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Senato della Repubblica
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ZERBOGLIO Adolfo

  







   Indice dell'Attività Parlamentare   

   Fascicolo personale   


    .:: Dati anagrafici ::.

Data di nascita:11/02/1866
Luogo di nascita:TORINO
Data del decesso:30/03/1952
Luogo di decesso:PISA
Padre:Vincenzo
Madre:DE MICHELIS Carolina
Coniuge:BADOGLIO Maria
Figli: Piero, avvocato
Vera
Lina
Luogo di residenza:PISA
Altra residenza:BARGA (Lucca)
Indirizzo:Via Pretorio, 29
Titoli di studio:Laurea in giurisprudenza
Presso:Università di Torino
Professione:Docente universitario
Altre professioni:Avvocato, Giornalista
Carriera:Libero docente di Diritto e procedura penale alla Università di Roma (26 agosto 1905)
Libero docente di Diritto e procedura penale alla Università di Pisa (28 settembre 1906)
Professore ordinario di Diritto e procedura penale all'Università di Urbino
Rettore dell'Università di Urbino
Professore ordinario di Diritto e procedura penale all'Università di Macerata
Professore emerito all'Università di Macerata
Cariche e titoli: Condirettore della "Rivista di diritto penale e sociologia criminale"
Condirettore della "Rivista di diritto e procedura penale"

    .:: Nomina a senatore ::.

Proponente:Presidente del Senato15/08/1924
Nomina:09/18/1924
Categoria:03 I deputati dopo tre legislature o sei anni di esercizio
Relatore:Calcedonio Inghilleri
Convalida:21/11/1924
Giuramento:17/12/1924

    .:: Camera dei deputati ::.

Legislatura
Collegio
Data elezione
Gruppo
Annotazioni
XXII
Alessandria
06-11-1904
Dimissioni il 12/05/1906
XXII
Alessandria
03-06-1906
Rielezione
XXIII
Alessandria
07-03-1909
Dimissioni il 01/03/1912
XXV
Alessandria
16-11-1919
Gruppo del Rinnovamento


    .:: Senato del Regno ::.

Commissioni:Membro della Commissione dell'educazione nazionale e della cultura popolare (17 aprile 1939-5 agosto 1943)

    .:: Dopo il 1945 ::.

Consulta nazionale:SI
Senato della Repubblica:I Legislatura (III disp. trans. Cost.)

    .:: Atti parlamentari - Commemorazione ::.

