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Senato della Repubblica
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DOZZI Antonio

  
  


    .:: Dati anagrafici ::.

Data di nascita:11/20/1817
Luogo di nascita:PADOVA
Data del decesso:24/12/1885
Luogo di decesso:PADOVA
Padre:Giovanni Battista
Madre:RIZZO Teresa
Nobile al momento della nomina:No
Nobile ereditarioNo
Coniuge:Celibe
Titoli di studio:Laurea in giurisprudenza
Presso:Università di Padova
Professione:Avvocato
Cariche politico - amministrative:Membro della Giunta di governo di Padova (1848) (1866)
Presidente del Consiglio provinciale di Padova (1867-1885)
Cariche amministrative:Membro della Deputazione provinciale di Padova (1866)
Cariche e titoli: Socio dell'Accademia di scienze, lettere ed arti di Padova (7 marzo 1837), socio onorario (8 agosto 1880)

    .:: Nomina a senatore ::.

Nomina:11/26/1884
Categoria:16 I membri dei Consigli di divisione
dopo tre elezioni alla loro Presidenza
Relatore:Francesco Ghiglieri
Convalida:09/12/1884
Giuramento:13/12/1884

    .:: Onorificenze ::.

Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia 2 gennaio 1873
Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
Commendatore dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 2 maggio 1875


    .:: Atti parlamentari - Commemorazione ::.

Atti Parlamentari - Commemorazione
      Giacomo Durando, Presidente

      Mi permetta ora il Senato che io gli parli delle gravissime perdite che il Senato ha fatto durante questo scorcio di ferie.
      Dirò dei singoli membri rapitici dalla morte, per ordine cronologico.
      Il giorno 25 dicembre del testé scorso anno spirava colpito da improvviso malore il commendatore avvocato Antonio Dozzi in Padova, dove era nato il 20 novembre 1817.
      Compiuti gli studi in giurisprudenza nell'Università della sua città nativa, egli coll'opera e coll'ingegno giunse meritamente in fama di uno fra i più riputati legisti del foro padovano. Per la sua fede antica liberale e per i suoi distinti meriti godeva grande estimazione presso i sui concittadini, i quali dopo l'annessione delle provincie venete al Governo italiano lo elessero e lo riconfermarono di poi senza interruzione a presidente del Consiglio provinciale, dove egli portò il contributo della sua opera di valente e sagace amministratore. E questo fu il principal titolo che gli aperse le porte di quest'alta Assemblea sul finire dell'anno 1884. Ma pur troppo fu breve il tempo che esso rimase fra noi, che però ci bastò per apprezzare le sue preziose doti e virtù, le quali oggi ce ne fanno dolorosamente rimpiangere la perdita. [...]
      PRESIDENTE. Ha la parola l'onorevole senatore Manfrin.
      SENATORE MANFRIN. Io chiedo il permesso al Senato di ricordar la mancanza avvenuta fra noi di un modesto nostro collega.
      L'onorevole Dozzi era senatore da poco tempo, e non poté acquistare, come nostro collega, l'efficacia alla quale egli avrebbe potuto pretendere per le distinte sue qualità.
      Il suo ingegno, sebbene svegliato e robusto, era modesto, e quindi sapeva pazientemente attendere di essere conosciuto.
      Il modo però nel quale egli venne fra noi merita particolare menzione, e forse questo non è l'ultimo motivo che mi induce a dire queste poche parole.
      Signori, vi è una scuola la quale non è un mistero per nessuno, neppure per noi, anzi per noi meno che per gli altri, poiché ne soffriamo gli effetti, vi è una scuola, dico, la quale va ripetendo che il Senato non può avere grande importanza come corpo legislativo, perché non ha base elettorale, non rappresenta che la volontà del principe. E siccome, per la mitica legge sulle responsabilità ministeriali, questa volontà del principe riesce spesso una finzione costituzionale, così dice questa scuoia, il Senato non rappresenta neppure la volontà del principe.
      Per il che i lunghi scioperi, le interminabili inazioni, le difficili esercitazioni sotto gli ordini dell'egregio e bene amato nostro Presidente, dinanzi ad una congerie di disegni di legge che importa votare per urgenza o per questioni d'ordine pubblico, cose tutte di cui altamente si dolgono i senatori, non sarebbero, secondo questa scuola, che una conseguenza dell'origine del Senato.
      Il modo col quale è venuto tra noi l'onorevole Dozzi dimostra quanto sia erronea questa dottrina.
      Già l'onorevole Presidente ha detto or ora, e tutti i giornali d'Italia lo dissero alla loro volta, che l'onorevole Dozzi per oltre venti, anni fu presidente del Consiglio della sua provincia: ed i suoi elettori sapendo benissimo che per l'art. 33 dello Statuto, alinea 16, egli era ad un posto pel quale poteva pretendere un seggio in Senato, tanto vel tennero, finché la scelta del principe venne a confermare questo loro desiderio, desiderio del resto che non era un mistero per nessuno di coloro i quali fossero un po' pratici della provincia e della città di Padova.
      Laonde egli è chiaro che l'onorevole Dozzi fu senatore per due speciali qualifiche, per la designazione del popolo cioè e per la scelta del principe.
      È inutile che io dica come molti dei nostri colleghi, anzi la grande maggioranza, si trovi nelle medesime condizioni elettorali del già senatore Dozzi, sia che la designazione abbia preceduto, sia abbia confermata la scelta del principe. Per cui si può dire a grandi linee che, nella costituzione del Senato, concorrono due fattori in luogo di quel solo che è necessario per l'altro ramo del Parlamento.
      Che se un po' più fosse lasciata spiccare la designazione, non occorrerebbero parole, come faccio ora, per ricordarne l'esistenza; ma chiara e lampeggiante riuscirebbe alla mente di tutti.
      Non è qui il luogo per rammemorare, con l'ampiezza che meriterebbe l'argomento, le qualità che onorarono il senatore Dozzi. Solo ricorderò che fu in conseguenza dei suoi meriti personali che egli fa in grado di additare ai reggitori della cosa pubblica una via, la quale io mi auguro di vedere seguita.
      E chiedo il permesso di fare un altro augurio.
      Per la modestia di colui che io lodo, per la pochezza mia, non posso spingere lo sguardo tanto in alto da augurare in Italia molti cavalieri della Santissima Annunziata; ma faccio sinceri e fervidi voti che il cielo voglia, concedere al paese nostro molti cittadini, le di cui virtù eguaglino quelle di colui che fu il senatore Dozzi.

      Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 8 febbraio 1886.

Note:Secondo altre fonti risulta deceduto il 25 dicembre 1885.
Ringraziamenti:- Ufficiale di Stato civile di Padova dott.ssa Maria Emilia Salani
-Dott. Remigio Pegoraro e dirigente Gianni Renzo, Archivio generale dell'Università di Padova
- Dr.ssa Francesca Fantini D'Onofrio - Direttore dell'Archivio di Stato di Padova
- Dott. Diego Rossi bibliotecario dell'Accademia di scienze, lettere e arti di Padova


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