale risulti sia il grado di effettiva gravità della situazione esposta e se e quali urgenti ed indifferibili misure si intenda adottare al fine di limitare i danni già prodottisi e di risarcire le numerose aziende che vivono condizioni di estrema difficoltà e totale incertezza per il futuro;
            se e quali provvedimenti si intenda adottare ai fini della risoluzione della annosa e inaccettabile situazione in cui vivono i cittadini di Colleferro e delle zone limitrofe a causa delle aree contaminate per le quali si rendono necessari interventi urgenti di risanamento nonché l’inserimento dell’area in questione nell’elenco dei siti di interesse nazionale da bonificare.


 

II. Interrogazione
(3-02095)(
Già 4-08531)(10 maggio 2005)         DE PETRIS, ZANDA. – Ai Ministri dell’ambiente e per la tutela del territorio e delle politiche agricole e forestali. – Premesso che:

            il 25 marzo 2005, all’interno di una cisterna proveniente da allevamenti localizzati nei comuni di Gavignano e Segni è destinata alla Centrale del latte di Roma, è stato rilevato latte contaminato dalla presenza di esaclorocicloesano, un pesticida ad alta tossicità e pericolosità per il consumo umano, attualmente interdetto al commercio;
            a seguito di indagini ed analisi effettuate dall’ARPA Lazio è stata riscontrata in proposito una diffusa presenza del suddetto agente tossico, in quantità non conformi ai limiti di legge, nelle acque del fiume Sacco e nei sedimenti ripariali delle zone contermini, con una evidente contaminazione derivante da scarichi a monte, probabilmente derivante dall’area industriale di Colleferro;
            i Sindaci dei Comuni interessati hanno disposto il blocco della movimentazione e il sequestro della produzione dei capi bovini ed ovini presenti nelle aziende agricole direttamente coinvolte, per un totale di circa 2.700 capi, e la distruzione di latte per oltre 700 quintali al giorno;
            la provincia di Roma ha costituito una unità di crisi con la Prefettura, i Comuni interessati ed i rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole al fine di concordare i primi interventi urgenti;
            i provvedimenti restrittivi conseguenti al monitoraggio ambientale in corso possono provocare effetti irreversibili sull’attività agricola dell’intera Valle del Sacco nelle province di Roma e Frosinone, con gravi conseguenze per l’operatività delle aziende,
        si chiede di sapere:
            se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario ed urgente disporre provvedimenti straordinari per la bonifica e la messa in sicurezza della Valle del Sacco;
            se non ritengano necessario ed urgente programmare interventi immediati per il sostegno delle aziende agricole direttamente ed indirettamente danneggiate dai provvedimenti a tutela della salute pubblica disposti dalle autorità competenti.