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Senato della Repubblica
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PANTALEONI Diomede

  
  


    .:: Dati anagrafici ::.

Data di nascita:03/21/1810
Luogo di nascita:MACERATA
Data del decesso:03/05/1885
Luogo di decesso:ROMA
Padre:Pantaleone
Madre:PETRUCCI Marianna
Nobile al momento della nomina:No
Nobile ereditarioNo
Coniuge:MASSY DAWSON Isabella
Figli: Guido
Raoul
Maffeo, senatore (vedi scheda)
Luogo di residenza:ROMA
Indirizzo:Via Ripetta, 102
Titoli di studio:Laurea in medicina
Presso:Università di Roma
Professione:Medico
Carriera:
Cariche politico - amministrative:Membro e Questore del Consiglio dei deputati (Roma) (1848)
Cariche amministrative:Consigliere comunale di Roma
Cariche e titoli: Fondatore della Società storica romana (1840)
Membro ordinario del Consiglio superiore di sanità
Vicepresidente del Consiglio superiore di sanità
Membro della Commissione conservatrice dei monumenti di belle arti e di antichità nelle Marche, sezione di Macerata

    .:: Nomina a senatore ::.

Nomina:11/06/1873
Categoria:21 Le persone che da tre anni pagano tremila lire d'imposizione diretta in ragione dei loro beni o della loro industria
Relatore:Augusto Duchoqué
Convalida:11/12/1873
Giuramento:11/12/1873


    .:: Camera dei deputati ::.

Legislatura
Collegio
Data elezione
Gruppo
Annotazioni
VIII
Macerata
27-1-1861*
Liberale
Dimissioni il 24 novembre 1862


    .:: Atti parlamentari - Commemorazione ::.

