SENATO DELLA REPUBBLICA

    XIV LEGISLATURA    

Giovedì 30 giugno 2005

832ª e 833ª Seduta Pubblica


 

ORDINE DEL GIORNO
alle ore 9,30
I. Discussione congiunta dei documenti:

1. Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l’anno finanziario 2003 (Doc-VIII n. 9)
2. Progetto di bilancio interno del Senato per l’anno finanziario  2005 (
Doc-VIII n. 10)

– Relatore Azzollini.

II. Comunicazioni del Governo sulla vicenda del cittadino egiziano Abu Omar (alle ore 13)

alle ore 16
Interpellanze e interrogazioni (testi allegati)
INTERROGAZIONE SULLA CRISI ECONOMICA
DELL’ALTO MILANESE

        (3-02115)(18 maggio 2005) SERVELLO. – Ai Ministri delle attività produttive e del lavoro e delle politiche sociali. – Premesso che:

            l’Alto Milanese è da tempo al centro di una seria e drammatica crisi economica che coinvolge migliaia di famiglie, a causa della chiusura e del ridimensionamento delle piccole e medie aziende da sempre fonte di benessere per una delle maggiori zone produttive italiane;
            negli ultimi dieci anni il solo settore dell’industria tessile, polo trainante dell’economia delle provincie di Milano, Como e Varese, ha perso 50.000 addetti, mentre attualmente nelle stesse provincie e nel medesimo settore sono a rischio altri 10.000 posti di lavoro;
            di particolare gravità si presenta la situazione di Abbiategrasso, dove i 250 lavoratori dello stabilimento Iar-Siltal, che pure avevano accettato il logorante trasferimento a Ticineto (Alessandria), sono stati posti anch’essi in cassa integrazione ordinaria, il tutto nel timore che l’amministrazione controllata cui sarà sottoposta la Iar-Siltal non riesca, nell’anno di attività concessale, a salvare il futuro dei 1.300 dipendenti della fabbrica;
            non meno grave è la crisi che coinvolge le aziende Tosi ed Electrolux di Legnano, centro produttivo di eccellenza dell’Alto Milanese, che, unitamente ad Abbiategrasso e Magenta, negli ultimi due anni ha perso 1.985 posti di lavoro, mentre 1.952 lavoratori sono in cassa integrazione e 625 in mobilità;
            questa gravissima situazione occupazionale e la mancanza di commesse ha costretto alla chiusura numerose piccole aziende artigianali, con il conseguente licenziamento di 154 lavoratori,
        si chiede di sapere:
            se rientri tra gli intendimenti del Governo attivare opportune misure, in collaborazione con le autorità amministrative locali, al fine di incentivare la creazione di nuove opportunità di lavoro come ad esempio, con riferimento ad Abbiategrasso, la creazione di un nuovo Polo universitario e l’apertura di una unità del Consorzio «Milano Ricerche». Si sottolinea la necessità di avviare progetti di ricollocamento dei lavoratori attualmente in cassa integrazione guadagni oppure posti in mobilità e in comprensibile ansia per il futuro proprio e delle proprie famiglie, progetti tali da favorire il loro rientro sul mercato del lavoro;
            se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno intervenire presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti affinché siano cancellate le multe inflitte ai lavoratori pendolari della linea Milano-Novara per avere essi aderito allo «sciopero dei biglietti» in segno di protesta per le gravissime carenze e gli inaccettabili ritardi del trasporto ferroviario su quella linea, strategica per i lavoratori dell’Alto Milanese.

