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Senato della Repubblica
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PANISSERA DI VEGLIO Marcello

  
  


    .:: Dati anagrafici ::.

Data di nascita:10/08/1830
Luogo di nascita:TORINO
Data del decesso:06/04/1886
Luogo di decesso:ROMA
Padre:Francesco
Madre:PIOSSASCO Giuseppina
Nobile al momento della nomina:Si
Nobile ereditarioSi
Titoli nobiliariConte di Veglio
Signore di Bardassano e Tondonito
Coniuge:RIGNON Luisa, dei conti
Figli: Giuseppina Maria Enrichetta, che sposò sposa Augusto GIRIODI, conte di Monastero
Remigio
Fratelli:Carlo
Anna Maria
Maria Teresa Elodia, detta Elodia, che sposò Amedeo PIOSSASCO
Maria Amalia, detta Amalia
Parenti:PANISSERA Luigi, avo paterno
PANISSERA VON WURMBRAND-STUPPACH Amabilia, ava paterna
PIOSSASCO Carlo, avo materno
PIOSSASCO MORAND Anna, ava materna
PIOSSASCO Carlo Vittorio, zio, fratello della madre
RIGNON Edoardo, suocero
RIGNON PILO BOYL VACCA Maria Cristina, suocera
Luogo di residenza:TORINO
Indirizzo:Piazza San Carlo, 11
Titoli di studio:Scuola militare
Scuole militari:Accademia militare di Torino (1844-1849)
Professione:Uomo di corte
Altre professioni:Architetto
Carriera giovanile / cariche minori:
Carriera:Prefetto di Palazzo, gran Maestro delle cerimonie di corte (9 gennaio 1876) (23 gennaio 1878)
Cariche politico - amministrative:Sindaco di Bardassano (1862-1886)
Cariche e titoli: Presidente della Società promotrice di belle arti di Torino (1866)
Presidente dell'Accademia albertina di Torino (1869)
Colonnello della Guardia nazionale di Torino
Membro della Società degli acquafortisti italiani

    .:: Nomina a senatore ::.

Nomina:03/16/1879
Categoria:21 Le persone che da tre anni pagano tremila lire d'imposizione diretta in ragione dei loro beni o della loro industria
Relatore:Michele Amari
Convalida:24/05/1879
Giuramento:27/05/1879

    .:: Onorificenze ::.

Gran cordone dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 1° novembre 1879
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia

    .:: Servizi bellici ::.

Periodo:1855-1856 spedizione di Crimea
Decorazioni:Medaglia di Crimea (Gran Bretagna)


    .:: Atti parlamentari - Commemorazione ::.