Enrico De Nicola, Presidente
          PRESIDENTE. (Si leva in piedi, seguìto da tutta l'Assemblea). Un grave lutto ha colpito la nostra Assemblea: ho il vivo dolore di annunciare la morte del collega Adolfo Zerboglio. Nato a Torino nel 1866 e laureatosi in legge a 22 anni in quella Università, aveva consacrato la mente aperta e la vasta cultura della scuola positiva di diritto penale, che era allora agli albori della sua vita, ma a mano a mano - nel dissidio sempre acuto e nelle rivalità sempre più accese fra le due scuole penali - se ne allontanò non per ripudiarne i principi ma per dimostrare come le due concezioni - della tutela giuridica e della difesa sociale - non fossero in insanabile contrasto: donde la sua autodefinizione di «positivista aggiornato».
          Fu dapprima condirettore della «Rivista di Diritto Penale e Sociologia Criminale» e poi della «Rivista di Diritto e procedura penale». Ma, oltre i molti articoli pubblicati in vari periodici di sociologia, di criminologia e di diritto penale, di cui fu collaboratore, egli lascia opere notevoli, fra cui quelle sull' «Alcoolismo (Studio Sociologico Giuridico)», sulla «Prescrizione penale», sulla «Legittima difesa», sulla «Corte d'Assise», sulla «Imputabilità penale», sui «Delitti contro la pubblica amministrazione e l'Amministrazione della giustizia», sui «Delitti contro l'ordine pubblico e la pubblica incolumità», su «Cesare Lombroso», su «L'uomo delinquente». Alcune di queste opere fanno parte del grande Trattato di diritto penale pubblicato sotto la direzione del Florian.
          Libero docente di diritto penale nell'Università di Pisa, fu poi professore titolare di diritto e procedura penale nell'Università di Urbino, di cui fu anche Rettore, e successivamente nell'Università di Macerata, di cui era professore emerito.
          Come tanti altri eminenti cultori di sociologia criminale, fu, ancora giovane, apostolo del socialismo, del quale poi segui la corrente riformista. Interventista convinto, fu presidente del Comitato di Resistenza di Pisa durante la prima guerra mondiale, nella quale perdette il figlio suo, giovinetto ventenne, medaglia d'oro, caduto eroicamente con gli alpini sul monte Solarolo alla vigilia di Vittorio Veneto.
          Era oratore lucido e incisivo, senza ornamenti retorici, e vigoroso scrittore - nascondeva sotto un aspetto scontroso un animo generoso - aeva fatto dell'onore la legge regolatrice della sua vita intemerata -, rifuggiva da tutto ciò che non fosse inspirato a elevatezza di intenti e a nobiltà di fini.
          Il Collegio di Alessandria lo inviò suo rappresentante alla Camera dei Deputati per le Legislature XXII e XXIII e poi per la XXV fino al 1921; ma la sua attività parlamentare non fu intensa come l'attività scientifica.
          Nominato nel 1924 Senatore del Regno, per dedicarsi ai suoi studi, cessò da ogni attività politica che non riprese nè nel 1945, quando fu chiamato a far parte della Consulta nazionale, nè nel 1948, quando fu nominato Senatore di diritto.
          Il Senato della Repubblica, che lo annoverava fra i suoi membri più eminenti, invia, con desolante tristezza, alla sua memoria un commosso e reverente saluto.
          PERSICO. Domando di parlare.
          PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
          PERSICO. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, la democrazia socialista - in nome della quale ho l'onore di parlare - abbruna per la terza volta, in breve volgere di tempo, la sua bandiera, e commemora oggi in quest'Aula Adolfo Zerboglio, uno dei suoi uomini migliori.
          Nato a Torino si dedicò fin dai più giovani anni al raggiungimento di un duplice scopo: quello degli studi giuridici, e quello della redenzione delle classi più umili.
          In un periodo nel quale la predicazione dell'ideale socialista era assai difficile, e spesso pericolosa, dette tutto se stesso a tale compito, permeando delle sue idee la provincia e la città di Alessandria che nel 1900, lo volle giovanissimo, inviare dopo una memorabile battaglia alla Camera; la quale però trovò modo di convalidarne la elezione.
          Ma il popolo di Alessandria, che ne aveva compreso lo spirito di bontà e di altruismo, lo elesse trionfalmente nella 22ª e 23ª Legislatura, finché nel 1911 egli non credette di dimettersi per il disaccordo sorto tra lui e il Partito socialista al quale apparteneva, a proposito della impresa di Libia.
          Durante la preparazione della grande guerra 1915-18 fu uno dei capi più autorevoli del movimento interventista, e il giovane suo figlio, Ezio, cadde da eroe, meritando la medaglia d'oro al valor militare.
          Tornò alla Camera, a vittoria conseguita, nella 25ª Legislatura, e nel 1924 entrò a far parte del Senato, resistendo coraggiosamente alla dittatura fascista, ed unendosi a quell'esiguo e nobilissimo gruppo di oppositori, del quale abbiamo fra noi gli ultimi rappresentanti.
