GIUNTA DELLE ELEZIONI
E DELLE IMMUNITÀ PARLAMENTARI
MARTEDÌ 21 SETTEMBRE 1999

205a Seduta
Presidenza del Presidente
PREIONI

La seduta inizia alle ore 14,10.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE
(A008 000, C21a, 0098o)

Il PRESIDENTE comunica che, in data 17 settembre 1999, il Presidente del Senato ha deferito alla Giunta la lettera con la quale il senatore Centaro ha comunicato che nei suoi confronti risulta attualmente pendente presso il Tribunale di Roma un procedimento penale per fatti che, ad avviso dello stesso senatore Centaro, debbono ritenersi insindacabili ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.

INSINDACABILITÀ AI SENSI DELL'ARTICOLO 68, PRIMO COMMA, DELLA COSTITUZIONE

Esame della richiesta di deliberazione avanzata dal senatore Ettore Bucciero, in relazione ad un procedimento disciplinare pendente nei suoi confronti dinanzi al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Bari
(R135 000, C21a, 0097o)

Il PRESIDENTE informa che il senatore Bucciero, con lettera del 26 luglio 1999, ha comunicato al Presidente del Senato che davanti al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati si è avviata una fase prodomica all'apertura di un procedimento disciplinare nei suoi confronti in relazione ad un'interrogazione da lui presentata al Ministro di grazia e giustizia e pubblicata nel resoconto del Senato del 9 luglio 1999, il cui contenuto è stato oggetto di un articolo del quotidiano «La Gazzetta del Mezzogiorno» dello stesso 9 luglio. L'interrogazione ha ad oggetto pretese irregolarità relative alle procedure concorsuali di una società, la Sogeco S.p.A., e in particolare la nomina dell'avvocato Andrea Violante a commissario giudiziale di tale procedura da parte del Presidente del Tribunale di Bari, dottor Saverio Nanna. L'avvocato Violante, avendo ritenuto lesive del suo onore le affermazioni fatte nei suoi confronti nella suddetta interrogazione, ha chiesto al Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Bari l'avvio di un procedimento disciplinare in danno dell'avvocato Ettore Bucciero, senatore in carica.

La Giunta ascolta quindi, ai sensi dell'articolo 135, comma 5, del Regolamento, il senatore Ettore BUCCIERO.

Gli rivolgono domande i senatori PALUMBO, MUNGARI, PELELLA, FASSONE, GRECO e RUSSO.

Congedato il senatore Bucciero, il PRESIDENTE riassume brevemente le questioni emerse dalla discussione.

Il Presidente, accertata quindi la presenza del numero legale, pone in votazione la proposta di ritenere che il fatto, per il quale è in fase di avvio il procedimento disciplinare a carico del senatore Ettore Bucciero, concerne opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricade pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.

La Giunta approva all'unanimità la proposta formulata dal Presidente.

Il senatore Fassone è incaricato di redigere la relazione per l'Assemblea.

VERIFICA DEI POTERI
Comunicazioni del Comitato per l'esame delle cariche rivestite dai senatori in materia di incompatibilità parlamentari
(R019 000, C21a, 0033o)

Il senatore LUBRANO DI RICCO, coordinatore del Comitato per l'esame delle cariche rivestite dai senatori, riferisce sulla richiesta pervenuta al Senato da una Università pubblica, di autorizzazione per l'attribuzione di un corso ufficiale presso la medesima università ad un senatore in carica, ai sensi dell'articolo 58 del D.lgs. n. 29 del 1993, così come modificato dall'articolo 26 del D.lgs n. 80 del 1998, in combinato disposto con l'articolo 1, commi 56-65, della legge n. 662 del 1996. La normativa richiamata concerne il conferimento di incarichi extra-istituzionali ai dipendenti di pubbliche amministrazioni, la cui posizione non è certamente assimilabile a quella dei componenti di un ramo del Parlamento, ai quali sono invece applicabili le normative vigenti in materia di incompatibilità parlamentari. In base a tali normative, la Giunta è chiamata ad accertare la sussistenza di situazioni di incompatibilità in relazione ad incarichi ed uffici effettivamente ricoperti dai senatori, attraverso l'espressione di un giudizio ex post che, se consiste nella dichiarazione dell'incompatibilità, ha come effetto la trasmissione all'interessato dell'invito ad optare tra la carica incompatibile ed il mandato parlamentare.