Atti Parlamentari - Commemorazione
    Giacomo Durando, Presidente

    Onorevoli colleghi! Un'altra preziosa esistenza si è spenta.
    Il commendatore dottor Diomede Pantaleoni cessava di vivere ieri mattina in questa città dopo lunga e penosa malattia.
    Nato a Macerata il 21 marzo 1810, dedicossi agli studi dell'arte salutare, riportandone la laurea in medicina, nel cui esercizio venne tosto in grande riputazione.
    Liberale, onesto e sincero, dal 1848 in poi secondò sempre tutte le fasi dei rivolgimenti per l'indipendenza nazionale.
    Dopo la proclamazione del Regno italiano fu chiamato dai suoi concittadini, che lo tenevano in grande estimazione, a rappresentare nel Parlamento il Collegio della sua città natia di Macerata nella VIII legislatura.
    Il suo amore per la libertà e l'indipendenza del paese gli valse l'amicizia dei più eminenti uomini politici.
    Il conte di Cavour lo tenne in gran concetto e gli affidò incarichi importanti e delicati, che il Pantaleoni adempì con onore e con sincero affetto di patria.
    Sopportò pur esso, come tanti suoi contemporanei patrioti, le pene ed i disagi dell'esilio, a cui lo costrinse la manifestazione dei suoi sentimenti liberali.
    Le sue benemerenze gli apersero le porte di quest'alta Assemblea, di cui faceva parte fino dal 1873. Nessuno di noi ignora come egli fosse operoso, attivo e zelante nell'adoperare la sua parola nelle questioni attinenti alla politica e particolarmente alla istruzione pubblica ed alla scienza da lui professata; questioni che illustrò con una molteplicità di scritti, che rimangono a ricordo della sua vasta coltura ed operosità.
    Egli scende nella tomba compianto e venerato, lasciando un gran vuoto nella schiera degli uomini valenti e benemeriti nell'opera del nostro risorgimento.
    CADORNA C. Domando la parola.
    PRESIDENTE. Ha la parola.
    CADORNA C. E ancora uno dei soldati della vecchia guardia ci ha abbandonati!
    (Con voce commossa). Il dolore non permette soverchie parole. Ad animo più riposato si potrà parlare della valentia di Diomede Pantaleoni, come scrittore, come uomo politico, come patriota, come medico e come membro del Parlamento.
    Ora ci sta dinanzi il suo nobile carattere.
    I caratteri hanno fatto l'Italia, e Diomede Pantaleoni fu uno dei più nobili e forti caratteri che presero parte al risorgimento italiano.
    La sua energia, la sua costanza, l'amore operoso del paese, la disposizione perpetua e continua alla lotta ed al sacrificio sostenuto con coraggio indomito nei tempi più difficili, hanno posto quest'uomo fra i più distinti italiani che hanno lavorato pel bene e per la resurrezione dell'Italia.
    La sua operosità instancabile fu mossa dal grande amore per la patria, e dall'onnipotente sentimento del dovere. Egli ebbe la coscienza che non bastava amar l'Italia, e che uopo era lavorare indefessamente per lei; ed a lei dedicò tutta la sua vita.
    Fu degno d'essere l'amico ed il collaboratore del più grande nostro uomo di Stato, il conte di Cavour, e di essere parimente l'amico e l'aiuto dell'illustre patriota, del primo cavaliere d'Italia, Massimo D'Azeglio.
    La sua operosità, non solo non si spense, ma non si diminuì neppure cogli anni. Voi ne foste testimoni in questo recinto ove, non una loquacità irrefrenabile, ma il sentimento di dover morire lottando lo spingeva spesso a prendere la parola.
    In questi ultimi giorni, allorquando, appena ristabilito dal penultimo attacco, ancora non aveva forze sufficienti per reggersi, trovando l'amico mio immerso in faticoso lavoro, ne lo rimproverai dolcemente, ed egli sorridendo mi rispose: "Che volete? noi dobbiamo morire sulla breccia!".
    Tali sono i sentimenti che informarono l'animo e il carattere di quest'uomo fermo ed energico, e che lo sostennero fino agli ultimi momenti della vita.
    Il Pantaleoni amò la libertà italianamente, l'amò con quello spirito di conciliazione e di moderazione, dal quale soltanto è ispirata la vera libertà. Egli fu costante, fermo, invariabile nei suoi principî, sicché ancora negli ultimi anni poteva richiamare con fiducia ciò che aveva detto e fatto negli anni della sua giovinezza.
    La mente sua era larga e comprensiva, ed anche in ciò italiana; poiché una cosa vera in lui non ne escludeva l'altra.
    Perciò fu schietto, operosissimo patriota, liberale, e sinceramente religioso, di quella religione che, spogliata di ogni cosa mondana e terrena, è tutta celeste, epperò è amica, ed anzi, madre della libertà. (Bene).
    Non mi è possibile proseguire. Possa il suo esempio star sempre davanti agli occhi delle nuove sorgenti generazioni! è questo il solo voto che i vecchi, che ora partono, possono fare per l'avvenire della nostra Italia. (Benissimo! Bravo!).
    CENCELLI. Domando la parola.
    PRESIDENTE. Ha la parola.