          Dopo la Liberazione, fu nominato membro della Consulta nazionale, e quindi senatore di diritto.
          Negli ultimi anni condizioni di salute e di età gli impedirono di prendere parte ai lavori parlamentari, che aveva in altri tempi illustrato con importanti discorsi sia in materia sociale, sia sopra tutto in argomenti riguardanti le riforme del diritto penale.
          Perché Adolfo Zerboglio, oltre ad essere un uomo politico combattivo e fedele ai suoi ideali, fu avvocato penale ascoltatissimo e partecipò a tutti i più gravi processi politici che si svolsero in Italia nell'ultimo agitato decennio del secolo scorso; ma fu sopra tutto un giurista.
          Egli lascia pregevolissime pubblicazioni, che ancora oggi si consultano con vantaggio, specialmente nei commenti alle varie disposizioni del codice Zanardelli e per la diffusione delle idee sostenute dalla scuola positiva di diritto penale, della quale fu illustre e tenace assertore.
          Insieme ad un altro Maestro, pure scomparso, l'onorevole professore Eugenio Florian, fondò, nel 1910, la «Rivista di diritto e procedura penale» ed in tale occasione ebbi modo di divenirne amico ed ammiratore.
          Vada alla memoria del caro collega il saluto reverente e commosso del primo Senato della Repubblica.
          MARTINI. Domando di parlare.
          PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
          MARTINI. Onorevole Presidente, onorevoli senatori, il nostro illustre collega professor avvocato Zerboglio, sabato notte scomparso, per quanto nato a Torino, dove visse finché compiuti gli studi universitari si avviò felicemente e brillantemente alla professione forense, passò presto in Toscana, e a Pisa, ottenuta la libera docenza presso quell'Ateneo, si dedicò principalmente all'insegnamento con fervore di convinzioni, con saldezza di cultura, con rara efficace eloquenza.
          Da Pisa, dove fu libero docente, passò all'insegnamento di diritto e procedura penale all'Università di Urbino di cui fu anche rettore e quindi a Macerata dove terminò la sua carriera di insegnante, ottenendo il riconoscimento di professore emerito.
          Ma se le incombenze lo tennero per qualche tempo lontano, la Toscana fu la sua terra di elezione, dove nacquero i suoi figli e fiorì la sua famiglia.
          E a Pisa, dove ha chiuso la sua luminosa e laboriosa giornata, unì la mia Lucca e particolarmente Barga, la patria di Antonio Mordini e la patria di elezione ed ispiratrice dei suoi canti migliori di Giovanni Pascoli, dove, da oltre quaranta anni, trascorreva gran parte dell'anno circondato dal più grande rispetto di quella popolazione.
          Nelle tranquille riposanti ore barghigiane poté attendere, con profitto, ai suoi studi prediletti, ai suoi lavori di collaborazione con le più accreditate riviste di diritto penale e di criminologia, e qui si rivelò anche poeta: «Il Castagno di Barga» è uno dei suoi più deliziosi componimenti poetici.
          Questo eminente uomo di scienza e di cultura; questo equilibrato, sereno ed onesto uomo politico; questo sociologo che ebbe tanta premurosa cura delle classi più umili; questo degnissimo cittadino, che alla Patria non dette solo la collaborazione del suo alto ingegno e della sua operosa attività, ma anche un figlio che, da tenente degli alpini, cadde gloriosamente sul campo di battaglia nell'ottobre del 1918 e fu decorato della medaglia d'oro al valore militare; questo grande maestro ed educatore, questo esemplare padre di famiglia, qui a Barga ha voluto riposare e riposa accanto alla sua dolce compagna, Maria, che lo ha preceduto nella tomba nel 1946. E qui le ossa attendono di risorgere con Cristo, quel Cristo che ha consolato la sua intima agonia e ha posato sulla sua coltre funebre.
          Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi prego di voler associare, nelle condoglianze alla sua desolata famiglia, la nobile città di Barga che ha perduto l'ultimo dei suoi più illustri figli adottivi e che è chiamata a vegliare e custodire la sua tomba venerata.
          PICCHIOTTI. Domando di parlare.
          PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
          PICCHIOTTI. Illustrissimo signor Presidente, onorevoli colleghi, Adolfo Zerboglio non è più: un'altra foglia, avvizzita dal rigore invernale della vita, si è staccata dal grande albero dell'umanità. Tristezza infinita per chi, come me, nel grigiore e nella penombra del crepuscolo vede avvicinarsi l'ombra definitiva e la tenebra del silenzio eterno. Ma per chi, come Adolfo Zerboglio, ebbe purità di vita e intelligenza superiore il trapasso acheronteo è affrontato socraticamente, senza ululati, senza ambascia, senza terrore. Adolfo Zerboglio, torinese, era tuttavia pisano di elezione; ben 45 anni egli ha trascorso a Pisa. Lo ricordo svelto, pronto, camminatore instancabile, scalatore delle montagne alle quali chiedeva la pace dopo le turbolente risse degli uomini e le cose caduche e mortali. L'ho rinvenuto decine di volte fermo sul ponte Solferino a contemplare gli ultimi bagliori dell'incendio del tramonto che si riverberavano sui bellissimi lungarni, nei quali trovarono quiete e pace Byron e Shelly.
