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Senato della Repubblica
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RUSPOLI Emanuele

  







   Indice dell'Attività Parlamentare   

   Fascicolo personale   


    .:: Dati anagrafici ::.

Data di nascita:01/30/1837
Luogo di nascita:ROMA
Data del decesso:29/11/1899
Luogo di decesso:ROMA
Padre:Bartolomeo
Madre:RATTI Carolina
Nobile al momento della nomina:Si
Nobile ereditarioSi
Titoli nobiliariPrincipe di Poggio di Suasa, titolo riconosciuto con regio decreto del 1886
Nobile di Viterbo
Coniuge:KONAKI VOGORIDES Caterina
Coniuge:CARACCIOLO Laura, seconda moglie
CURTIS Giuseppina Maria (Josephine), terza moglie
Figli: Costantino, Eugenio (secondogenito morto in Somalia nel 1893), Mario, che sposò Palma DE TALLEYRAND PERIGORD, Caterina, che sposò Alberto DE LA FOREST DIVONNE, Margherita, che sposò Valfredo DELLA GHERARDESCA, figli di Caterina KONAKI;
Laura, Camillo, che sposò Maria Margherita BLANC, figlia di Alberto BLANC, senatore, (vedi scheda), figli di Laura Caracciolo;
Vittoria, che sposò Roger de DAMPIERRE, Francesco Alvaro che sposò Josepha Pia di BRAZZA' SAVORGNAN, Ipsytea, Eugenio, che sposò Dorotea Dupré LABOUCHÈRE, figli di Giuseppina Maria Curtis
Fratelli:Francesca, che sposò Giovanni TORLONIA, poi Nikolai KISSELEV
Giacinta, che sposò Tommaso LECCE
Paolo, che sposò Frances YORKE, da cui ebbe figli Elena, Leopolda e Laura, poi Rosalie VAN ZANDT
Luigi, che sposò Clelia dei conti BALBONI ed era padre di Bartolomeo, Enrico, Umberto, Maria
Leopolda
Clelia
Ortensia
Parenti:RUSPOLI Francesco, avo paterno
RUSPOLI VON KHEVENHÜLLER-METSCH Leopoldina, ava paterna
RUSPOLI Alessandro, zio, fratello del padre, che sposò Marianna ESTERHÁZI ed era padre di Giovanna, Virginia, Giovanni, Carolina, Amedeo, Luigi, Eugenio, Augusto;
RUSPOLI Sigismondo, zio, fratello del padre, che sposò Faustina TOMASSINI, da cui ebbe Enrico, e Paola BELLINZONI da cui ebbe Leopoldo;
RUSPOLI Camillo, zio, fratello del padre, che sposò Carlotta GODOY Y DE BORBÓN, ed era padre di Adolfo, Luigi, Carlotta e Camillo
RUSPOLI Amalia, zia, sorella del padre, che sposò Vincenzo PIANCIANI
RUSPOLI Leopoldo, zio, fratello del padre
RUSPOLI Emanuele, che sposò Adelaide GIRAUD
RATTI Valerio, avo materno
CARACCIOLO Camillo, suocero
Luogo di residenza:ROMA
Indirizzo:Via San Nicolò da Tolentino, 44
Professione:Possidente
Cariche politico - amministrative:Membro della Giunta provvisoria di governo (Roma) (1870)
Assessore facente funzioni di Sindaco (7 novembre 1877-18 giugno 1878)
Sindaco di Roma (18 giugno 1878-20 luglio 1880) (14 novembre 1892-29 novembre 1899)
Cariche amministrative:Consigliere comunale di Roma
Cariche e titoli: Vicepresidente del Club alpino italiano (CAI) dal 1873

    .:: Nomina a senatore ::.

Proponente:Prefetto di Roma11/11/1892
Nomina:10/25/1896
Categoria:03 I deputati dopo tre legislature o sei anni di esercizio
Relatore:Salvatore Majorana Calatabiano
Convalida:01/12/1896
Giuramento:03/12/1896

    .:: Onorificenze ::.

Grande ufficiale dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 26 dicembre 1878
Gran cordone dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 3 settembre 1893
Gran cordone dell'Ordine della Corona d'Italia

    .:: Servizi bellici ::.

Periodo:1859 seconda guerra d'indipendenza
Arma:Esercito: Artiglieria
Mansioni:Capitano
Volontario:SI
Decorazioni:Medaglia d'argento al valor militare

    .:: Camera dei deputati ::.

