SI
Senato della Repubblica
Senato della Repubblica
Siete qui: Senatori d'Italia » Senatori del Regno (1848-1943) » Scheda Senatore  


PODESTÀ Andrea

  







   Indice dell'Attività Parlamentare   


    .:: Dati anagrafici ::.

    Data di nascita:
05/26/1832
    Luogo di nascita:
GENOVA
    Data del decesso:
04/03/1895
    Luogo di decesso:
GENOVA
    Padre:
Luca
    Madre:
CASANOVA Luigia
    Nobile al momento della nomina:
Si
    Nobile ereditario
Si
    Titoli nobiliari
Barone, titolo riconosciuto il 20 maggio 1884 e con regio decreto del 26 giugno 1847
    Coniuge:
CATTALDI Giuseppina Luisa
    Figli:
Luisa Maria, che sposò Benedetto PICCARDO
Luca
Giulio
Maria Francesca
Anna Maria, che sposò il conte Vincenzo PRATOLONGO
    Parenti:
PODESTA' Andrea, avo paterno
    Titoli di studio:
Laurea in giurisprudenza
    Presso:
Università di Genova
    Professione:
Possidente
    Altre professioni:
Avvocato
    Cariche politico - amministrative:
Presidente del Consiglio provinciale di Genova (1870-1895)
Sindaco di Genova (18 gennaio 1866-31 dicembre 1873) (31 dicembre 1883-27 ottobre 1887) (23 gennaio 1892-4 marzo 1895)
Sindaco di S. Francesco d'Albaro (4 marzo 1860-21 dicembre 1865)
    Cariche amministrative:
Consigliere comunale di Genova (1863)
Consigliere provinciale di Genova (1864)
Assessore comunale di Genova ai lavori pubblici
Membro della Deputazione provinciale di Genova
Consigliere comunale di S. Francesco d'Albaro
    Cariche e titoli:
Priore del magistrato di Misericordia di Genova
Presidente della Società delle miniere di Lanusei, Tacconis, Sarrabus, Correboi e Monteloro
Membro del Consiglio d'amministrazione e vicepresidente della Società delle Ferrovie mediterranee
Amministratore della Raffineria ligure lombarda
Amministratore dell'Opera pia "Brignole Sale De Ferrari"
Presidente del Consiglio direttivo della Scuola superiore d'applicazione degli studi commerciali
Membro del Consiglio d'amministrazione della Scuola superiore navale

    .:: Nomina a senatore ::.

Nomina:11/25/1883
Categoria:03
Relatore:Francesco Ghiglieri
Convalida:14/12/1883
Giuramento:24/12/1883
    .:: Onorificenze ::.

Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
Gran cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
Commendatore dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
Grande ufficiale dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 15 gennaio 1883
Gran cordone dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 11 novembre 1892
Commendatore dell'Ordine della Legion d'onore (Francia)
Gran cordone dell'Ordine della Corona di Prussia (Germania)
Gran cordone dell'Ordine di Cristo (Portogallo)
Gran cordone dell'Ordine d'Isabella la Cattolica (Spagna)

    .:: Camera dei deputati ::.

Legislatura
Collegio
Data elezione
Gruppo
Annotazioni
X
Genova II
10-3-1867*
Destra
Ballottaggio il 17 marzo 1867
XI
Genova II
20-11-1870**
Destra
Ballottaggio il 27 novembre 1870
XII
Genova II
8-11-1874***
Destra
Ballottaggio il 15 novembre 1874
XIII
Genova II
29-4-1877****
Destra
Ballottaggio il 6 maggio 1877. Elezione in corso di legislatura
XIV
Genova II
16-5-1880*****
Destra
Ballottaggio il 23 maggio 1880
XV
Genova I
29-10-1882
Destra


    .:: Atti parlamentari - Commemorazione ::.