Sulle osservazioni svolte dal senatore Lubrano di Ricco prende la parola il senatore RUSSO, che sottolinea che è compito della Giunta dichiarare l'incompatibilità delle cariche effettivamente rivestite con il mandato parlamentare, mentre, se si dovesse accogliere la richiesta dell'Università, si formulerebbe in sostanza l'espressione di un parere preventivo all'attribuzione della carica.

Il senatore PELELLA ricorda le difficoltà insorte nel corso dell'approvazione della legge sulla docenza universitaria per definire la fattispecie dell'incompatibilità dell'insegnamento universitario con il mandato parlamentare.

Il senatore MUNGARI osserva che il caso dell'attribuzione di un incarico concernente un corso integrativo, come è quello in esame, è differente dalla questione generale della compatibilità tra il mandato parlamentare e l'ufficio di professore universitario.

Il senatore MISSERVILLE sottolinea a sua volta la diversità tra l'esercizio delle funzioni di professore universitario e lo svolgimento di un incarico a tempo per la conduzione di corsi integrativi presso l'Università.

Il senatore RUSSO esprime l'avviso che la Giunta, essendo stata investita del caso, debba fornire una risposta all'Università che ha sollevato la questione.

Il senatore FASSONE ritiene che debba rispondersi all'Università, facendo presente che il Senato non può che esprime giudizi sulla compatibilità o meno con il mandato parlamentare di incarichi o uffici effettivamente rivestiti.

Il PRESIDENTE osserva che potrebbe inviarsi all'Università una risposta formale nel senso indicato dal senatore Fassone.

La Giunta conviene.

Regione Toscana
(R019 000, C21a, 0034o)

Il senatore PASTORE, relatore per la regione Toscana, riferisce sulla situazione elettorale relativa all'elezione suppletiva svoltasi nel collegio n. 3 di detta regione.
Informa che nessun ricorso è stato presentato in ordine a tale elezione.

La Giunta, accogliendo la proposta formulata in tal senso dal relatore, delibera, all'unanimità, di dichiarare valida l'elezione del senatore Antonio Di Pietro.

Regione Lombardia
(R019 000, C21a, 0035o)