 


INTERPELLANZA CON PROCEDIMENTO ABBREVIATO, AI SENSI DELL’ARTICOLO 156-BIS DEL REGOLAMENTO, SULLA PROMOZIONE ALLA QUALIFICA DI DIRIGENTE DI ALCUNI FUNZIONARI DI POLIZIA INDAGATI PER I FATTI DEL G8 DI GENOVA

        (2-00738 p.a.)(22 giugno 2005) MALABARBA, DALLA CHIESA, SALVI, RIPAMONTI, FALOMI, ACCIARINI, CASTELLANI, PASQUINI, LIGUORI, SODANO Tommaso, TOGNI, MARTONE, CAMBURSANO, ZANCAN, VITALI, FLAMMIA, BONAVITA, BISCARDINI, ROTONDO, DI GIROLAMO, BRUNALE, PIZZINATO, GRUOSSO, DI SIENA, VISERTA COSTANTINI, GARRAFFA, BRUTTI Paolo, DATO, BARATELLA, BATTAGLIA Giovanni, FASSONE, FORMISANO, DONATI, MACONI, BEDIN, COVIELLO, DE ZULUETA, Baio Dossi, MAGISTRELLI, LONGHI, ZAVOLI, TESSITORE, DETTORI, MONTICONE, STANISCI, PAGLIARULO, BONFIETTI, CORTIANA, PETERLINI, BOCO, DE PETRIS. – Al Ministro dell’interno. – Premesso che:

