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Senato della Repubblica
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MORELLO Vincenzo

  







   Indice dell'Attività Parlamentare   

   Fascicolo personale   


    .:: Dati anagrafici ::.

Data di nascita:07/10/1860
Luogo di nascita:BAGNARA CALABRA (Reggio Calabria)
Data del decesso:30/03/1933
Luogo di decesso:ROMA
Padre:Antonino, negoziante
Madre:GENTILUOMO Grazia Maria
Luogo di residenza:ROMA
Indirizzo:Via Poli, 53
Titoli di studio:Laurea in giurisprudenza
Conseguiti nel:1883
Fonte:<DBI>
Presso:Università di Napoli
Professione:Giornalista
Altre professioni:Avvocato, scrittore
Cariche e titoli: Presidente della Società italiana degli autori ed editori SIAE (1928-1929)

    .:: Nomina a senatore ::.

Nomina:04/19/1923
Categoria:20 Coloro che con servizi o meriti eminenti avranno illustrata la Patria
Convalida:31/05/1923
Presidente Commissione verifica titoli:Fabrizio Colonna
Giuramento:01/06/1923



    .:: Senato del Regno ::.

Commissioni:Membro della Commissione per l'esame del disegno di legge "Norme per l'esercizio delle funzioni giudiziarie del Senato nei casi indicati dall'art. 37 dello Statuto del Regno" (31 maggio 1928)
Segretario della Commissione per la verifica dei titoli dei nuovi senatori (3 maggio 1929-30 marzo 1933)
Membro ordinario della Commissione d'istruzione dell'Alta Corte di Giustizia (25 giugno-17 dicembre 1929. Dimissionario)
Membro ordinario della Commissione d'accusa dell'Alta Corte di Giustizia (27 dicembre 1929-30 marzo 1933)


    .:: Atti parlamentari - Commemorazione ::.

Luigi Federzoni, Presidente
              "PRESIDENTE. La scomparsa, ieri avvenuta, di Vincenzo Morello addolora profondamente il Senato, che nell'eminente collega ammirava il vigore originale dell'ingegno e la nobiltà del carattere.
              Egli era entrato nel 1923 a far parte di questa Assemblea per il titolo della 20a categoria: solenne riconoscimento delle singolarissime qualità dello scrittore e, più ancora, dell'opera da lui svolta, durante trent'anni di strenua attività nella stampa quotidiana, per la rivendicazione delle più alte idealità italiane.
              Lo scrittore fu uno dei maggiori fra coloro che sulla fine dello scorso secolo, letterati per educazione intellettuale e giornalisti per tempra e vocazione, contribuirono poderosamente a rinnovare, oltre che il giornalismo, la letteratura, snodando e piegando la nostra quadrata prosa all'espressione rapida, chiara, vivace, immediata di sentimenti e concetti moderni. Con quel gruppo di coetanei e compagni Vincenzo Morello ebbe talune affinità, ma se ne distaccò presto con lo sviluppo di una personalità propria, di cui portava il segno in uno stile tutto suo, imitato da molti, accostato da nessuno: stile che caratterizzava persino quella sua maniera di cominciare bruscamente ogni scritto, entrando in pieno fin dalle prime battute nell'argomento. Soprattutto egli spaziava, più che con altri, in un vasto campo di idee e di fatti: nulla, nella vita del pensiero e dell'arte, come nei grandi avvenimenti internazionali, come nella effimera cronaca di ogni giorno, gli sembrava immeritevole di attenzione e di commento: da qualsiasi episodio, imponente o minimo che fosse, egli sapeva trarre un sostanziale senso storico o umano.
              Perciò quella sua agilissima versatilità fu appoggiata a un indirizzo, dapprima quasi istintivo, poi sempre più consapevole e rigoroso, corrispondente anche all'indole di polemista, che era in lui preminente, e che lo spingeva sempre a dover battagliare contro qualche cosa e contro qualcuno. E le cose e le persone, contro le quali egli cominciò fin da giovane a battagliare, furono principalmente quelle del vecchio mondo parlamentare anteriore alla grande guerra: gli schemi dottrinari e le abitudini mentali, che vi trionfavano, erano per lui motivo di critica penetrante e acerba, alimentata da una passione veemente, anche quando espressa in un giuoco brillante di paradossi. Venne il tempo grave e duro della guerra, che, chiamando tutti a una più severa coscienza del dovere, svelò pienamente a Vincenzo Morello la sua missione di scrittore e ne precisò l'orientamento politico in senso sempre più risolutamente nazionale e agonistico. Interventista nella vigilia, poi sostenitore animoso della resistenza, infine difensore instancabile delle aspirazioni italiane nell'assetto della pace, egli si trovò naturalmente e logicamente dalla parte del fascismo, quando questo insorse a salvare il Paese dallo sfacelo morale e dalla tirannia dei partiti. Così tutta la onorata e multiforme carriera di lui, dalle pagine del giornale a questo arringo, doveva ascendere e comporsi in una sua essenziale unità.
              Il pubblico italiano predilesse lungamente e giustamente quel fiero cavaliere che impugnava la penna come una spada, per servire le cause più degne; e lo ricorderà per molti anni ancora. Numerosi articoli di lui, sopravvivendo alla fuggevole attualità che li inspirò, resteranno quali documenti preziosi della crisi e della catarsi dello spirito italiano in quei terribili anni fra il declinare dell'Ottocento e la vittoriosa rinascita del 1922. Il Senato serberà con particolare affetto la memoria dell'uomo di pensiero e di fede, che in ogni scritto, in ogni atto fu costantemente e unicamente guidato dall'amore della Patria.
              MUSSOLINI, Capo del Governo, Primo Ministro. Domando di parlare.
              PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
              MUSSOLINI, Capo del Governo, Primo Ministro. Le parole pronunciate dal presidente della vostra Assemblea, in memoria di Vincenzo Morelli, interpretano il sentimento mio e del Governo".

              Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 31 marzo 1933.