Il senatore MISSERVILLE, relatore per la regione Lombardia, riferisce sulla situazione elettorale di detta regione ricordando che sono pervenuti alcuni ricorsi elettorali.
Informa che il ricorso del candidato Marcello Staglieno, presentatosi nel collegio n. 15 per il Polo per le libertà e risultato quarto dei non eletti nella quota proporzionale, ha ad oggetto la proclamazione del senatore Maconi nella quota uninominale, e segnala alcune presunte irregolarità nella pubblicazione dei manifesti elettorali nonché presunte anomalie dei risultati elettorali.
Il relatore fa presente che dai controlli generali preliminari dei dati elettorali risulta confermata la posizione del candidato Staglieno come secondo nella graduatoria per il collegio uninominale e di quarto dei candidati non eletti per la graduatoria del gruppo elettorale del Polo per le libertà nella quota proporzionale.
Il candidato Staglieno lamenta che la confusione determinatasi a seguito della differenza, nell'ordine della successione numerica dei candidati in Lombardia per i vari gruppi politici, tra il manifesto elettorale e le schede elettorali ha indotto i componenti dei seggi elettorali ad attribuire erroneamente, nei verbali sezionali, al candidato della Lega Nord i voti espressi a favore del candidato del Polo per le libertà.
Dal riscontro effettuato in sede di controllo non risultano però elementi che suffraghino i dubbi del ricorrente. Dal raffronto effettuato sulle sezioni da lui indicate, è risultato che in pochissimi casi il candidato della Lega Nord ha conseguito nella sezione un numero di voti superiore a quello del candidato del Polo per le libertà, vale a dire dello stesso Marcello Staglieno. Con la conseguenza che da uno scambio nell'attribuzione dei voti il candidato Staglieno non avrebbe che a ricevere danno.
Quanto all'altro argomento del ricorso, attinente all'erroneo annullamento di voti a danno dello stesso Staglieno, si fa presente che dai verbali sezionali non risultano contestazioni tali da far sorgere dubbi sul corretto operare dei componenti dei seggi. Inoltre, si segnala che le percentuali di annullamento dei voti nei collegi della Lombardia sono fra loro molto simili, oscillando dal 2 per cento al 3 per cento, con la conseguenza che, secondo quanto è dato prevedere, le possibilità di recupero di schede valide giocano in misura simile sia a favore del candidato Staglieno sia a favore degli altri candidati del Gruppo del Polo per le libertà.
Infine, le prove di resistenza condotte con i consueti criteri indicano che il candidato Staglieno è fortemente distaccato dai candidati che lo precedono,
Appare pertanto assai lontana la possibilità che dal riesame delle schede nulle possano conseguire esiti favorevoli al candidato Staglieno: pertanto, si ritiene che non possano essere accolte le istanze formulate dal suo ricorso.
Il ricorrente Giampiero Beccaria, candidato per il Polo per le Libertà nel collegio n. 29, risultato secondo in quota uninominale dopo l'eletto senatore Tullio Montagna del Gruppo L'Ulivo, adduce che per soli 283 voti non è stato proclamato eletto, a fronte di un totale di oltre 4.000 voti nulli. Tale dato risulta erroneo, in quanto tra l'eletto Montagna e il candidato Beccaria la differenza è di 4.007 voti, mentre il totale di voti annullati nel collegio è pari a 5.235. Si tratta di un distacco assai elevato, non recuperabile attraverso la revisione delle schede, né risulta dai verbali elettorali che siano sorte contestazioni rilevanti sui criteri seguiti per l'annullamento delle schede e dei voti.
Il relatore rileva quindi che, quanto alla posizione del candidato Beccaria nella graduatoria per la quota proporzionale, questi si colloca come primo dei non eletti dopo il senatore Bucci. Dalle prove di resistenza risulta che al candidato Beccaria occorrerebbe recuperare 499 voti validi per superare l'eletto Bucci. Si tratta di un distacco ritenuto dalla Giunta, sulla base dei precedenti, troppo elevato per determinare la revisione delle schede.
Si ritiene quindi che il ricorso del candidato Beccaria non possa essere accolto.
Il ricorso del signor Ugo Sarao attiene all'esclusione della candidatura del Gruppo denominato «Pensioni e Lavoro», a causa della dichiarata irregolarità, da parte del Ministero dell'Interno, del contrassegno composito di tale gruppo. Il ricorrente ha già attivato tutti i possibili tipi di impugnazione previsti dalla legge elettorale in ordine alle decisioni sull'esclusione delle candidature. Egli ha infatti proposto ricorso all'Ufficio centrale elettorale presso la Corte di Cassazione, che ha respinto tale ricorso con decisione del 17 marzo 1996, in quanto ha dichiarato corretta la decisione del Ministero dell'Interno che ritiene possibile la confusione da parte dell'elettore tra il simbolo adottato dal Gruppo «Pensioni e Lavoro» ed altri contrassegni, presentati da diversi gruppi elettorali in data anteriore.