Atti parlamentari Commemorazioni.
        Domenico Farini, Presidente

        Signori senatori! Doloroso è a me l'annuncio, a voi l'udire dei colleghi venuti a morte dacché non ci adunammo. [...]
        Vi hanno uomini la cui morte concilia gli animi a mesta concordia. Attorno alla memoria di codesti che già furono segno di aspre lotte, tace subito ogni dissidio e sul loro feretro gli amici e gli avversari del dì innanzi gemono a gara, a gara lodano. In un attimo, quasi una luce improvvisa rischiarasse la vita che si spense, le è fatta giustizia del maltalento; il vuoto che dopo di sé lascia nello Stato o nella città affligge e fa meditare.
        Tanta la costernazione di Genova, poiché la mattina del 5 di marzo con parola commossa, la Giunta comunale annunciava la fatale perdita del suo capo il barone Andrea Podestà, spirato alle ore ventidue del giorno innanzi.
        Egli è che da oltre trent'anni si era come imperniata nel defunto e da lui indirizzata non solo l'azione del municipio, ma ben anche quella della maggior parte degli istituti benefici e delle aziende industriali e bancarie onde il laborioso popolo trae decoro e benessere, accumula ricchezza. Egli è che Andrea Podestà, suo deputato al Parlamento durante sei legislature e senatore da pressoché dodici anni, aveva con fervore continuo e ligure tenacia in ogni occasione favorito nelle due Camere le provvisioni onde Genova e lo Stato si avvantaggiassero. Egli è che consigliere comunale per un trentennio, tre volte sindaco, consigliere provinciale dal 1864 e presidente del Consiglio dappoi il 1870, da lui aveva preso nome ogni incremento della splendida città, di cui immedesimava in sé i sentimenti e le aspirazioni.
        Di vivace ingegno ed ornato di bella cultura letteraria; dalla storia, nella quale era molto versato, traeva incitamento a che la terra natale, ragione fatta dei tempi nuovi, si mantenesse degna del gran nome, del grandissimo passato; che alla patria italiana fosse esempio e stimolo di operosità, insegnamento ed aiuto, argomento di prosperità. Mente larga, acuta percezione, schivo delle meticolosità afferrava con risolutezza il patrocinio d'ogni nobile idea; per lui la magistratura municipale palpitava all'unisono colla città; sicché antivedendo, iniziando, moderando, impediva che alcun privato si arrogasse di rappresentarne i sentimenti, di esprimerne il pensiero, gli affetti.
        Aveva in gioventù studiata legge nel patrio ateneo, che tant'anni dopo sua mercé sarebbe accresciuto di dignità, ed aveva pur anche per breve esercitata l'avvocatura. Morto il valente ingegnere [sic] dal quale nell'anno 1830 era nato, lasciato il foro, fece tirocinio di pubblico amministratore reggendo i comuni di San Francesco di Albaro e di Voltri ed in quello di Masone: speciali studi di edilizia, d'igiene, di pubblica economia lo apparecchiarono a più insigne arena.
        Dal 1863 consigliere comunale di Genova anzi assessore sui lavori pubblici; nel 1866 sindaco per la prima volta, al colera che fieramente percosse la città oppose animo risoluto, attività sovrumana.
        In quell'anno e nel successivo, e più tardi ogni qualvolta la città dal contagio fu flagellata lo combatté con inflessibile baldanza, sorretto dalla ferrea volontà, e dal sentimento della grande responsabilità, da cui il corpo non gagliardo attingeva vigore. Furono certo quelle strazianti giornate, quando la morte desertava i palazzi e funestava i tugurii, quando il morbo popolare collo squallore e coi lutti puniva e maggiorenti per i trasandati doveri sociali, che alla sua coscienza balenò, s'impose una missione: risanare la città. Solcarne il dedalo delle storte viuzze, unirne il cuore al suburbio con larghe strade; schiantarne la muraglia che