            il 13 giugno 2005 il Consiglio d’amministrazione per il personale della Polizia di Stato ha promosso 13 funzionari alla qualifica di dirigente superiore e 60 alla qualifica di primo dirigente, con decorrenza retrodatata al 1º gennaio 2005;
            tra i 13 promossi alla qualifica di dirigente superiore figura il dottor Vincenzo Canterini e tra i 60 nuovi primi dirigenti il dottor Alessandro Perugini;
            tali promozioni, benché sostanzialmente discrezionali e al di fuori di qualsiasi procedura concorsuale (eccezion fatta per il 20 per cento dei primi dirigenti), avvengono sulla base di scrutini per i quali l’Amministrazione dell’Interno e il Dipartimento di pubblica sicurezza fissano, periodicamente, appositi «Criteri»;
            il dottor Canterini è stato rinviato a giudizio dinanzi al Tribunale di Genova, insieme ad altri 28 funzionari della Polizia di Stato, nel procedimento n. 14525/01 RGNR per concorso nei reati di falso ideologico, calunnia e lesioni personali aggravate per i fatti avvenuti la notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, in occasione del vertice G8, presso l’istituto scolastico Diaz-Pertini di via Cesare Battisti, dove circa 200 agenti di polizia in larga parte alle dipendenze del dottor Canterini, all’epoca comandante del Reparto mobile di Roma, fecero irruzione e commisero gravi violenze nei confronti di 93 persone che vennero arrestate sulla base di prove di cui la magistratura ha ampiamente accertato la manipolazione;
            il dottor Perugini, all’epoca funzionario della Digos genovese, è noto alle cronache per la partecipazione al pestaggio di un manifestante minorenne davanti alla Questura di Genova, durante la manifestazione contro il G8 del 20 luglio 2001, episodio per il quale è stato rinviato a giudizio, dinanzi al Tribunale del capoluogo ligure, nel procedimento n. 13626/01 RGNR, per concorso in lesioni aggravate nonché falso ideologico e calunnia in relazione ad alcuni arresti di dimostranti eseguiti nel medesimo contesto;
            il dottor Perugini è stato anche rinviato a giudizio, insieme ad altri 44 appartenenti alla Polizia di Stato, alla Polizia Penitenziaria e all’Arma dei Carabinieri, nel procedimento n. 13082/01 RGNR, per concorso nei reati di abuso d’ufficio, abuso d’autorità su arrestati, violenza privata e lesioni personali, tutti variamente aggravati «per aver commesso il fatto su persone in condizioni di minorata difesa», poiché era il responsabile della Polizia di Stato nel sito penitenziario provvisorio che venne istituito nella caserma di Genova-Bolzaneto sede del VI Reparto mobile, dove furono commessi abusi d’ogni sorta e violenze ai danni dei manifestanti arrestati durante le manifestazioni del 20 e 21 luglio 2001;
            il comportamento delle forze dell’ordine al G8 di Genova, l’uccisione di Carlo Giuliani da parte di un carabiniere e i drammatici fatti della scuola Diaz e di Bolzaneto sono stati oggetto di pesanti critiche dalla cultura democratica del nostro paese, apparse sulla stampa del mondo intero, nonché di ripetuti interventi di Amnesty International e di riservate raccomandazioni del Comitato parlamentare di prevenzione della tortura, nonché di buona parte dei lavori del Comitato parlamentare d’indagine istituito nell’estate del 2001;
            lo stesso Comitato parlamentare poté valutare le relazioni degli ispettori inviati a Genova dai vertici della polizia e in particolare le conclusioni del dottor Pippo Micalizio che si occupò del
blitz alla Diaz e, fin dalla relazione consegnata il 31 luglio 2001, il Capo della Polizia, prefetto Gianni De Gennaro, promosse una serie di procedimenti disciplinari a carico dei funzionari, successivamente indagati e rinviati a giudizio dalla magistratura, e indicò particolari responsabilità a carico del dottor Canterini in qualità di comandante del VII nucleo sperimentale antisommossa del I Reparto mobile della Polizia di Stato al quale appartenevano, secondo gli accertamenti fin qui condotti della magistratura, gran parte degli agenti che presero parte ai pestaggi, non identificabili in quanto indossavano casco protettivo ed erano quasi tutti travisati con il fazzoletto sul viso (come si legge, da ultimo, nell’ordinanza di archiviazione depositata il 15 giugno 2005 dalla giudice per le indagini preliminari Lucia Vignale);
            subito dopo il G8 il VII nucleo venne sciolto, sia pure senza formali atti pubblici, così come era avvenuta la sua costituzione, per le specifiche esigenze del vertice di Genova, all’interno del Reparto mobile di Roma;
            in varie occasioni, secondo la stampa, per decisione dei vertici della polizia che sembravano così dare atto dell’inadeguatezza del funzionario, il dottor Canterini venne escluso dalla diretta gestione del personale del Reparto di cui è rimasto comandante fino all’aprile 2004, in particolare in relazione a rilevanti servizi di ordine pubblico come ad esempio il Social forum europeo di Firenze del novembre 2003 e alcuni altri eventi;
            il dottor Perugini a seguito del G8 del luglio 2001 non ha più prestato servizio presso la Digos di Genova, evidentemente perché il Dipartimento di pubblica sicurezza ha riconosciuto, se non altro, che non era opportuno mantenerlo all’interno di un ufficio nel quale il funzionario aveva lavorato per diversi anni;
            il dottor Canterini in più di un’occasione ha avuto modo, sulla stampa, di lamentare la sua condizione di «capro espiatorio» della vicenda Diaz; in particolare, nel gennaio 2003, è arrivato a formulare accuse e velate minacce nei confronti di colleghi e superiori in relazione a quanto avvenne nella scuola, chiedendo tra l’altro l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta con pieni poteri inquirenti, per esempio nell’intervista a «Il Manifesto» del 16 gennaio 2003, nella quale accusava «la catena di comando che ha progettato e fatto eseguire la perquisizione alla scuola Diaz», e in quella concessa al «Secolo XIX» del 30 gennaio 2003, nella quale il funzionario aggiungeva, tra l’altro, che «la catena di comando era fatta di papaveroni. Io cosa c’entro in tutto quello che hanno deciso? In polizia contano i gradi e alla Diaz c’erano pezzi da novanta. Tutti o quasi provenienti dal mondo delle squadre mobili, dal mondo del capo della polizia Gianni De Gennaro... E i capi si mantenevano in contatto con Roma, prima, durante e dopo»;
            la promozione del dottor Canterini, a giudizio degli interpellanti, può dunque essere interpretata come una sorta di ricompensa al funzionario per la sua scelta di non procedere oltre nelle accuse ai superiori e agli stessi vertici della polizia,
        si chiede di sapere:
            quali siano i «Criteri» adottati dal Consiglio di amministrazione per il personale della Polizia di Stato per le promozioni disposte il 13 giugno 2005;
            quali valutazioni abbiano permesso di applicare tali «Criteri» alle figure dei funzionari Canterini e Perugini, rinviati a giudizio per reati di falso, calunnia e lesioni personali commessi nell’esercizio delle loro funzioni di polizia, preferendoli a centinaia di primi dirigenti che non saranno mai promossi dirigenti superiori e di vicequestori aggiunti che non saranno mai promossi primi dirigenti.