Legislatura
Collegio
Data elezione
Gruppo
Annotazioni
XI
Fabriano
20-11-1870*
Centro-destra
Ballottaggio il 27 novembre 1870. Eletto contemporaneamente nel collegio di Roma IV fu sorteggiato per quello di Fabriano. Dimissioni il 17 marzo 1874. Rieletto il 12 aprile 1874
XII
Fabriano
8-11-1874**
Centro-destra
Ballottaggio il 15 novembre 1874
XIII
Foligno
14-12-1879***
Centro-destra
Ballottaggio il 21 dicembre 1879. Elezione in corso di legislatura
XIV
Foligno
16-5-1880
Centro-destra
XV
Piacenza
20-5-1883
Centro-destra
Elezione in corso di legislatura
XVI
Piacenza
23-5-1886
Centro-destra
XVII
Piacenza
22-2-1891
Centro-destra
Cariche:Questore (1° dicembre 1871-19 ottobre 1873)


    .:: Atti parlamentari - Commemorazione ::.

Atti Parlamentari - Commemorazione
      Giuseppe Saracco, Presidente

      Signori senatori! Voi non vorrete, io spero, e quando fosse diverso il piacer vostro, non so se mi basterebbe l'animo o l'ingegno, né questo mi parrebbe d'altronde il tempo ed il luogo più acconcio a commemorare con la dovuta ampiezza le virtù e le patriottiche benemerenze dell'insigne collega, pur dianzi perduto. Parlo di Emanuele Ruspoli, voi già lo intendete, poiché niuno è fra noi, che ancora non senta vivo ed acerbo il ricordo della fulminea separazione, nessuno che nel comune rimpianto non abbia provato il bisogno di prender parte alle solenni dimostrazioni di onore, con le quali la salma di quel valent'uomo fu condotta alla sua ultima dimora.
      Dirò nondimeno, con la maggiore brevità, quanto basti a lumeggiare le qualità del cittadino, ed i punti più salienti della vita pubblica di quest'uomo, il cui fine fu luttuoso alla patria, dolente ai compagni, né senza pensiero per quelli che il conobbero soltanto per fama.
      Emanuele Ruspoli fu sopratutto un patriota di pensiero e di azione. Nato in Roma nel 1838 [sic] da famiglia patrizia, e compiuti con lode gli studi universitari, sdegnò di vivere sotto il Governo dei Papi e poco più che ventenne corse ad arruolarsi nel 1859 nelle file dell'esercito sardo combattente per la causa della libertà e della indipendenza d'Italia, tanto che in breve volger d'anni salì al grado di capitano nell'arme di artiglieria. Sol quando sopravvennero i tempi nuovi, l'egregio uomo si affrettò a tornare in patria, dove fu subito chiamato, per volontà di popolo, a far parte della giunta provvisoria di Governo presieduta dal venerando duca di Sermoneta; la quale a sua volta ebbe l'insigne onore di presentare a S.M. il Re Vittorio Emanuele, in Firenze, il risultato del plebiscito di Roma e della provincia romana. Né ciò solo; poiché il Ruspoli, e con esso il collega nostro, Vincenzo Tittoni, richiesti dai ministri del tempo corsero a Firenze e giunti colà si posero facilmente d'accordo col Governo sopra la formola del plebiscito, che fu ridotta alla semplice espressione della volontà dei Romani di unirsi al Regno d'Italia sotto il Governo di Re Vittorio Emanuele, e dei suoi successori senza condizione veruna che vincolasse l'azione del Governo nei suoi rapporti col capo della chiesa cattolica.
      Oh i bei tempi che eran quelli, e come l'animo si compiace di poter ancora salutare nelle persone degli onorandi colleghi Tittoni ed Odescalchi, i membri superstiti di quella giunta che appartengono al nostro Senato!
      Era quindi giustizia che bandite le prime elezioni generali politiche dopo che lo Stato romano era entrato a far parte del Regno d'Italia, che Emanuele Ruspoli fosse prescelto dal voto degli elettori di uno fra i Collegi di Roma, a sedere nella Camera dei deputati. Ciò che appunto avvenne per la volontà degli elettori del IV collegio, mentre il collegio di Fabriano gli affidava contemporaneamente il mandato di rappresentarlo in Parlamento, che gli fu confermato per parecchie legislature, dopo che in seguito a sorteggio avvenuto nel 1870 fu costretto a lasciare ad altri la rappresentanza del IV collegio di Roma. Più tardi, andò deputato per Foligno e per Piacenza, fino a che nel 25 ottobre 1896 fu elevato alla dignità di senatore del Regno.