ad oriente la angustiava, che a mezzodì le precludeva l'ampio mare e le purissime brezze ed impacciava l'accedere al porto ed il venirne; con bella circonvallazione ricingerla a mare e sul dosso del monte, e spianato questo a quello congiungerlo per più vie e farne nuova saluberrima stanza, fu opera sua. E la trasformò per guisa da non contaminarne l'impronta gloriosa dei secoli, da rispettarne i monumenti e le memorie di rispetto degne; nel mentre che i traffici e la vita moderna e le esigenze tutte del nostro tempo ne ricevevano soddisfazione. E fu opera sua: il territorio del comune verso oriente ampliato, il presente e l'avvenire del porto assicurato, il commercio di deposito agevolato. Faticosa, quotidiana battaglia durata nei quindici anni di suo sindacato; per la quale tre volte giacque, tre volte risorse, dalle memorie luttuose lena per vincere la garrula accidia dei giorni sereni, dalla chiaroveggenza d'un cuore caldo e d'un intelletto potente traendo irremovibile fermezza: battaglia, anzi vittoria, alla quale la voce pubblica lo additava, lo chiamava, lo preponeva ogni qualvolta un interesse d'alto momento esigesse pronta soddisfazione.
        Ed egli che era caduto per non cedere, che ai successori, pur combattuti, aveva risparmiato le piccole molestie, volenteroso accorreva; riprendeva fiducioso la sua diritta via; conciliava uomini opposti cose discoste, distrigava i viluppi e senza darsi pensiero degli ostacoli, anzi andandovi incontro risoluto a superarli anche a rischio di esserne rovesciato, rompeva gli indugi, imponeva silenzio, tutto dominava, tutti trascinava; nato fatto a comandare da solo.
        Del pubblico danaro parsimonioso, alieno dalle pompe, e quantunque ricco abituato a sobrietà paesana, egli sapeva a tempo largheggiare del proprio e del pubblico danaro. Era quando il primo cittadino sentiva di riassumere nel proprio fasto la storica splendidezza degli antichi privati cittadini; era quando il primo magistrato sapeva essere confidato alla città sua il prestigio della nazione. Allora le feste del privato erano degne del Re e dei principi che ospitava; allora ogni patriottica manifestazione appariva, per virtù del municipio, grandiosa e riscaldata dallo stesso vivo sentimento per cui nella storia del risorgimento Genova va gloriosa. Ultime in ordine di tempo le feste Colombiane, la magnificenza delle quali sbugiardò la fola di miseria onde eravamo lacerati, e vive e vivrà lungamente nel ricordo dei popoli che da ogni dove vi convennero; tanto la superba antica signora del Mediterraneo, da lui agognata sempre più ricca e sempre più bella, per lui aveva all'antico apposto novello splendore.
        Fu Andrea Podestà taciturno, severo, ruvido in vista; nell'intimità bonario, espansivo, gioviale; cogli amici affabile, per la famiglia aveva tenerezza tale che soltanto chi, al pari di me, godette la sua dimestichezza può figurare. L'abito di una freddezza calcolatrice frenava in lui gli slanci della natura immaginosa; il più caldo affetto per la città si congiungeva a' purissimi spiriti nazionali.
        Giudizio unanime di ogni partito, voce sovrana di popolo lo sentenziò vanto di Genova, onore di Liguria; né l'ala rapida del tempo scolorirà con sconfortante oblio la memoria di chi rappresentò tanta parte di Genova, anzi della Liguria dirimpetto all'Italia (Benissimo).

        Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 12 giugno 1895.

Note:Il nome completo risulta essere: "Andrea Francesco Antonio Giuseppe Domenico Filippo Maria".
Ringraziamenti:- Prof. Giuseppe Pericu Sindaco del Comune di Genova
- Dott.ssa Raffaella Ponte Direttore dell'Archivio storico del Comune di Genova

Archivi:Archivio Luca e Andrea Podestà [Biblioteca Universitaria di Genova]