Atti Parlamentari - Commemorazione
      Giacomo Durando, Presidente

      Onorevoli colleghi! Ieri mi toccò il doloroso ufficio di annunziarvi la perdita del conte Marcello Panissera di Veglio. Compio oggi quello di commemorare succintamente le sue rare doti e virtù.
      Egli nacque a Torino da patrizia famiglia piemontese l'8 ottobre 1830, e entrato di buona ora nell'Accademia militare di quella città, ne uscì ufficiale d'artiglieria e prese parte alla spedizione di Crimea. Abbandonata poscia la carriera delle armi si dedicò al servizio di corte e vi sostenne cariche importanti. Occupava attualmente quella che gli era stata conferita dal glorioso Re Vittorio Emanuele II, di prefetto di palazzo, gran mastro delle cerimonie di S.M. Adempiva ai doveri dell'alto ufficio con sagacia, delicatezza e bontà d'animo tali da riscuoterne il plauso e la stima universale. E noi sappiamo tutti come S.M. il nostro augusto sovrano nel corso dell'ultima malattia abbia onorato il conte Panissera di prove esimie di particolare benevolenza.
      Faceva parte di questo eccelso consesso dal 16 marzo 1879, ed era assiduo alle nostre sedute. Gentiluomo perfetto per le sue virtù preclare e per il suo carattere squisitamente gentile era meritamente amato e rispettato da tutti coloro che ebbero la sorte di conoscerlo e sarà da noi lungamente ricordato e desiderato.
      PRESIDENTE. Il senatore Alfieri ha la parola.
      SENATORE ALFIERI. Io son certo che i miei onorevoli colleghi consentiranno che io, amico fino dall'infanzia del conto Marcello Panissera, di cui deploriamo la perdita, dica una parola di affetto in sua memoria.
      Certo sono abbastanza noti i servizi che egli in una carriera operosissima, quantunque troppo prematuramente troncata, ha reso al Re ed al paese. Questo solo cenno particolare io intendo di fare in suo onore, ed è che egli accoppiava alle più egregie doti dell'animo ed a pregi non comuni dell'intelletto, una singolare modestia.
      Niuno ebbe più continua, più intensa l'idea del dovere, mentre negli alti uffici di cui è stato investito, non ha mai cercato, sia pure nel menomo, occasione di vanto o soddisfazione d'amor proprio. E questa nobile abnegazione nell'esercizio delle proprie funzione a me pare non possa abbastanza raccomandarsi ad esempio ai tempi nostri. E siccome quando si conduce una vita altrettanto ricca di opere quanto scevra di ostentazione e di fasto, quale la tenne il nostro compianto collega, non si attraggono gli sguardi del volgo e non si dà luogo a clamorosa rinomanza, mi è parso opportuno che qualcuno, che da tanti anni lo ha conosciuto intimamente, facesse in quest’Aula solenne testimonianza di quei meriti dimostrati in grado eminente dall'egregio e compianto senatore Panissera.
      La commozione, che mi viene dall'antico e vivo affetto pel nostro caro defunto, mi vieta di cercare altra efficacia d'espressioni oltre quella che sta nella schiettezza delle parole che partono proprio dal cuore.
      Onde finisco, persuaso che i colleghi amici si assoceranno meco nuovamente al compianto espresso così egregiamente dall'eccellentissimo nostro Presidente.
      SENATORE VISONE. Domando la parola.
      PRESIDENTE. Ha la parola.
      SENATORE VISONE. Io mi associo alle parole pronunziate dal nostro onorevole Presidente e dal collega senatore Alfieri per esprimere il cordoglio cagionato dall'immatura perdita del compianto senatore Panissera di Veglio e per tesserne l'elogio.
      Io, che ebbi la sorte di averlo a collega non solo in Senato, ma per lunghissimi anni negli alti uffici di corte, ho potuto conoscere ed apprezzare le elevate e distinte qualità dell'animo suo.
      Dotato di indole mite, ma di carattere fermo, perseverante, per la varia e forte coltura del suo ingegno, per la sua specchiata probità, per la somma sua prudenza nel disimpegno delle delicatissime sue attribuzioni, ed infine per la provata sua devozione verso la dinastia e verso il paese, egli seppe acquistarsi l'alta benevolenza, e la piena fiducia dei nostri augusti sovrani, non meno che l'affetto e la simpatia dei colleghi e la considerazione generale.
      Questa morte segna purtroppo una nuova e dolorosa perdita nella schiera dei cittadini probi, operosi, affezionati alla dinastia e benemeriti del paese.
      Io pregherei il Senato a volere, per mezzo dell'onorevole Presidente, esprimere in segnò di onoranza e di lutto, le più vive condoglianze alla desolata famiglia.
      DI ROBILANT, ministro degli affari esteri. Domando la parola.
      PRESIDENTE. Ha la parola.
      DI ROBILANT, ministro degli affari esteri. Onorevoli colleghi. A nome del Governo mi associo ai sentimenti espressi dagli onorevoli colleghi che hanno parlato prima di me, e alle parole di sentito rammarico pronunziate dal nostro venerando Presidente nell'annunziarvi il decesso ieri avvenuto del senatore conte Marcello Panissera.
      Il collega, di cui lamentiamo la immatura perdita, fu in ogni circostanza della sua vita sommamente devoto al Re ed al paese.
      E qui ripeterò, ciò che l'onorevole mio amico senatore Alfieri diceva testé, che questi servizi sono tanto più meritevoli di essere ricordati in quanto che per naturale, veramente rara modestia, il compianto nostro collega sempre si fece uno speciale studio di togliere ad essi ogni notorietà. La rara affabilità del suo carattere ed i nobili suoi sentimenti non si smentirono mai nella intiera sua vita, bene spesa sempre in pro della patria, tanto come soldato, quanto come alto funzionario di corte.
      Quanti ebbero contatto con l'illustre estinto dividono il cordoglio di questa alta Assemblea. Possa il ben giusto rimpianto della eeggia, del Senato e del paese riuscire di qualche conforto alla desolata famiglia. (Bene! Bravo!).
      PRESIDENTE, Posso assicurare l'onorevole senatore Visone, che la Presidenza si farà premura di scrivere una lettera di condoglianza a nome del Senato alla desolata famiglia. Soggiungo poi che tutti i senatori sono stati avvertiti per mezzo di una circolare che domani giovedì 8, alle ore 9 del mattino, avrà luogo il trasporto della salma del compianto nostro collega il conte Panissera.
      I signori senatori che volessero prendervi parte troveranno domattina alla porta del Senato i trasporti necessari per recarsi alla mesta funzione.

      Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 7 aprile 1886.

Note:Il nome completo risulta essere: "Marcello Remigio".
Ringraziamenti:Comune di Gassino Torinese

Attività 1651_Panissera_di_Veglio_IndiciAP.pdf1651_Panissera_di_Veglio_IndiciAP.pdf