    CENCELLI. Dopo le splendide parole pronunciate dall'egregio senatore Cadorna, mi permetta il Senato che anch'io aggiunga una parola di compianto per la perdita fatta del collega senatore Pantaleoni che conobbi fino dal 1848, quando già si era dedicato unicamente alla libertà d'Italia, prendendo parte, in quei momenti così difficili del nostro risorgimento, alle più laboriose e arrischiate imprese.
    Quest'uomo, anche quando in Roma era difficile camminare sulla via della libertà, non temette di prender parte a tuttociò che poteva essere utile ad essa e al risorgimento della patria.
    Noi stessi l'abbiamo veduto in quest'Aula sempre laborioso ed indefesso fino all'ultimo momento della sua vita. Roma perciò rimpiange in lui il cittadino benemerito. Questo è il nome che gli compete, poiché sebbene non nativo di questa città, ad essa tuttavia si dedicò intieramente lavorando a beneficio suo come ha lavorato a beneficio dell'Italia intiera.
    CARACCIOLO DI BELLA. Domando la parola.
    PRESIDENTE. Ha la parola.
    CARACCIOLO DI BELLA. Stretto anch'io di amicizia per molti anni con Diomede Pantaleoni sento io pure il bisogno di pronunziare alcune parole in quest'Aula in sì luttuosa occasione.
    Diomede Pantaleoni apparteneva a quella schiera di uomini politici italiani che accoppiavano il più vivo amore per le pubbliche libertà al principio, al culto, dirò, del principio di autorità e dell'ordine pubblico.
    L'aver saputo accoppiare ed immedesimare questi due sentimenti sì, che produssero così pronti e numerosi effetti, è il merito più grande della passata generazione, che ci ha dato questa grandezza a questa prosperità in cui oggi noi ci troviamo.
    Diomede Pantaleoni accoppiava al senno politico l'altezza della scienza e la vastità dell'erudizione, contribuendo ad illustrare e a rendere cara agli stranieri la civiltà della nostra patria. Egli congiungeva inoltre alla maturità del senno politico, la spontaneità di sentimenti d'un cuore giovanile.
    Voi certo non potete averlo dimenticato, o Signori (sono appena passati pochi giorni), con quale attività e con quale fede agitava le grandi questioni della moderna civiltà in quest'Aula, né io posso ricordarlo senza provarne una vivissima commozione.
    Ma fra i maggiori meriti di Diomede Pantaleoni non va dimenticato il grande amore che egli portava a questa istituzione, e come altamente sentiva la dignità dell'Alto consesso di cui faceva parte, e posso dire che l'affetto che egli portava a questa istituzione era per lui una seconda religione.
    Io sono, o Signori, persuaso che il nostro illustre Presidente avrà già partecipato alla addolorata famiglia il suo profondo rammarico; ciò nonostante lo pregherei a voler partecipare con maggior solennità alla famiglia i sentimenti del Senato e quanto sia intenso il dolore di tutti noi per la sua dipartita.
    PRESIDENTE. La Presidenza non mancherà di tener conto del desiderio espresso dal senatore Caracciolo.
    DEPRETIS, presidente del Consiglio, ministro dell'Interno. Domando la parola.
    PRESIDENTE. Ha la parola.
    DEPRETIS, presidente del Consiglio, ministro dell'Interno. Consenta il Senato che io pure dica una parola sul doloroso argomento che lo occupa. Io mi associo con tutto il cuore alle parole di rimpianto pronunciate per Diomede Pantaleoni. Per lui l'Italia, già più volte dolorosamente colpita in breve volgere di tempo, ha fatto di nuovo una grave perdita.
    Diomede Pantaleoni fu un cooperatore onesto, modesto, infaticabile dell'unità nazionale: tutta la sua vita si è riassunta in queste due parole: patria e scienza. In questo Alto consesso era il veterano della scienza e del patriottismo; alla scienza ed alla patria egli dedicò tutte le ore, direi quasi tutti gl'istanti della sua vita. La sua attività era insuperabile; la sua costanza non poteva trovare confronti più lodevoli. Il Governo si associa al Senato nel lutto per una tanta perdita, lutto che è della nazione intera. E noi auguriamo che la nazione, e singolarmente le nuove generazioni, ascoltino le parole con le quali un altro veterano chiuse il suo discorso; che, cioè, esse prendano ad esempio l'amore della patria e della libertà degli uomini che hanno fondata questa nostra patria, e non tra gli ultimi quello di Diomede Pantaleoni.
    Voci. Benissimo!
    PRESIDENTE. I signori senatori avranno, spero, ricevuto l'avviso per le onoranze funebri del compianto nostro collega; per conseguenza, la seduta che avrà luogo domani sarà levata alle ore quattro, affinché tutti i senatori possano prender parte alle esequie.

    Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 4 maggio 1885.

Ringraziamenti:Dott.ssa Alessandra Sfrappini Direttrice della Biblioteca "Mozzi Borgetti" di Macerata
Dott. Renato Pagliari ufficio informazioni bibliografiche della Biblioteca "Mozzi Borgetti" di Macerata


Attività 1656_Pantaleoni_Diomede_IndiciAP.pdf1656_Pantaleoni_Diomede_IndiciAP.pdf