          Sono stato suo discepolo ed ho discusso la mia tesi di laurea con lui sopra il favoreggiamento, in assenza dell'illustre professore Napodano, e dopo lo ho avuto collega valoroso e avversario nelle Corti di assise e nei Tribunali. Era semplice, buono, forte, con la sua eloquenza incisiva e travolgente. È stato un socialista bissolatiano che ha accolto, sotto la sua toga, tutti i dolori e tutte le sciagure degli uomini ed ha, come ha ricordato l'illustre Presidente, illuminato il concetto definitivo della pena, intesa non come afflizione nè come castigo, ma soltanto come difesa sociale. In questo campo ha lasciato orme durature come condirettore della «Rivista di diritto e sociologia penale e di procedura penale» e come insegnante. Ma soprattutto egli dette un esempio meraviglioso per i giovani: non piegò mai il suo pensiero ai capricci e alla volubilità del momento politico al quale egli non adeguò il cambiamento dei suoi pensieri, come accade purtroppo nei tempi presenti. Fu un uomo costante e perseverante.
          Vada a lui il tributo amoroso di tutti noi che lo conoscemmo e lo esortammo nella vita, ed anche negli ultimi giorni, ad attendere con serenità il suo trapasso. Egli lascia larga eredità di affetti: ha lasciato un figlio che l'onora a Pisa come professore ed avvocato seguendo la sua nobile tradizione: ha dato alla Patria un figlio, medaglia d'oro, alla cui memoria si intitola un strada di Pisa, ha una figlia che è consorte e sposa amorosa di un giurista di fama mondiale com'è il professore Lorenzo Mossa.
          Vada a lui, vada ai suoi figli inconsolabili, vada a tutti i suoi parenti il senso vivo del nostro cordoglio e noi rimanga la sua memoria come imperativo e come esempio di ciò che la vita deve offrire agli uomini: sacrificio, dedizione, probità. (Approvazioni).
          SANNA RANDACCIO. Domando di parlare.
          PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
          SANNA RANDACCIO. Onorevoli colleghi, talvolta questo ripetersi di parole di cordoglio desta in taluno di noi un senso di insofferenza, perché può apparire retorico, in realtà io penso che abbia però un profondo significato e che per gli spiriti che vissero nobilmente, ma in umiltà, sia talvolta l'unico viatico ed io aggiungerei il desiderato viatico. E talvolta nei momenti di questa aspra lotta politica io e tutti voi pensiamo che forse verrà un giorno in cui quel poco che si è fatto per il Paese sarà riconosciuto - ma solo postumo riconoscimento - quando cioè il contrasto politico, placato dinanzi alla morte, consentirà di esprimere tutta quella affettuosa considerazione che c'è fra noi, ma che talvolta l'asprezza della lotta impedisce di manifestare.
          E' per questo che qui raccolti rivolgiamo un saluto alla memoria del professor Zerboglio, che io fin da giovane studente apprezzavo come un luminare della scienza penale, con un calore di sentimento che trascende quest'attimo della sua scomparsa e vuol essere riconoscimento della sua nobile vita tanto più nobile quanto fu modesta.
          BOCCASSI. Domando di parlare.
          PRESIDENTE. Ne ha facoltà
          BOCCASSI. A nome della cittadinanza Alessandrina, che ricorda Adolfo Zerboglio suo deputato per varie legislature, e a nome del gruppo al quale appartengo, mi associo alle parole di rimpianto e di cordoglio che sono state espresse in quest'Aula.
          DOMINENDO', Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Domando di parlare.
          PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
          DOMINENDO',Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Mi sia consentito, signor Presidente, associarmi a nome del Governo, con animo reverente, all'alta commemorazione che il Senato ha tenuto della figura di Adolfo Zerboglio.
          Parlo della figura di giurista di chi, con il contributo dato per la formazione di una scuola positiva del diritto penale, ha contemporaneamente tenuto ferma l'esigenza della imputabilità morale della persona . Parlo della figura di sociologo e di
          politico di chi seppe dedicare la giornata terrena, credendo nella vita e nella libertà, alla lotta per il più alto degli scopi, che è quello della elevazione dell'uomo e della redenzione del lavoro. (Approvazioni).
          PRESIDENTE. Accogliendo la proposta del senatore Martini, mi renderò interprete del profondo sentimento di cordoglio del Senato presso la famiglia e presso la città di Barga.

          Senato della Repubblica, Atti parlamentari. Resoconti stenografici, 1° aprile 1952.

Note:Il nome completo risulta essere: "Francesco Carlo Adolfo".

Attività 2352_Zerboglio_IndiciAP.pdf