Successivamente il signor Sarao ha presentato un esposto al Capo dello Stato, in data 24 marzo 1996, lamentando l'esclusione della propria lista. In ordine a tale esposto la Prefettura di Milano ha rilevato, con decisione del 3 maggio 1996, che esso non può configurarsi come ricorso straordinario al Capo dello Stato inteso quale rimedio amministrativo o paragiustiziale contro un provvedimento amministrativo che si desume inficiato da vizi di legittimità. Infatti, secondo la suddetta Prefettura, in primo luogo oggetto di un ricorso straordinario deve essere un provvedimento amministrativo mentre la decisione dell'Ufficio elettorale centrale presso la Corte di Cassazione contro la quale l'esposto si rivolge si configura, secondo la giurisprudenza della stessa Cassazione, come deliberazione adottata da un organo straordinario, temporaneo e decentrato, di quegli stessi organi legislativi ai quali spetta il giudizio definitivo sulle elezioni, in base all'articolo 66 della Costituzione, oppure si configura, secondo una soluzione proposta da parte della giurisprudenza amministrativa, come atto di esercizio di una giurisdizione, non impugnabile attraverso rimedi di natura amministrativa o paragiustiziale.
Il signor Sarao ha poi proposto una serie di ricorsi presso gli organi di giustizia amministrativa chiedendo l'annullamento delle decisioni prese dagli uffici elettorali nei suoi confronti.
Tali organi hanno respinto le istanze presentate dal signor Sarao, dichiarando la propria carenza di giurisdizione in ordine alla materia oggetto del ricorso.
Con riferimento al ricorso proposto dal signor Sarao al Senato, si fa presente che la Giunta, in precedenti decisioni- ad esempio, per la corrente legislatura, l'approvazione della relazione riguardante la convalida delle elezioni svoltesi nella regione Molise - ha ritenuto che è assai dubbio che la competenza degli organi parlamentari si estenda ai ricorsi afferenti la presentazione delle candidature, essendo nella medesima materia previsti dalla legge elettorale una serie di rimedi e di meccanismi di impugnazione. La Camera dei deputati ha confermato nella corrente legislatura la propria costante giurisprudenza, in base alla quale esula dalla competenza della Giunta delle elezioni l'esame di questioni attinenti l'ammissione o l'esclusione delle candidature.
Nel caso delle lamentele addotte dal signor Sarao, una pluralità di organi si è pronunciata in proposito e la Corte di Cassazione ha ritenuto che sono corrette le motivazioni in base alle quali il Ministero dell'Interno ha dichiarato inammissibile il contrassegno del Gruppo «Pensioni e Lavoro».
Il ricorrente solleva altresì l'eccezione di incostituzionalità, in rapporto all'articolo 113 della Costituzione, in ordine all'articolo 87 del D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 (T.U. delle leggi per l'elezione della Camera dei deputati), nella parte in cui tale articolo, che riserva alla Camera dei deputati la convalida delle elezioni, non prevede o non consente la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi in materia di presentazione delle candidature dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria, non potendosi, ad avviso del ricorrente, ritenere organo giurisdizionale l'Ufficio centrale nazionale presso la Corte di Cassazione, o dinanzi agli organi di giustizia amministrativa. Si osserva in proposito che la fase del controllo generale preliminare dei risultati elettorali non è equiparabile ad un giudizio, nell'ambito del quale soltanto può essere sollevata la questione di costituzionalità da sottoporre alla Corte costituzionale. La natura di giudizio è invece riconosciuta alla diversa fase, solo eventuale, attinente alla contestazione della elezione, nel corso della quale si svolge un'udienza pubblica e le parti sono assistite da difensori. Il senatore Misserville fa presente che con ordinanza n. 403 dell'11 gennaio 1996, pubblicata sulla G.U. n. 29 del 21 luglio 1999, il T.A.R. Lazio ha sollevato d'ufficio dinanzi alla Corte costituzionale la questione di legittimità costituzionale degli articoli 16, quarto comma, e 87 del D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 in combinato disposto tra loro per contrasto con gli articoli 25, 113 e 66 della Costituzione, nella parte in cui l'articolo 16 citato non prevede la possibilità di azione giudiziaria nei confronti della decisione emessa dall'ufficio centrale nazionale sull'opposizione proposta contro il provvedimento del Ministero dell'interno che ricusa un contrassegno elettorale, presentato per le elezioni politiche, e nella parte in cui l'articolo 87 summenzionato attribuisce alla Camera dei deputati la giurisdizione per tutte le controversie attinenti alle operazioni elettorali, comprese quelle relative alla fase della presentazione delle candidature. Le considerazioni poste dal signor Serao in ordine alle vigenti leggi elettorali saranno pertanto oggetto di specifico giudizio della Corte costituzionale.
Per i motivi suaccennati, non si ritiene di dover accogliere le istanze proposte dal ricorrente Sarao.

La Giunta, accogliendo le proposte del relatore, con la sola astensione del senatore Bruni, eletto nella regione, delibera quindi, con separate votazioni:

a) di respingere il ricorso del candidato Staglieno;
b) di respingere il ricorso del candidato Beccaria;
c) di respingere il ricorso del signor Sarao.
d) di dichiarare pertanto valida l'elezione di tutti i senatori proclamati eletti nella regione e cioè: Bergonzi, Bernasconi, Besostri, Borroni, Bruni, Bucci, Caruso Antonino, Castelli, Contestabile, Cortiana, De Corato, Dolazza, Duva, Elia, Gnutti, Lasagna, Maconi, Manara, Mantica, Miglio, Montagna, Pardini, Pellicini, Peruzzotti, Pianetta, Piatti, Piloni, Pizzinato, Provera, Rescaglio, Ripamonti, Rizzi, Rossi, Rotelli, Scognamiglio Pasini, Servello, Smuraglia, Speroni, Squarcialupi, Tabladini, Tirelli, Toia, Tomassini, Travaglia, Vertone Grimaldi, Wilde e Zilio.

La seduta termina alle ore 15,10.