      Mente colta ed elevata, facile parlatore, talvolta eloquente, ed oratore sempre ascoltato, è facile intendere che potesse senza grande fatica aspirare ai sommi onori della vita pubblica che gli stava aperta dinanzi, ma gli elettori amministrativi di Roma si erano pure affrettati ad aprirgli le porte delle aule capitoline e da quel giorno l'animo del patriota si accese di una nobile ambizione, che, a chi ben guardi, rispondeva ed armonizzava perfettamente coll'indole e colle tendenze dell'uomo, che si sentiva tratto da natura ad entrare imperiosamente nel campo dell'azione, dove gli fosse dato di far prova del suo valore, e lasciare dietro di sé i segni visibili di quella fermezza, che più propriamente si poteva chiamare tenacia di volontà, la quale non si spezza davanti agli ostacoli dell'ora presente. Emanuele Ruspoli preferì rivolgere tutte le sue cure, e spiegare la sua mirabile attività nell'amministrazione del Comune di Roma, ed appena ne prese in mano le redini, promise a se stesso, ed in realtà non ebbe più altro pensiero che non fosse quello di avviarlo a raggiungere il compimento de' suoi alti destini. Non solamente nelle cose mute e disanimate che possono cadere e racconciarsi, ma in ogni altra ben altrimenti durevole, e rispondente ai progressi dell'odierna civiltà, sì che questa Roma porti l'impronta dell'eternità dello Stato, e della grandezza dell'Italia nuova! (Benissimo).
      Passione nobile e santa, innanzi alla quale l'uomo di cuore non sa discernere le piccole debolezze inseparabili dall'umana natura!
      (Bene). Io non mi indugierò a dimostrare, come e quanto le opere abbiano corrisposto agli alti propositi. Questo non è affar mio, né saprebbe esser vostro. Piace nullameno ricordare, che Emanuele Ruspoli dié prova non dubbia di spirito eminentemente pratico e savio, quando pose in cima de' suoi pensieri l'ordinamento della finanza municipale, e sol quando gli parve in molta parte raggiunto lo scopo, volse il pensiero a più alti ideali, che negli ultimi momenti del viver suo, quasi presago di sua sorte, gli erano penetrati più addentro nella mente, come aspirazioni di un tempo non molto lontano.
      Ma i giorni di Emanuele Ruspoli erano contati, e quel valoroso uomo dalle forme atletiche che sedeva pur dianzi in mezzo a noi, cadde rovesciato al suolo, come percosso da folgore che abbassa le corolle del povero fiore ed abbatte nel medesimo punto le superbe cime della quercia secolare.
      Però non andrà così presto scordata la memoria di colui, che fino dalla giovinezza amò e servì col braccio la patria, poi nell'età virile dedicò tutto se stesso al bene ed alla grandezza della nostra Roma, la madre Comune di noi tutti, qualunque sia il lembo di questa Italia che ne diede i natali, perché cresciuti, qua come altrove, al culto della città eterna, che morrà soltanto con la vita di ciascuno di noi. (Vive approvazioni).
      Così ne sorride, non già la speranza, sibbene la ferma persuasione, che basti calcare col piede il suolo di questa sacra terra, perché escano a falangi gli uomini che si torranno il glorioso incarico, e terranno ad onore di continuare e condurre a buon fine l'opera intrapresa da Emanuele Ruspoli, al quale io mando ancora, a nome vostro, l'estremo affettuoso saluto. (Vive e generali approvazioni).
      BONASI, ministro di grazia e giustizia. Chiedo di parlare.
      PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l’onorevole ministro di grazia e giustizia.
      BONASI, ministro di grazia e giustizia. Il Governo, con sentito e profondo dolore, si associa alle parole di vivo rimpianto e di imperitura riconoscenza che il nostro illustre Presidente, in nome di questo alto consesso, or ora ha pronunziato, commemorando la nobile esistenza di Emanuele Ruspoli, esistenza spesa tutta intiera al servizio del paese e di questa sua Roma, segno per lui di costante e di indomato amore. Nulla io potrei aggiungere a quanto con incomparabile efficacia di eloquenza avete ora udito intorno alla sua vita e alle sue opere, molte delle quali staranno ad attestare ai venturi le sue grandi benemerenze verso questa città, che non ha rivali al mondo, e nella quale si incardina e più intensamente vive la patria italiana. (Bene).
      Mi sia concesso, nondimeno, di render qui un ultimo omaggio alla virtù che in lui sopra tutte rifulse, e che è sì difficile ed è di gran merito in coloro che si dedicano alla vita politica; voglio dire la severa indipendenza di carattere, la coerenza ed incrollabile fermezza delle opinioni e il coraggio civile, onde sempre seguendo la sua via, non curandosi né degli ingiusti attacchi, né delle critiche partigiane, finì per imporsi ed essere accettato senza discussione, ed anzi con ammirazione, da coloro stessi che ne subirono la superiorità.
      Auguriamo che in Roma non gli manchino i successori che continuino le sue nobili tradizioni, e che un tale esempio valga a rinvigorire la tempra di quanti si votano al servizio della pubblica cosa, la quale soprattutto ha bisogno di forti caratteri e non di facili condiscendenze, ed a persuadere a tutti che la via del dovere, quando non fosse un obbligo, sarà sempre anche la migliore delle politiche. (Approvazioni vivissime).

      Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 6 dicembre 1899.

Note:Il nome completo risulta essere: "Emanuele Francesco Maria".
Ringraziamenti:Dott. Fabrizio Rossi

Attività 1960_Ruspoli.pdf