 


INTERPELLANZA SULLA TUTELA
DELLE ACQUE DEL GOLFO DI POLICASTRO

        (2-00593)(15 luglio 2004) BOREA, MONCADA, DANZI, MELELEO. – Ai Ministri dell’ambiente e per la tutela del territorio e della salute. – Premesso che:

            ormai da diverse settimane nel golfo di Policastro sono visibili rifiuti solidi di diversa natura gallegianti sullo specchio marino;
            l’acqua ha assunto una colorazione verde, probabilmente per effetto della reazione prodotta sulla flora marina (microrganismi vegetali ed alghe) dalle sostanze versate in mare;
            l’emergenza rifiuti ha provocato il riutilizzo di discariche comunali non recintate e non controllate, in particolare nella provincia di Salerno, ormai all’attenzione degli organi di stampa dopo il deprecabile blocco ferroviario di Montecorvino Rovella;
            in alcuni comuni del Cilento, territorio del Parco nazionale, quali Caselle in Pittari e Sanza, risulta inadeguato ed inefficiente il sistema di depurazione, riversando – pare – nel fiume Bussento liquami e acque non depurate;
            il golfo di Policastro è da considerarsi patrimonio paesaggistico e marino di rilevanza nazionale;
            anche nell’anno 2004 Sapri ha ottenuto la bandiera blu, prestigioso riconoscimento che non può essere mortificato dalla constatazione della situazione attuale da parte dei molti turisti, che possono non trovare conveniente permanere nelle località balneari della zona;
            i responsabili dell’ASL SA/3 non risultano aver avviato alcuna utile iniziativa, neppure tesa ad un maggiore controllo e ad una repressione di abusivi smaltimenti di rifiuti solidi,
        si chiede di sapere se si intenda assumere iniziative per individuare le cause, le responsabilità e le necessarie e repentine soluzioni per tale grave situazione ambientale e sanitaria che riguarda l’area costiera cilentana della provincia di Salerno.

 


INTERROGAZIONE SULL’INSTALLAZIONE DI ANTENNE PER LE COMUNICAZIONI TRA TELEFONI CELLULARI

        (3-00765)(10 dicembre 2002) BONFIETTI, CHIUSOLI, PASQUINI, VITALI. – Ai Ministri delle comunicazioni e dell’ambiente e per la tutela del territorio. – Premesso che:

            nella città di Bologna, come del resto in altre città italiane, vengono installate – o sono in corso di installazione – numerose antenne per le comunicazioni tra i telefoni cellulari al di fuori del rispetto del principio di precauzione, introdotto nella legislazione italiana dal decreto ministeriale n. 381/1998 per fare fronte a possibili rischi per la salute e che ha fissato come misura di cautela il valore di 6 v/m. Va ricordato che la legge 36/2001 ha successivamente previsto che l’adozione del principio di precauzione comporti anche il raggiungimento di obiettivi di qualità, intesi sia come valori numerici più bassi dei 6 v/m che come criterio di minimizzazione dei rischi da perseguire attraverso l’uso delle migliori tecnologie ed una corretta pianificazione territoriale dei siti. Purtroppo lo schema di decreto attuativo della legge 36/2001 predisposto dall’attuale Governo non fissa obiettivi di qualità, intesi come valori numerici inferiori ai 6 v/m, e per di più risulta in aperto contrasto con le competenze costituzionalmente affidate alle Regioni e agli Enti locali e con quanto previsto dalla stessa legge 36/2001, in quanto sottrae ai Comuni funzioni essenziali in materia di pianificazione e regolamentazione per le installazioni degli impianti, con il conseguente rischio di una proliferazione incontrollata delle antenne;
            come è noto è sempre più diffusa e fondata la preoccupazione per le conseguenze negative sulla salute dei cittadini, in particolare dei bambini, delle onde elettromagnetiche che nel caso in questione sono emesse dal sistema di funzionamento legato alla telefonia cellulare. Non a caso sono in corso ricerche per dare maggiore fondamento scientifico alle preoccupazioni già emerse e per testare gli effetti, con particolare riguardo alla salute dei cittadini, delle onde elettromagnetiche. Tuttavia già ora è possibile stabilire che è necessario adottare un principio di precauzione, la cui adozione porta a ritenere indispensabile evitare una proliferazione incontrollata delle antenne,
        gli interroganti chiedono di sapere:
            se non si ritenga indispensabile correggere immediatamente le bozze dei decreti attuativi della legge 36/2001, anche recependo le osservazioni avanzate dalle Regioni e quindi introducendo adeguati limiti precauzionali di tutela della salute, bloccando le installazioni in corso, o progettate, fino all’emanazione di questi provvedimenti;
            se non si ritenga indispensabile reintrodurre un ruolo attivo dei Comuni in materia di norme urbanistiche da adottare, attraverso un vero e proprio piano regolatore in materia di installazione di antenne come previsto dalla legge 36/2001, modificando quindi l’attuale previsione che prevede un ruolo del Comune di mera contestazione
ex post rivolta al Consiglio dei ministri e che per di più non ne valorizza il ruolo di autorità sanitaria nel territorio;
            se non si ritenga necessario inserire nell’attuale procedura un preciso ruolo delle ARPA che preveda un loro parere obbligatorio preventivo e vincolante sulle installazioni, entro parametri di precauzione e anche di verifica a terra del rispetto delle limitazioni di potenza delle antenne oltre che della potenza installata, prevedendo inoltre i necessari finanziamenti per l’esercizio dei controlli ARPA attraverso il pagamento obbligatorio e preventivo degli oneri da parte di coloro che chiedono di installare nuove antenne;
            se non si ritenga necessario compiere le verifiche previste, oltre che per le nuove installazioni, anche per quelle esistenti, al fine di farle rientrare nei limiti di precauzione previsti;
            se non si ritenga necessario provvedere alle necessarie modifiche normative nella direzione indicata con assoluta urgenza.

 


INTERROGAZIONE SULLA DISCARICA «TERRA» DI PAESE (TREVISO)

        (3-02160)(16 giugno 2005) FAVARO, ARCHIUTTI. – Ai Ministri dell’ambiente e per la tutela del territorio e della salute. – Premesso:

            che la Provincia di Treviso il 21 ottobre 2004 ha dato l’autorizzazione al conferimento di amianto per 460.000 metri cubi nella discarica «Terra» di Paese (Treviso), che si trova in via Baldrocco, la strada che collega Porcellano a Castagnole;
            che la discarica per lo smaltimento di rifiuti contenenti amianto di Paese è la più grande d’Europa ed è situata a poche centinaia di metri dai centri abitati ed a trenta metri dalla trafficatissima strada provinciale n. 100;
            che si tratta di una discarica di seconda categoria, tipo «A», per inerti;
            che l’impianto di smaltimento si inserisce nel tessuto urbano fortemente abitato e che tale ubicazione la rende particolarmente pericolosa per la salute delle persone e dell’ambiente;
            che a Paese vivono 20.000 persone e alcune case si trovano a soli 100 metri dalla discarica, mentre molte altre sono a meno di 400 metri ed un intero quartiere residenziale di nuova edificazione, per il quale è previsto un insediamento umano superiore a 2.000 unità, si trova a meno di un chilometro in linea d’aria dalla discarica;
            che il Comune di Paese ha espresso parere contrario all’attivazione di tale discarica per motivazioni di ordine sanitario e ambientale e ha già presentato ricorso al TAR del Veneto;
            che, da notizie giornalistiche e di agenzie stampa, emergono allarmanti notizie circa l’ipotesi di irregolarità nella valutazione dei parametri relativi alle caratteristiche della barriera arborea contro la dispersione delle microfibre e relative alle modalità di monitoraggio;
            che tale ubicazione e tali notizie giustificano appieno la paura e la preoccupazione dei cittadini,
        si chiede di sapere se non si intenda intervenire per verificare le condizioni di sicurezza della discarica stessa, tenuto conto della natura e della quantità di materiale che si intende scaricare e della vicinanza delle abitazioni e per far sospendere, in attesa di verifica, ogni attività di discarica nel sito in oggetto.